ANTHONY McINTYRE SI RACCONTA: “NON MI OPPONGO ALLA PACE, MI OPPONGO AL PROCESSO DI PACE”

Ex combattente dell’IRA, rimasto 18 anni in carcere per aver ucciso un terrorista dell’UVF, Anthony McIntyre, ora 61enne, è diventato scrittore, ed è il fondatore di The Blanket e del seguitissimo blog The Pensive Quill. Riportiamo tradotta l’intervista di Laurence White

Un non-violento, ma non un pacifista: così si descrive oggi Anthony McIntyre, una delle voci più forti nello sfaccettato mondo del dissenso Repubblicano dopo che, alla firma del Good Friday Agreement, ha lasciato lo Sinn Féin.

D: Lei era amico della giornalista uccisa, Lyra McKee. Come vi siete conosciuti?

R: Me l’ha presentata un collaboratore del mio sito, The Pensive Quill. È stato circa sei anni fa, e da allora ci incontravamo ogni tanto per bere qualcosa a Drogheda, Belfast o Dublino.
A febbraio mi ha detto che stava pianificando di trasferirsi a Derry perché c’era una donna speciale nella sua vita e che avremmo dovuto andare a bere qualcosa tutti insieme per festeggiare.
Poi ho visto un post sul suo fidanzamento e le ho scritto per farle gli auguri. È avvenuto una settimana prima che fosse uccisa ed è l’ultima volta che l’ho sentita.

D: Chiederebbe alla gente di fornire informazioni alla PSNI sull’omicidio di Lyra McKee?

R: Non ho mai chiesto a nessuno di dare informazioni alla PSNI. Mi oppongo a loro politicamente e non darei mai loro informazioni.
Se chiedessi alla gente di dare informazioni alla PSNI ciò causerebbe per chi lo fa un pericolo mortale, e comunque della PSNI non ci si può fidare.
Se avessi informazioni le darei al National Union of Journalists. Se la PSNI vuole informazioni dalla gente, allora le dovrebbe anche dare, ad esempio sugli agenti che operano a Derry. Ecco che allora avremmo un quadro molto più chiaro dell’omicidio di Lyra McKee.
Io sarei un obiettore di coscienza nel dare informazioni alla PSNI.
Tuttavia, non considererei informatori le persone che decidessero di rivolgersi alla PSNI. Mi sarebbero del tutto indifferenti.
Il killer di Lyra McKee non mi suscita alcuna empatia. La gente ha il diritto di chiedere di essere protetta da chi la ucciderebbe.

D: [Lyra] aveva scritto un pezzo davvero forte, “Lettera a me stessa a 14 anni“. Lei cosa avrebbe scritto in una lettera del genere?

R: L’ho visto per la prima volta solo il giorno dopo il suo omicidio, e l’abbiamo pubblicato sul nostro sito. Era un articolo veramente potente e alla fine di quella giornata avevamo raggiunto le 50.000 visite al blog.
Non ho mai riflettuto su cosa avrei scritto in una simile lettera al me stesso adolescente. La prima cosa che direi è: sii grato di non essere giovane abbastanza da sapere tutto.
Guardo i miei figli – uno ha 13 anni, l’altro 18 – e ripenso a quando avevo io la loro età. Sono stato in prigione per la prima volta a 16 anni e sono uscito a 18. Il pensiero dei miei figli impegnati a fare quello che facevo io mi fa impazzire.

D: Rimpiange quei 18 anni passati in carcere per omicidio? Fu giovinezza sprecata?

R: Ero nell’IRA e non mi arruolai per leggere libri o giocare al gioco delle pulci. Accettai il fatto che ero in un’organizzazione che uccideva, che era coinvolta in una guerriglia con lo Stato britannico. Era un periodo estremamente violento.
Non mi vedo come un Anthony McIntyre differente allora. Ho vissuto una vita diversa e sono cresciuto in modi che forse non avrei nemmeno immaginato se non fossi stato in prigione. A volte bisogna fare di necessità virtù, e ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici in prigione e durante la blanket protest.
Guardandomi indietro non sono esterrefatto da me stesso. Non mi compatisco e non mi scuso in alcun modo per aver preso parte ad una campagna dell’IRA.

D: Tuttavia lei è molto critico nei confronti di quella campagna.

