LOUGHGALL. BELFAST TELEGRAPH: “GLI UOMINI DELL’IRA SPARARONO PER PRIMI”

Il Belfast Telegraph di venerdì 2 dicembre riporta il presunto contenuto di un rapporto dell’Historical Enquiries Team (HET), la cui pubblicazione è prevista per il mese prossimo, su uno dei più controversi scontri a fuoco dei Troubles

Loughgall, Co. Armagh, 1987: otto Volontari della Provisional IRA (PIRA) della East Tyrone Brigade e un passante innocente muoiono sotto il fuoco della Special Air Service (SAS) in uno degli attacchi da sempre considerati emblematici della tragica pratica dello shoot-to-kill attuata dalle forze armate britanniche durante i Troubles in Irlanda del Nord. Eppure, secondo quelle che il Belfast Telegraph definisce “fonti attendibili”, l’indagine dell’HET sarebbe giunta alla conclusione che fu la squadra dell’IRA ad aprire per prima il fuoco sugli uomini della SAS, e che questi ultimi “avevano pieno diritto di sparare”.
Lo scontro a fuoco aveva avuto inizio dopo che l’unità dell’IRA aveva lanciato un ordigno contro la stazione della RUC di Loughgall, scena della sparatoria; le famiglie delle vittime hanno sempre creduto fermamente che si sia trattato di una deliberata azione nei termini della politica dello shoot-to-kill, come ha sottolineato il MLA dello Sinn Féin Barry McElduff: “Nessuno crede che la squadra dell’Esercito Britannico fosse stata mandata lì per arrestare qualcuno. La loro missione era uccidere, ed è esattamente ciò che hanno fatto. Se l’HET tenta di proporre una teoria diversa questo non farebbe altro che nuocere alla credibilità di quell’organo”.
Per il deputato del DUP Gregory Campbell, invece, “gli otto uomini dell’IRA meritavano la morte”, e William Irwin, suo collega di partito, si unisce: “Il rapporto smentisce completamente i miti repubblicani che sono stati diffusi per tentare di nascondere la verità su quello che è accaduto quel giorno. In Irlanda del Nord alcuni accettano di buon grado qualunque indagine che metta in luce errori della polizia, dell’esercito e di altri organi dello stato”, aggiunge, “e adesso che un rapporto ha dimostrato che membri delle Forze Armate agirono legittimamente devono accettare anche questo”.
Nonostante Liam Clarke, che si è occupato del servizio per il Belfast Telegraph, si dichiari certo che “le sue fonti abbiano letto il rapporto”, l’HET rifiuta di commentare in alcun modo, e alcune voci dalle organizzazioni per i diritti umani – il Committee on the Administration of Justice e il Pat Finucane Centre in testa – si levano preoccupate per la pubblicazione di informazioni non ancora rese pubbliche e potenzialmente inesatte, delle quali nemmeno le famiglie erano al corrente: “Ci siamo posti una domanda molto seria” spiega il direttore del CAJ: “se è avvenuto, perché qualcuno dall’interno dell’establishment delle forze di sicurezza ha diffuso il contenuto di un’inchiesta non ancora pubblicata? Le famiglie non sanno ancora cosa in effetti ci sia scritto in quel rapporto, né hanno la certezza che si tratti di un’indagine completamente indipendente. Comunque, siamo ben consapevoli del rischio a cui vanno incontro i giornali pubblicando questi titoli, che si insinuano nella mente dei lettori senza curarsi di quanto sia completa e accurata l’immagine che dipingono, e il fatto che le famiglie delle vittime siano venute a conoscenza di quelle accuse tramite i giornali di oggi ci preoccupa molto.”

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2 commenti

  • Riccrdo Rinaldi

    E questo lacchè britannici si aspettano che qualcuno gli creda???

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  • le solite tristi menzogne britanniche,spero che la gente abbia capito che nulla è cambiato in questa triste e bellissima terra dai tempi della tacher ad oggi.non sono 1 fautore della violenza,ma dell’autodeterminazione si!!!!!e dei giuda come l’establishement del sinn fein attuali ,la gente d’Irlanda ne ha piene le tasche!!!free 32 county

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