STRAGE DI LOUGHINISLAND, 25 ANNI DOPO

Potrebbe essere un giorno qualunque, invece a Loughinisland è il venticinquesimo anniversario del massacro all’Heights Bar, che uccise sei uomini

Un operaio sta lavorando all’ingresso del pub e sorride.

Qualche cliente si è fermato per una pinta dopo il lavoro.

Sotto un arco, una coppia si sta godendo un tranquillo drink. Un gentleman anziano se ne sta seduto per conto suo. Un altro sorride.

La TV trasmette una corsa di cavalli.

Potrebbe essere un giorno qualunque. Potrebbe essere il 18 giugno 1994.

Queste persone potrebbero essere Adrian Rogan, Malcolm Jenkinson, Daniel McCreanor, Patrick O’Hare, Eamon Byrne e Barney Green, i sei uomini che persero la vita quando I paramilitari dell’UVF fecero irruzione e aprirono il fuoco.

Una veloce chiacchierata con la barista va esattamente come uno si aspetterebbe. Un altro sorriso, ma “No, lo vogliamo ricordare a modo nostro. Silenziosamente, pacificamente e rispettosamente”.

In una cittadina come Loughinisland, circa mezzo miglio dalla trafficata strada fra Ballynahinch e Newcastle, è facile capire perché.

È esattamente come molte altre cittadine rurali in giro per il paese: silenziosa, pacifica e rispettosa.

È lontana abbastanza dalla A24 che il traffico non si sente.

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Le vittime (in alto da sinistra) Patrick O’Hare, Adrian Rogan, Barney Green e (in basso da sinistra) Eamon Byrne, Daniel McCreanor e Malcolm Jenkinson

Accoglienti, sì, ma se ne stanno per conto loro, nonostante possa sembrare impossibile visto che questa cittadina della Contea di Down resta nell’occhio del ciclone sugli eventi di un quarto di secolo fa: le accuse di collusione non spartiscono, l’arresto dei giornalisti Trevor Birney e Barry McCaffrey per via del loro documentario “No Stone Unturned” e la battaglia legale che è seguita hanno mantenuto l’attenzione di tutti su Loughinisland.

L’Helghts Bar lascia che tutto gli scorra intorno. Va avanti, come ha sempre fatto.

I familiari delle vittime e i loro sostenitori sono tornati al pub stasera: una serata pianificata, esattamente come quella di 25 anni fa, quando c’era da tifare la Repubblica d’Irlanda contro l’Italia ai mondiali.

Stavolta si riuniranno per ricordare, e con loro la famiglia O’Toole, che è ancora proprietaria del locale. Aidan O’Toole, ora 50enne, era dietro al bancone quella sera di 25 anni fa e ogni giorno porta con sé un ricordo della strage: un proiettile in un rene.

Nei giorni scorsi ha dichiarato: “Mi sto ancora riprendendo, ma non passa mai. Devi distaccartene, che altro puoi fare?”

“Vorrei solo vedere i responsabili in tribunale. So che potrebbero restare in prigione solo due anni, ma è ininfluente. Abbiamo accettato che col Good Friday Agreement i prigionieri venissero rilasciati, e l’abbiamo fatto in nome della pace.

La gente di Loughinisland ricorda nel suo modo pacifico, ma non significa che voglia essere dimenticata.

Tratto da Belfast Telegraph

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