R: Sì, ci ho riflettuto. I Repubblicani hanno riflettuto di più di quanto abbiano fatto molti dall’altro lato della barricata. I vincitori di qualsiasi conflitto non hanno bisogno di riflettere. È chi perde che deve pensare a come avrebbe potuto fare le cose diversamente.
Visto ciò per cui ci siamo arresi e il numero di vite che abbiamo perso, io avrei voluto fare le cose diversamente.
La differenza fra ciò che ci veniva offerto nel 1974 e ciò che abbiamo accettato nel 1998 non giustifica la perdita di una sola vita. Se l’IRA avesse fatto capire agli inglesi per quanto poco era pronta ad arrendersi, lo Stato britannico avrebbe mosso il cielo e la terra per procurarcelo.
Se l’IRA avesse dichiarato di essere pronta ad interrompere la propria campagna per la richiesta di consenso unionista, gli inglesi avrebbero potuto spingere gli unionisti verso le proposte di power-sharing del 1974?
Io credo che la reazione unionista non fosse tanto contro il power-sharing ma contro la nozione stessa di una dimensione irlandese.
L’IRA fu una manifestazione di energia insurrezionale interna alla comunità Nazionalista all’epoca, una reazione a come gli inglesi si comportavano qui.
Per spingere l’IRA a interrompere la campagna, gli inglesi avrebbero solo dovuto modificare un po’ il loro comportamento.

D: In un recente articolo, lei afferma che la Provisional IRA abbia trasmesso l’impianto intellettuale e ideologico che adesso la New IRA ha raccolto.

R: Il problema della campagna dell’IRA fu che, una volta iniziata, non si era mai sicuri di dove avrebbe portato. Nonostante molti nell’IRA avessero interesse nell’idealismo e nella giustizia sociale, la campagna violò più diritti di quanti potesse dire di garantire. In questo l’IRA sbagliò.
Il Repubblicanesimo della New IRA, basato sulla violenza fisica, se andiamo all’osso della questione, afferma: “Noi abbiamo il diritto di ammazzarvi, e voi non avete alcun diritto di non essere ammazzati da noi”. Questa è una grave aberrazione mentale e non dovrebbe essere sostenuta.
Nella situazione attuale, per esempio, la PSNI è un oppositore politico dei Repubblicani, ma gli agenti non sono nemici da ammazzare. Gli agenti di polizia e il personale dell’esercito non sono più combattenti.
L’uso della violenza deve seguire una strategia. Io non credo che la violenza degli ultimi tempi segua alcuna strategia, ma solo una tradizione.
Io non sono un militarista. Non credo in una soluzione militare a complessi problemi politici. Il tempo fa cambiare idea alle persone sui modi di risolvere i problemi.

D: Tuttavia lei si oppone all’adozione del Good Friday Agreement da parte dello Sinn Féin? 

R: Il Good Friday Agreement è decisamente migliore del Bad Friday dell’omicidio di Lyra McKee, e preferibile alla violenza fisica. Ma il GFA non è mai stata una strategia Repubblicana, o un principio Repubblicano, ed è basato su un principio contro il quale l’IRA ha combattuto.
Deride la logica stessa della campagna dell’IRA, che era una campagna coercitiva finalizzata a cacciare gli inglesi dal Nord Irlanda con la forza, qualunque fosse l’opinione della gente.
Ora l’IRA, o lo Sinn Féin, dichiarano che un’Irlanda unita può essere raggiunta solo con il consenso di quelle persone. Per cosa sono morti i soldati e i poliziotti che abbiamo ucciso?
Lo Sinn Féin ha semplicemente preso le vesti del SDLP. Non otterremo mai un’Irlanda unita grazie al GFA.
Posso capire chiunque celebri il GFA, ma i Repubblicani che lo celebrano… è come se i tacchini celebrassero il Natale.

D: Lei si oppone al processo di pace?

R: Io mi oppongo al processo di pace, non alla pace. Il processo di pace è un progetto politico volto a concedere qualcosa a un partito – quello unionista – a svantaggio di tutti gli altri. Gli unionisti si sono conquistati la stanza, ma poi hanno avuto una reazione spropositata per il colore delle pareti: era troppo verde per loro.
I Nazionalisti hanno dato prova di essere più disposti a iniziare rapporti con Londra di quanto gli unionisti lo siano stati con Dublino.

D: Secondo lei il fatto che lo Sinn Féin continui a commemorare morti di Volontari dell’IRA, che potrebbero aver commesso crimini orrendi, è soltanto un motivo di frizione fra loro e gli unionisti?

