IL RAPPORTO FINALE DELL’IMC CHIUDE SOLO UN CAPITOLO DELLA STORIA PER LA PACE

L’Independent Monitoring Commission (IMC) sta abbandonando la scena dopo sette anni. Brian Rowan fa una valutazione sul suo lavoro e sulla sua eredità (9 marzo 2011)

Nei prossimi giorni, l’Independent Monitoring Commission (IMC) finirà di scrivere la sua storia in merito al proprio ruolo nel processo di pace.
Non sarà uno dei soliti rapporti sulle attività paramilitare ma uno sguardo agli anni passati e al proprio lavoro, iniziato nell’aprile 2004.
La commissione aveva alcune funzioni chiave – tra cui stilare rapporti sulle attività in corso dei gruppi paramilitari e sulla normalizzazione della sicurezza.
Mentre saliva in scena, ci fu detto: “L’obiettivo della commissione è di compiere le sue funzione con un occhio alla promozione della transizione verso una società pacifica e stabile, e ad un governo congiunto devoluto al Nord Irlanda.”
Quel primo rapporto parlava di un pestaggio e del rapimento di un uomo a Belfast – un incidente che la commissione disse essere opera del Provisional IRA“.
Questo è solo un esempio delle tante occasioni in cui è stato chiesto all’IMC di etichettare un certo particolare incidente: l’IRA e la rapina alla Northern Bank, l’ UVF e l’uccisione di Bobby Moffett. In quei rapporti, la commissione si basava su informazioni fornite dalla polizia.
In altri rapporti, in cui si suggeriva che la rinuncia alla lotta armata dell’IRA non consisteva anche nella distruzione di tutte le armi, l’IMC aveva citato un documento d’Intelligence stilato dal Servizio di Sicurezza (MI5).

I repubblicani hanno scaricato la commissione come cassa di risonanza per i burocrati della sicurezza. I membri della commissione ridevano di quel criticismo – Lord Alderdice, Dick Kerr, John Grieve e Joe Brosnan. Si diceva addirittura che, dopo una critica di Martin McGuinness, uno di loro si fece fare una T-shirt che citava la descrizione di McGuinness di loro, quali “tre spettri e un Lord”. Anche i Lealisti obiettarono per essere stati sotto il riflettore della commissione. Ma il lavoro dell’IMC non era solo fare rapporti su specifici incidenti e attribuirli a un gruppo repubblicano o lealista. A volte, spiegavano anche la realtà della transizione dal conflitto alla pace.
Perché non era possibile che una organizzazione smantellasse semplicemente il proprio arsenale e sparisse, serviva una leadership – nel caso dell’IRA, un consiglio dell’esercito – per occuparsi del cambiamento. Nessuna magia avrebbe fatto sparire quei gruppi nello stesso momento.
Questa spiegazione delle complessità di una transizione era parte del lavoro della commissione. Nei prossimi giorni, quando presenterà il rapporto – un commiato – creerà un dilemma per i governi Inglese e Irlandese.
Un’altra delle commissioni per la pace – l’Independent International Commission on Decommissioning (IICD) – non ha ancora abbandonato la scena, anche se IRA, INLA e i principali gruppi lealisti sono giunte alla decommissioning.
L’ultimo rapporto dell’IICD dovrebbe contenere l’inventario – somme e numeri dello smatellamento degli armamenti.
Ma le cifre potrebbero non corrispondere a quelle che le forze di sicurezza e l’intelligence attribuiscono agli arsenali dei paramilitari e questo porterà a delle domande.
Quindi, non appena i governi avranno l’ultimo rapporto dell’IMC, ci si aspetterà un documento da parte dell’IICD. L’uno è molto più difficile dell’altro – e lascerà dubbi in sospesi.
Mentre l’IMC si presenta a fare il proprio inchino, il governo distaccato è ora molto più stabile.
L’IRA si è dissolta sullo sfondo, anche se ancora c’è lavoro da fare perché i gruppi lealisti dimostrino il loro impegno per la pace e la minaccia dei dissidenti repubblicani è considerata “seria”.

(Traduzione a cura di Valentina Prencipe)

Final IMC report ends but one chapter in peace story (Belfast Telegraph)
The Independent Monitoring Commission is leaving the stage after seven years. Brian Rowan assesses its work and legacy
Over the next number of days, the Independent Monitoring Commission (IMC) will finish writing its story on its role in the peace process.
This will not be one of its usual reports on paramilitary activity but a look back over the years of its work since its first report that dates back to April 2004.
The commission had several key functions – among them to report on the continuing activities of paramilitary groups and to report on security normalisation.
As it stepped onto the stage, we were told: “The objective of the commission is to carry out [its functions] with a view to promoting the transition to a peaceful society and stable and inclusive devolved government in Northern Ireland.”
That first report gave an assessment of a beating and abduction of a man in Belfast – an incident the commission said had been “planned and undertaken by the Provisional IRA”.
This is only one example of those many occasions when the IMC was asked to put a label on a particular incident: the IRA and the Northern Bank robbery, the UVF and the killing of Bobby Moffett. In these assessments, the commission relied on information provided by the police.
And in other reports, which suggested that decommissioning by the IRA did not add up to the destruction of all weapons, the IMC was reporting an intelligence assessment from the Security Service (MI5).
Republicans dismissed the commission as a kind of loudspeaker for the securocrats. That criticism was more or less laughed off by the commissioners – Lord Alderdice, Dick Kerr, John Grieve and Joe Brosnan.
There is even a suggestion that, after a particular criticism by Martin McGuinness, one of them had a T-shirt made quoting the McGuinness description of them as “three spooks and a Lord”. Loyalists also objected when they were under the commission’s spotlight. But there was more to the work of the IMC than just reporting on specific incidents and attributing them to the different republican and loyalist groups. At times, they also explained the reality of a transition out of conflict and towards peace.
Why it was not possible for organisations to simply dismantle and disappear, why they needed a leadership – in the IRA’s case, an army council – to manage a change process. There was no magic wand that was going to make those groups disappear; process equals time.
This explanation of the complexities of a transition was also part of the commission’s work. In the days ahead, when it presents its report – its valedictory – it will create something of a dilemma for the British and Irish governments.
Another of the peace commissions – the Independent International Commission on Decommissioning (IICD) – has not yet left the stage, even though the IRA, INLA and the main loyalist groups have gone as far as they are going with decommissioning.
The last report by the IICD is meant to contain an inventory – the sums and numbers of decommissioning.
But that adding-up may not match the figures in the security and intelligence assessments of the different paramilitary arsenals and that will bring some questions.
So, as soon as the governments have that last report from the IMC, there will be an expectation that an IICD document should also be published. One is more difficult than the other – the one that will leave lingering doubts.
As the IMC prepares to take its bow, the devolved government is now much more stable.
The IRA has melted into the background, though there is work still to be done by the loyalist groups to prove their commitment to the peace and the dissident republican threat is assessed as ‘severe’.

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