LA RUC “DISTRUSSE POTENZIALI PROVE” DI UN OMICIDIO DELL’UVF

Il 18 maggio 1994 a Keady (Co. Armagh), Gavin McShane, diciassette anni, morì ucciso dall’UVF mentre giocava con un videogame su un taxi: “La RUC distrusse i vestiti insanguinati che indossava”, accusa la madre

“Quei vestiti erano un pericolo per la salute e non rappresentavano prove utili all’indagine”: così, in una lettera alla famiglia, la RUC liquidò la questione. Gli indumenti, macchiati di sangue, che Gavin indossava quando venne ucciso, finirono distrutti durante un allarme amianto alle caserme di Armagh della RUC, e la madre, Maria, non ha mai smesso di credere che fossero eccome delle prove.

“So che il DNA è stato superato e che magari ce n’era solo una piccola traccia, ma non ne avrò mai la certezza perché hanno deciso autonomamente di distruggere gli indumenti di mio figlio. Li hanno presi e messi in un inceneritore, distruggendo le prove che potevano contenere”, ha dichiarato in un’intervista esclusiva a UTV.

L’HET ha ritenuto che “non siano emerse prove scientifiche sufficienti a riaprire il caso”, premurandosi di aggiungere che in ogni caso “non rientra nei suoi compiti commentare casi individuali”; ma Maria McShane, diciotto anni dopo, non si è arresa: finché gli assassini di suo figlio non saranno dietro le sbarre, promette, non si arrenderà.

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