OPERATION CARCAN, SVELATI I PIANI DEL BRITISH ARMY

Allo scoperto dopo quarant’anni i piani per l’Operation Motorman del British Army, a Derry denominata Operation Carcan

Permesso esplicito ai soldati di sparare senza avvertimento, nonché le indicazioni per guidare la stampa e i giornalisti: sono solo due delle eclatanti istruzioni del British Army in azione in tutte le Sei Contee del Nord dell’Irlanda con la tristemente famosa Operation Motorman, nel 1972, e oggi rese pubbliche dal Public Records Office nel corso dell’inchiesta sull’omicidio di Daniel Hegarty.
Quindici anni, il ragazzino fu solo una delle numerose vittime di quella che a Derry per l’esercito era l’Operation Carcan, e la cui pianificazione è, dopo quarant’anni, accessibile.
Il documento, firmato il 29 luglio 2972 dal Brigadiere Patrick McLellan – Comandante dell’Ottava Brigata di Fanteria – delinea i dettagli dello sviluppo delle operazioni tramite cui il British Army tentò di penetrare nelle “no-go-areas” repubblicane – il Bogside e Creggan per quanto riguarda Derry – in quella che fu la più imponente operazione militare britannica dopo la crisi di Suez.
“Migliaia di colpi” per “neutralizzare i cecchini”: queste le indicazioni fornite ai soldati. Alla fine della prima giornata, erano morte due persone disarmate – Daniel Hegarty era una di queste – e un altro ragazzino, suo cugino, era stato gravemente ferito.
Il documento spiega la scelta del Governo britannico per “un’azione risoluta” contro la Provisional IRA dopo la rottura di un cessate il fuoco bilaterale dichiarato un mese prima, nel giugno 1972, per consentire l’inizio dei colloqui di Cheine Walk tra una delegazione che includeva Gerry Adams e Martin McGuinness e i rappresentanti della Whitehall, con l’allora Segretario di Stato William Whitelaw.
L’offensiva, dunque, consisteva nello spiegamento a Derry di svariate centinaia di truppe pesantemente armate, per “buttare fuori i terroristi una volta per tutte”. Era ritenuto “improbabile” che l’IRA si ritirasse, vista “l’insistenza con cui avevano ribadito che non sarebbe stato permesso alle forze di sicurezza di entrare di nuovo nel Bogside o a Creggan”, e quindi si prevedevano “violenti scontri a fuoco anche della durata di due o tre ore”, nei quali sarebbero potuti essere sparati “centinaia di colpi”, con “la concreta possibilità che la popolazione civile potesse restare coinvolta”.
Così, si legge, le posizioni dei membri dell’IRA sarebbero state “individuate con precision e in breve tempo” in modo da dirigervi contro un’offensiva efficace, pedinamenti inclusi. Da quel momento in avanti i soldati venivano avvertiti delle tattiche più plausibilmente attuate dall’IRA, come “il ricorso sporadico ai cecchini” o “l’occasionale agguato o attentato”, anche se si precisava che fin dall’inizio esisteva il rischio che le strade fossero “minate o costellate di booby-trap bombs”.
Numerosissimi i reggimenti del British Army in azione durante l’Operation Carcan: le Coldstream Guards, il Kings Own Border, il Royal Scots Regiment, il Light Infantry Regiment, le Royal Green Jackets, il Royal Regiment of Fusiliers, le Royal Scots Dragoon Guards, le Royal Horse Guards, l’Ulster Defence Regiment e il Medical Regiment.
Dopo l’attivazione dell’Operation SPONDON – il piano per isolare le zone di confine – era previsto che le truppe entrassero in città su veicoli personali armati accompagnati da carri armati e veicoli d’assalto dei Royal Engineers per “rimuovere le barricate il più velocemente possibile”.
“L’intenzione è in pochi minuti l’intera area risulti risanata e controllata, così da evitare qualsiasi scontro prolungato in strada”, prosegue il documento, che prevedeva “totale dominio sulle ‘no-go areas’ entro due o tre giorni” con una durata di circa tre mesi delle operazioni di intelligence – lasso di tempo entro il quale l’IRA di Derry doveva essere “neutralizzata e demoralizzata”.
“Nessun colpo a meno che i veicoli non subiscano agguati o non si renda strettamente necessario rispondere al fuoco” sono poi le indicazioni.
Allegati alle istruzioni, un elenco alfabetico di tutti i membri dell’IRA fino ad allora noti, che però non è stato reso pubblico, e una lista dettagliata delle armi che si riteneva l’IRA di Derry possedesse in quel momento: granate, lanciafiamme, mine, numerose mitragliatrici leggere e pesanti, fucili da caccia, armi da fianco, esplosivi, detonatori, fucili anti-carri armati e addirittura un Luger.
Il documento prosegue mettendo in chiaro che sarebbe stato impossibile mantenere segreta l’operazione fino all’ultimo, in quanto i movimenti delle truppe e l’aumento di numero sarebbero stati visibili a tutti; tuttavia, con il senno di poi alcuni anziani del British Army hanno ammesso di essere rimasti quantomeno sgomenti quando, alla vigilia dell’azione, William Whitelaw annunciò al telegiornale serale che un’operazione di spessore stava per iniziare.
Come ha dichiarato il Maggiore David Dickson durante la recente inchiesta sulla morte di Daniel Hegarty – che ha provato la sua totale innocenza – l’annuncio pubblico del Segretario di Stato “distrusse l’effetto sorpresa, permettendo all’IRA di riorganizzare la difesa e aumentando il livello di pericolo”. Il risultato dell’iniziativa di Whitelaw fu che l’IRA lasciò a tutti gli effetti le aree interessate per rifugiarsi in Donegal, al confine: è di qualche mese fa la scoperta, proprio relativa alle indagini su Hegarty, che quando iniziò l’Operation Carcan l’IRA aveva già abbandonato il Bogside e Creggan.
In ogni caso, il documento autorizzava i soldati “a sparare anche senza avvertimento, sotto il paragrafo 12 della Yellow Card [una guida per i soldati all’uso della forza, ndr]” per fronteggiare eventuali attacchi del gruppo paramilitare Repubblicano, e predisponeva anche azioni contro la cosiddetta “resistenza passiva”, citando l’esempio delle “donne sedute sulla strada”, che potevano essere disperse addirittura “con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni”.
E nonostante sia più volte sottolineato che le azioni di forza fossero da intraprendere contro l’IRA e non contro i civili, alla popolazione di Creggan e del Bogside rimasero ben pochi dubbi dopo l’omicidio di Daniel Hegarty, di un Volontario disarmato, Seamus Bradley, e i colpi sparati anche contro il cugino di Daniel, Christopher. Proprio prevedendo una reazione, il British Army si premunì curandosi di aggiungere istruzioni perché la macchina della propaganda non subisse danni: “l’Unità di Pubbliche Relazioni”, si legge, “dovrà impiegare ogni possibile sforzo perché i giornalisti vengano condotti ed indirizzati nelle aree così da garantire un resoconto obiettivo ai propri lettori ed ascoltatori”.

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