R: Lo Sinn Féin si sta solo assicurando che nessun altro possa indossare le loro divise. Non vedo nulla di sbagliato nel commemorare Volontari caduti. Non sono per la soppressione del passato. Non credo che dovremmo dimenticare il passato.
La mia convinzione è che le persone dovrebbero avere il diritto di commemorare i propri morti.
Io non voglio avere niente a che fare col Reggimento Paracadutisti, ma trovo riprovevole che i loro cari non possano deporre corone a Narrow Water, dove ne furono ammazzati diciotto, senza che qualcuno immediatamente le distrugga.
Allo stesso modo, non mi verrebbe mai in mente di distruggere la tomba di Lenny Murphy [leader degli Shankill Butchers, NdR]. La sua famiglia e i suoi cari meritano un luogo dove andare per ricordarlo.
Non chiedo allo Stato di celebrare i membri dell’IRA caduti, ma chiedo di tollerare queste commemorazioni.

D: Come si sente riguardo al fiasco delle registrazioni depositate al Boston College, quando alcuni nastri che riportavano storie di lealisti e Repubblicani furono consegnati alla PSNI anche se avrebbero dovuto rimanere segreti fino a dopo la morte degli interessati?

R: Il giornalista Ed Moloney e io siamo stati fregati in pieno. Era un gran bel progetto concettualmente, ma errato dal punto di vista procedurale. Il fatto che le registrazioni siano state consegnate mi ha causato preoccupazione, dolore e delusione immensi. Era stato un tentativo di recuperare la verità.

D: Come pensa che dovremmo fare i conti col passato?

R: Penso che dovremmo semplicemente portare avanti la ricerca della verità tramite procedimenti legali, in modo da recuperare semplicemente la verità. Si dovrebbe parlare di rivelazione, non di compensazione.
Pochissime persone saranno processate e fingere il contrario sarebbe prendere in giro la gente.
Potremmo ottenere alcune informazioni tramite i processi, ma non ci sarebbe il contesto – perché qualcosa è stato fatto, chi l’ha deciso, per esempio.
La verità emergerà nonostante le persone, non grazie a loro.

D: È mai stato minacciato per le sue idee e ha mai avuto paura?

R: Ho decisamente avuto paura. Io e mia moglie Carrie abbiamo due figli e abbiamo avuto picchetti di bulletti dello Sinn Féin davanti a casa – uno quando abitavamo a Belfast e un altro ora a Drogheda – e anche membri dell’IRA che sono venuti qui a intimidirci.
Sono stato accusato di essere coinvolto nel progetto delle Boston Tapes con lo scopo di far arrestare Gerry Adams e quest’accusa ha pesato sull’ambiente che ci circondava.
C’era la possibilità che ci aggredissero. Ci preoccupavamo dei nostri figli e io uscivo sempre per primo nel caso qualcuno decidesse di agire in qualche modo.
Non sto dicendo che siamo coraggiosi e che abbiamo vissuto come Salman Rushdie. Lui ha rinnovato la sua fede Musulmana nel tentativo di veder ritirata la fatwa contro di lui. Non c’è alcuna possibilità che io diventi uno Shinner [sostenitore dello Sinn Féin, dispregiativo, NdR], un dissidente, un Cattolico o un Musulmano.

Q. Pensa mai all’uomo che ha ucciso – un membro dell’UVF – e ha mai rimorsi per averlo fatto?

R: È una parte del mio passato e non me ne dissocio. Lo vedevo come un combattente. I lealisti hanno cercato di uccidere me nel 1976 e mio fratello nel 1994. Chiederei mai a loro di scusarsi per aver cercato di uccidermi? No. Ero un combattente.
Per la stessa ragione, non mi scuso per l’omicidio che ho commesso. Invece, chiederei loro di scusarsi per aver tentato di uccidere mio fratello. Lui non era un combattente.
Io ero nell’IRA e non ho rimorsi politici per quel periodo della mia vita.
Se mi chiedesse se avrei preferito non aver ucciso nessuno, la risposta è assolutamente sì. Vorrei che nessuno fosse stato ucciso in generale.

D: Quindi lei cosa fa oggi?

R: Scrivo moltissimo, ma sono anche l’editor di una rivista comunitaria locale, sono un volontario della St Vincent de Paul Society anche se sono ateo, e lavoro per un sindacato a Dublino.
E dopo tutti questi anni e dopo aver letto migliaia di libri, grazie all’HM Prison Service, ho recentemente scoperto il più bel libro che abbia mai letto – Hillsborough: The Truth del prof. Phil Scraton – che tratta della morte di 96 tifosi del Liverpool allo stadio di Hillsborough durante una partita della Football Association.

Qui termina l’intervista.

Tratto da Belfast Telegraph

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