ROMPE IL SILENZIO UN SOPRAVVISSUTO DELLA STRAGE DI LOUGHINISLAND

Aidan O’Toole, uno dei sopravvissuti alla strage di Loughinisland, rompe il silenzio dopo 15 anni

Il barista del pub teatro della strage ‘firmata’ dall’Ulster Volunteer Force nel 1994, ha deciso di rompere il silenzio dopo 15 anni per sollecitare il Police Ombudsman Al Hutchinson a rivelare quanto è realmente successo quel giorno l’O’Toole Bar
Aidan lavorava dietro il bancone del pub di suo padre, quando uomini armati hanno fatto irruzione nel locale, aprendo il fuoco.
4 feriti e 6 morti, tra cui quella che resterà la vittima più anziana dei Troubles.
“La scena era una carneficina assoluta. I corpi dei morti e dei moribondi erano accatastati uno sull’altro. Eravamo in uno spazio piccolo, nessuno poteva scamparla”.
La relazione che dovrebbe essere resa nota nelle prossime settimane, dovrebbe contenere prove schiaccianti di una collusione dei servizi di sicurezza nella mattanza.
Esistono speculazioni che Hutchinson sia riuscito a collegare al massacro. fino a 4 agenti dei servizi di sicurezza.
La relazione dovrebbe rilevare le gravi carenze investigative, nonchè la mancanza di uno sforzo serio di far luce sull’accaduto.
L’automobile utilizzata per la fuga dalla banda, venne distrutta due anni più tardi dalla polizia mandando in fumo prove forensi fondamentali. Gli investigatori non sfruttarono nemmeno il follicolo di un capello rinvenuto all’interno di un passamontagna recuperato insieme a fucili e tute usate nell’attacco.
Per più di 10 anni i sopravvissuti e i familiari delle vittime si sono trincerati dietro al silenzio, perchè confidenti nelle promesse delle polizia che avrebbe dovuto assicurare alla giustizia i colpevoli. Solo dopo aver appreso dello ‘spreco’ di prove ritenute di vitale importanza, è sorto in tutti il dubbio che in realtà si volesse proteggere qualcuno.
“Loro (la polizia) inzialmente ci hanno detto che potevano incastrare gli assassini da una goccia di sudore.
“Ma pur essendo in possesso della vettura usata nella  fuga, delle armi utilizzate, delle tute, dei passamontagna e di un capello di uno degli assassini, nessuno è mai stato accusato. Iniziamo a chiederci se si sta proteggendo qualcuno”.
O’Toole, non nascondendo il timore che la relazione non possa dare piena soddisfazione ai familiari, ha affermato: “Tutto ciò che vogliamo è la verità”.

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Loughinisland survivor breaks 15-year silence (The Irish News)
A Barman who survived the Loughinisland pub massacre has broken his 15-year silence about the night six of his customers were shot dead.
Aidan O’Toole has spoken out to urge Police Ombudsman Al Hutchinson to reveal the full truth about the 1994 UVF atrocity.
In coming weeks Mr Hutchinson is due to deliver a damning report on the original RUC investigation of the murders at O’Toole’s Bar in Loughinisland, Co Down.
The report is expected to reveal “major failings” in the probe and to say that “no earnest effort” to identify the killers was made.
Failures include potentially vital forensic evidence being lost when police destroyed the gang’s getaway car two years after the attack.
Concerns have been raised over the failure to identify any of the killers despite a hair follicle being found on balaclavas recovered along with guns and boiler suits used in the attack.
It has been speculated that Mr Hutchinson could link as many as four security-force agents to the massacre. However, he is expected to stop short of confirming security-force collusion in the murders.
Mr O’Toole was working behind the bar of his father’s pub when the gunmen burst in and opened fire.
Six men, one of whom was the oldest victim of the Troubles, were killed.
Mr O’Toole and four others were seriously wounded. A bullet remains lodged in his kidney to this day.
In an interview with The Irish News today the 41-year-old says: “The scene was utter carnage. The bodies of the dead and dying were piled up on top of each other.
“It was such a small, confined space – no-one stood a chance.”
For more than a decade those bereaved or wounded in the attack refused to speak publicly about it.
In 2006 the victims’ families asked the ombudsman to investigate whether the murders of their loved ones had been properly investigated.
“For 10 years we stayed quiet because the police told us they would catch the killers but then we started to discover different things about the police investigation that alarmed us,” Mr O’Toole says.
“They originally told us they could catch the killers from one bead of sweat.
“But despite having the getaway car, the murder weap-ons, boiler suits, balaclavas and hair from one of the killers, no-one has ever been charged.
“You begin to ask yourself if someone is being protected.”
Mr O’Toole expresses concern that the report might still leave the families short of finding the full truth about who was behind the murders.
“All we want is the truth,” he says.

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