30 GENNAIO 2011. CALA IL SIPARIO SULLA BLOODY SUNDAY

L’emozione e le immagini di una giornata ‘storica’ per tanti aspetti che ha unito una folla immensa da Creggan a Guildhall

Un serpentone di persone ha disceso la collina partendo da Creggan sino alla Guildhall. Nemmeno i media sono riusciti a quantificare le presenze se non con un approssimativo ‘decine di migliaia di persone’. Chi vi scrive e coloro con le quali ha condiviso questa esperienza, azzarda un numero che potrebbe essere vicino a 30.000.
A chi mi chiede di raccontare l’esperienza alla commemorazione della Bloody Sunday del 30 gennaio 2011, mi riesce difficile rispondere.
Ogni parola è superflua, è stata ‘emozione’ nell’essenza di ciò che questa parola significa, mista a simbolismo. Da sottolineare a questo proposito la presenza del Rev. David Latimer della First Presbytarian Church di Derry che, nella cerimonia delle ore 11 al monumento alle vittime della Bloody Sunday in Rossville Street, ha aperto le porte della sua chiesa ai vicini di casa del Bogside.
La manifestazione del 30 gennaio 2011 è stata l’espressione della volontà – non abbracciata da tutti i familiari della vittime – di calare il sipario su 39 anni di inchieste, che hanno raggiunto l’apice con la pubblicazione del Rapporto Saville, lo scorso giugno 2010.
“Vindicated” è la scritta a caratteri cubitali che ha troneggiato sulla maggior parte degli striscioni nonchè sul poster della manifestazione.
“Giustizia” è stata fatta. Ma non basta a Gerry Adams che, dal palco del comizio al termine della marcia, ha ricordato a David Cameron che è stata voltata la pagina della Bloody Sunday, ma ce ne sono ancora molte altre di pagine insaguinate dal British Army, ad aspettarlo al varco. In primis quella del massacro di Ballymurphy al quale è stato passato ora il testimone. I familiari non saranno però soli nel portare avanti la loro battaglia. A rassicurarli sono stati in prima persona lo stesso leader dello Sinn Fein, e cosa più importante, i familiari delle vittime della Bloody Sunday.

Nessun disordine, nessuna ‘invadente’ presenza della PSNI.
E con questo non voglio nemmeno spendere parole su fantomatici ‘sciacalli’ mediatici che non hanno ottenuto altro che dare spettacolo negativo di loro stessi. Voglio solo spendere parole per chi ha condiviso con me queste giornate. “La Prof.” Graziella Mattagliano da sempre interessata al conflitto nordirlandese e che dall’Italia ha fatto e sta facendo ancora molto, sua figlia Enrica, Gabriele, Seamus Kennedy e Alessio Novori di cui troverete di seguito il suo contributo fotografico. Un pensiero a Riccardo Michelucci che è stato impossibilitato dall’essere dei ‘nostri’.
Grazie a tutti e soprattutto alla meravigliosa gente di Derry.

“The last but not the least” il commento sulla recente esperienza a Derry, lasciato da Graziella  in un post precedente ma che merita di trovar posto in primo piano.

“L’unico vero momento in cui ho “sentito” che è davvero possibile che la verità e la giustizia si affermino è stato al mattino quando hanno cominciato a deporre le corone di fiori,e credimi è stata una delle emozioni più forti che io abbia mai provato in vita mia perchè è profondamente appagante quando un sogno si realizza.Allora ti rendi conto che l’utopia è un limite che ha solo la tua mente ma non la tua vita, capisci che è vero quello che hai sempre pensato ma di cui a volte hai dubitato.E’ vero l’onestà,la sincerità e il coraggio sono le uniche vie da seguire per trovare alla fine verità e giustizia.
Ero emozionata e ho pianto ma erano lacrime di sollievo perchè ho avuto la netta sensazione, anzi quasi li vedevo,potevo sentirli (non prendermi per pazza) che finalmente tutti loro,vittime e senza colpa, stavano andando via da quel luogo per sempre abbandonando il dolore e la rabbia per ritrovare la compassione verso se stessi e i loro carnefici,finalmente liberi di andare verso una nuova strada.La marcia è servita ai vivi per liberare e alleggerire la loro collera,una collera giusta e meravigliosa che è stata capace di trasformare l’ingiustizia e la menzogna. Ma lì già le vittime non c’erano più ce ne erano altre che rafforzate da questa splendida vittoria hanno intrapreso la stessa strada che a questo punto non potrà che concludersi sullo stesso sentiero di verità e giustizia. SLAINTE”

(Graziella)

Memorie fotografiche di Alessio Novori e Sara Parmigiani

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