BOSTON COLLEGE’S BELFAST PROJECT. MOLONEY E McINTYRE RISPONDONO ALLE ACCUSE

Ed MoloneyAnthony McIntyre rispondono per le rime ad un articolo pubblicato da Niall O’Dowd (The real truth about the Boston College taped IRA interviews) sul suo sito, in cui li accusa di voler ingannare i repubblicani che hanno deciso di affidare le proprie memorie e conoscenze agli archivi del Boston College. Repubblicani, che O’Dowd ritiene siano stati ‘scelti’ perchè ostili a Gerry Adams

Traduzione a cura di Sara Parmigiani

La Risposta a Niall O’Dowd

di Ed Moloney

Ieri, Niall O’Dowd ha pubblicato un articolo sul suo sito web accusando Anthony McIntyre e me medesimo, di ingannare i repubblicani intervistati partecipanti al progetto di storia orale del Boston College, con false promesse di riservatezza.L’articolo che segue è la nostra risposta a questa falsa affermazione.
I lettori dovrebbero tenere a mente due cose: in primo luogo, l’antipatia per la leadership della Provisional per il progetto di storia orale perché:
a) uno dei partecipanti, Richard O’Rawe, ha continuato a pubblicare la sua testimonianza dall’interno dello sciopero della fame 1981, mettendo seriamente in dubbio la versione che la leadership ha dato della protesta e sollevando gravi sospetti sul suo comportamento nei confronti degli hunger strikers
b) un altro degli intervistati è stato Brendan Hughes, motivato dalla sua rabbia per il rifiuto Gerry Adams di ammettere il suo passato nell’IRA. In altre parole il progetto di storia orale ha contestato la versione ufficiale e la storia – e di conseguenza il loro controllo esclusivo – di due aspetti chiave della passato della leadership Provisional, ovvero come si è posta rispetto allo sciopero della fame e  alla storia stessa della vita di Gerry Adams.
Se Richard O’Rawe non avesse deciso, contro il nostro parere, di raccontare la sua storia in forma di libro, la sua intervista sarebbe rimasta sigillata fino alla sua morte e la sua versione controversa dello sciopero della fame 1981, sarebbe rimasta nascosta per molti anni. Ma a pubblicare la sua storia è stato proprio Richard, perchè sentiva fosse il suo dovere. Allo stesso modo Brendan Hughes insistette affinchè la sua intervista non venisse resa pubblica fin dopo la sua morte, piuttosto che messa a disposizione degli studiosi. Il resto dell’archivio comprende un ampio ventaglio di punti di vista repubblicani e organizzazioni, provenienti da diverse generazioni e aree geografiche. Casualità ha voluto che i primi due progetti ad emergere dall’archivio, fossero questi. L’idea che l’archivio sia stato un progetto “anti-Adams” , come sostenuto da O’Dowd e dalla leadership Provisional, è dunque una leggenda. In questo contesto vale la pena di riflettere su questa domanda: se Gerry Adams fosse stato meno fantasioso sul suo passato, avrebbe Brendan Hughes mai contemplato l’idea di parlare con così tale trasparenza, come ha fatto?
Il secondo punto da tenere a mente è che Niall O’Dowd è uno stretto alleato e amico della leadership Provisional. Alcuni potrebbero essere inclini a descriverlo come un loro apologeta e portavoce ufficioso. Che la critica O’Dowd degli echi del progetto di Boston, sia quasi la parola della leadership Provisional è, nella nostra mente, non a caso.
Anche se attratti dalla tentazione di lasciare cadere la questione, abbiamo deciso di spiegare il contesto del progetto di storia orale e la questione della riservatezza, in quanto ha interessato sia i partecipanti repubblicani, che quelli lealisti,  e di rispondere alle puntualizzazioni di O’Dowd. Tra l’altro lui e gli altri sembrano o vogliono dimenticare, che l’UVF ha fatto parte di questo progetto. Può lui o chiunque altro immaginare per un momento che una tale organizzazione avrebbe preso parte a questa impresa senza la certezza che ci fossero sufficienti garanzie di riservatezza del Boston College? Che tali garanzie siano state assicurate dal Boston College è fuor di dubbio. Il problema è capire se avessero mai potuto diventare meschini.

Questo preambolo è stato scritto da me. L’articolo che segue è stato scritto da me e Anthony McIntyre.

