ALTI ESPONENTI DELLA CHIESA D’IRLANDA IN VISITA A MAGHABERRY

Tre giorni prima di Natale la visita che per Cogus, il gruppo di supporto ai prigionieri del Republican Network for Unity (RNU), è la “dimostrazione della serietà dei tentativi della Chiesa di fermare la dirty protest

Non annunciata, la notizia ha trovato ora le conferme della Chiesa e del Ministero della Giustizia: il Cardinale Sean Brady e l’Arcivescovo Alan Harper si sono recati in visita pastorale a Maghaberry, dove da mesi è in corso una protesta carceraria che riecheggia i giorni bui di Long Kesh.
Secondo quanto riportato, i due rappresentanti, figure di spicco della Chiesa d’Irlanda, si sono fermati a Maghaberry per alcune ore, incontrando i principali rappresentati della protesta – “una priorità nella visita”, secondo le fonti ecclesiastiche – e il personale carcerario, ispezionando intanto l’edificio. È stato riportato che Harper ha incontrato i prigionieri lealisti, mentre il Cardinale Brady ha parlato con i repubblicani; poi, insieme, hanno incontrato i rappresentanti della protesta, il cui fulcro sono la continua applicazione delle strip searches forzate, vera e propria tortura che viola i basilari principi umanitari, e del movimento controllato, e la mancata attuazione dell’accordo raggiunto nell’agosto del 2010.
La fonte che ha diffuso i dettagli dichiara che “il Natale è sempre un momento particolarmente delicato per i prigionieri e per le loro famiglie, e lo è anche per il personale carcerario, dal momento che il Prison Service sta fronteggiando cambiamenti significativi”; tuttavia, i due rappresentati della Chiesa hanno preferito non commentare pubblicamente una “visita pastorale”.
“Il Northern Ireland Prison Service ha deliberatamente affondato qualunque possibilità di creare condizioni tali per cui la sicurezza carceraria e la dignità dei prigionieri nell’ala siano garantite”, si legge nello statement rilasciato dal Cogus, che dichiara poi “soddisfazione” per il coinvolgimento dei leader dell’istituzione ecclesiastica, e ribadisce che se, come prevedeva l’accordo mai attuato, si ricorresse all’utilizzo dell’apposito scanner di cui Maghaberry è già dotata in sostituzione delle degradanti strip searches la dirty protest si concluderebbe immediatamente.
Impassibile il Ministero della Giustizia, con David Ford che non si discosta dalla propria posizione: le perquisizioni corporali complete sono, ritiene, parte essenziale delle procedure di sicurezza: sembra che a nulla valga la risposta dei prigionieri, che sottolineano che nell’ala repubblicana del carcere di Portlaoise già si utilizza lo scanner.
“Teme le reazioni del DUP”, lo accusano i prigionieri,; ed in effetti il DUP ha dichiarato di augurarsi che Maghaberry non diventi una seconda Long Kesh – e non certo riferendosi al dramma degli H-Blocks, ma piuttosto ad “un carcere nel quale le misure di sicurezza vengono meno a causa delle concessioni ai prigionieri”.
Chi guarda al passato ripete che non c’è altra via d’uscita se non il dialogo: ma, mentre i politici si rimbalzano un problema sempre più scottante, non c’è che da augurarsi che non sia troppo tardi.

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