OMICIDIO SAM MARSHALL, LA FAMIGLIA VUOLE UN’INCHIESTA SULLA COLLUSIONE

Pubblicati oggi i risultati di una nuova indagine che dopo vent’anni getta nuova benzina sulle accuse di collusione delle forze armate britanniche con i paramilitari lealisti: sul luogo dell’agguato in cui perse la vita Sam Marshall c’erano otto soldati sotto copertura

In uno dei tanti, troppi casi in cui la collusione non è mai stata riconosciuta, la famiglia di Sam Marshall torna ad insistere perché vengano aperte nuove indagini: perché alla stazione di polizia di Antrim dove i paramilitari lealisti dell’UVF aprirono il fuoco su di lui e altri due repubblicani – tra cui Colin Duffy – c’erano otto soldati britannici sotto copertura a bordo di una Maestro rossa, e l’auto dei repubblicani era una delle più controllate. Eppure, nessuno fermò i killer, e su quell’agguato non c’è mai stata un’inchiesta, solo ‘un’investigazione della polizia’ che ha portato alle recenti rivelazioni, ma mai all’identificazione e all’arresto dei killer.
Dopo il rifiuto dell’HET di riaprire un’indagine sul caso, le parole del fratello di Sam Marshall non hanno bisogno di precisazioni: “Speravano che scomparissimo, ma no importa se dovranno passare altri ventidue anni, noi saremo ancora lì a combattere”. All’inchiesta dell’HET i familiari hanno troppo da rimproverare: prima di tutto, è troppo basata sull’indagine originaria del RUC, sostengono, il che ha portato inevitabilmente all’escludere la possibilità della collusione; ma i punti di contestazione sono numerosi:
1) Come facevano i killer a sapere quando i repubblicani avrebbero lasciato la stazione di polizia?
La famiglia ha sempre affermato che i tre repubblicani si recassero alla stazione in orari stabiliti in precedenza e noti solo a loro stessi, ai loro avvocati e alla polizia. Ora, si sa che nei mesi precedenti all’agguato in quattro occasioni i soldati britannici li seguirono. La notte dell’omicidio, c’erano due soldati con equipaggiamento di videosorveglianza per monitorare i movimenti dei repubblicani. Tuttavia, l’HET ha stabilito che non ci siano prove sufficienti ad affermare che sia stato il RUC a fornire le informazioni ai killer, perché questi ultimi avrebbero potuto sorvegliare loro stessi le vittime.
2) Perché l’operazione di sorveglianza?
Lo Special Branch del RUC si servì delle truppe sotto copertura, eppure l’HET ha rivelato che tentò di negare l’esistenza di un’effettiva operazione di sorveglianza rilasciando dichiarazioni “fuorvianti o incomplete”. Poi, nel 1993, un agente del RUC che tre anni prima aveva investigato sull’omicidio Marshall si è trovato a rispondere, in tribunale per un caso non correlato, ad un interrogatorio incrociato, nel quale indicò la Maestro come un veicolo dell’intelligence militare, negando tuttavia che fosse Marshall l’oggetto della sorveglianza. L’HET ha dichiarato di poter “inequivocabilmente riconoscere” che i tre repubblicani fossero sotto sorveglianza, ma ha aggiunto che era “legittimo sorvegliare chi era sospettato di attività paramilitare”.
3) Il 13 febbraio il RUC ricevette minacce di morte contro sei uomini incluso Marshall, ma lui non ne fu informato fino al 1 marzo, sei giorni prima dell’agguato. Perché?
In quel momento, Lord Stevens, ex commissario della Metropolitan Police, stava investigando su accuse contro le forze di sicurezza, che si riteneva stessero passando informazioni su sospetti repubblicani alle gang lealiste.
La minaccia ricevuta diceva: “Dite a Stevens che abbiamo un bel numero di f*****i nomi e ne faremo fuori uno questo weekend”.
Il RUC non informò i soldati del pericolo che minacciava Marshall, e i soldati diedero testimonianza di “aver perso di vista i repubblicani” durante la sparatoria, e di “non essere intervenuti per paura fosse un attacco, trattandosi di una zona repubblicana”. In seguito, hanno dichiarato di aver seguito i killer perdendone le tracce, ma la famiglia insiste nell’affermare che abbiano seguito invece strade secondarie, mentre testimoni civili affermano di aver avvistato l’auto dei killer.
La famiglia non si arrende: qui lo statement rilasciato ieri.

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