Vi è chiara evidenza che Niall O’Dowd non conosce ‘benissimo’ lo sfondo del Boston College’s Belfast Project. E partendo dal presupposto di non sapere ‘benissimo’, ha sparato fuori un pezzo zeppo di errori. Quali prove abbia trovato O’Dowd è chiaro come il fango che cerca di gettare.
E’ una partenza sfortunata, perché per un po’ Niall O’Dowd è stato fortemente contrario agli sforzi del governo britannico di invadere l’archivio storico orale del Boston College.Ora ha scelto di non parlare degli inglesi e cerca invece di discolpare il Boston College e i tribunali americani. Tutto nel dubbio tentativo di biasimare il ricercatore e il direttore del progetto.
Citando una dichiarazione giurata del Boston College, che in realtà non la era, O’Dowd scrive: “Prima dell’inizio del progetto, Robert K. O’Neill, il  Bums Librarian (dove i nastri dovevano essere) mise in guardia Moloney che, sebbene non avesse ancora parlato con il Boston College, la biblioteca non poteva garantire la riservatezza delle interviste a fronte di un ordine del tribunale.”
L’aspetto sorprendente di questa e di altre parti del suo fax a Ed Moloney nel maggio 2010 – che O’Dowd ha omesso di citare – è che è chiaramente prematuro il giudizio di O’Neill della situazione giuridica. Per esempio, egli ha continuato a dire: “Tuttavia, il primo emendamento alla nostra Costituzione sia quì molto amato, ho il sospetto che i tribunali considerino queste interviste come informazioni privilegiate”.
Questo è stato uno dei motivi per cui il progetto non è stato avviato nell’estate del 2000 ma è stato ritardato di ulteriori otto mesi. Avevamo bisogno di rassicurazioni molto specifiche e abbiamo aspettato fino a quando non le abbiamo ottenute. Quando finalmente il Boston College tornò con tali rassicurazioni, successivamente separatamente estese anche alla parte lealista del progetto, è stato dato il via libera.
E quali erano i lealisti rassicurati? Non siamo stati direttamente coinvolti nelle loro deliberazioni, ma alcuni dei loro hanno avuto incontri a faccia a faccia con membri di spicco del College a Belfast e dalle loro stesse parole, questi rappresentanti del Boston College: “… .. dal primo giorno, hanno dato garanzie direttamente connesse con l’interesse che questo materiale avrebbe suscitato nella PSNI. (I rappresentanti del Boston Colloge) hanno formalmente dato queste garanzie come rappresentanti ufficiali del Boston College e lo hanno fatto in linea con l’integrità di questa impareggiabile raccolta di studi irlandesi presso questa illustre istituzione accademica. Successivamente, ad ogni incontro  la discussione è stata incentrata su come il progetto avrebbe progredito e ogni volta la discussione ha ribadito come niente di tutto ciò avrebbe potuto accadere senza che ci fossero ferree garanzie alla base di tutta la questione.”
O’Dowd prosegue poi citando un’affermazione di Jack Dunn, portavoce del Boston College, in merito alla firma di un accordo tra il Boston College e Ed Moloney, nel quasi si dichiarava che ad ogni intervistato sarebbe stato stilato un contratto a garanzia della riservatezza nella misura che la legge americana consente”.
Anche se questo non è in discussione, sembra arrivare tardi nel giorno in cui il Boston Collegge ha adottato una posizione di ripiego, addossando la colpa sulle spalle di altri. La loro posizione, quando il caso giudiziario iniziò nel maggio scorso, era sostanzialmente diversa. Ted Folkman, in qualità di legale del Boston College,  puntualizza al Letters Blogatory: ‘nella proposta di annullare la citazione in giudizio, il Boston College non ha indicato che la promessa di riservatezza era una promessa solo nella misura consentita dalla legge americana’.
A parte questo, ci si aspetterebbe che il contratto redatto dal Boston College  avessa contenuto questa avvertenza, e se così fosse stato, se era stato scritto in modo chiaro e senza ambiguità nel contratto di riservatezza. Che cosa diceva esattamente questo accordo?
L’accordo firmato dagli intervistati recitava: “L’accesso alle registrazioni e le trascrizioni è limitato  a dopo la mia morte, tranne nei casi in cui io consenta, previa autorizzazione scritta, al loro utilizzo dopo aver consultato il Burns Librarian, Boston College. Data la delicatezza dei contenuti, il potere ultimo del rilascio spetta a me. Dopo la mia morte il Burns Librarian del Boston College potrà esercitare tale potere esclusivamente”.
Non c’era riferimento alcuno nel contratto redatto dagli avvocati del Boston College, al fatto che il tipo di riservatezza garantito non avrebbe resistito a un ordine del tribunale. Non c’era motivo per non inserire l’avvertimento che il tipo di riservatezza previsto dal contratto in qualsiasi modo si sarebbe scontrato con la legge americana.’
O’Dowd prosegue citando Jack Dunn, del Boston College, che ha sostenuto come i suoi ‘buoni amici in Irlanda, sembrano dimostrare una carenza nella fondamentale comprensione del processo legale americano.’
Questo è vero. Noi non siamo avvocati. Il Boston College ha una propria scuola di legge e il consulente legale ancora, una volta per tutte, sembra non aver capito il processo legale americano. Quando noi, che ‘non capiamo’ la legge americana, avevamo avvertito il Boston College che una citazione in giudizio avrebbe potuto essere imminente, ci hanno detto che non sarebbe successo. E più tardi viene data la motivazione: ‘… … praticanti avvocati … persone che sono state formalmente istruite in diritto internazionale’ avevano escluso questa eventualità. Questo per quanto riguarda la conoscenza del Boston College della legge americana.
Inoltre, in una e-mail del settembre 2011,un funzionario del Boston College, in materia di mandato di comparizione, ha detto ‘l’azione della PSNI Special Crimes Division era del tutto inaspettata.’ Una dichiarazione molto definitiva. Ma come avrebbe potuto essere ‘totalmente inaspettata’ se la posizione del Boston College è da sempre che l’archivio non avrebbe potuto non  resistere ad un ordine del tribunale? Il Boston College ne è rimasto ‘totalmente’ sorpreso perché l’azione PSNI è volata ‘totalmente’ in faccio al suo consulente legale.
O’Dowd sostiene inoltre che noi stiamo “difendendo l’indifendibile.’ Come sta proteggendo gli intervistati che hanno preso parte a questo progetto indifendibile? Sta suggerendo che li dovremmo abbandonare?
Infine, Niall O’Dowd ripete una storia trita e ritrita quando afferma che gli intervistati sono stati tutti avversari di Gerry Adams. Come diavolo avrebbe fatto a saperlo? Sa chi abbiamo intervistato? Certo che no. Il progetto è stato concepito per aumentare la conoscenza della storia repubblicana e gli intervistati sono stati scelti per la loro conoscenza, non per i loro pregiudizi. In definitiva, se l’archivio sopravvive e viene infine messo a disposizione del pubblico, sarà esso stesso a giudicare l’integrità accademica del progetto.

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