GRUPPI PARAMILITARI LEALISTI: “UNA VOLTA CHE TI UNISCI E’ IMPOSSIBLE USCIRNE”

È effettivamente una condanna a vita – una volta che qualcuno si unisce a un’organizzazione paramilitare lealista è praticamente impossibile uscirne – Bobby Singleton

Bobby Singleton è a capo della Police Service of Northern Ireland’s (PSNI) Paramilitary Crime Task Force, un’unità specializzata istituita due anni fa.

Si concentra sulle attività dei lealisti e del gruppo repubblicano dell’INLA, che sono visti come bande criminali.

Altre unità della PSNI e la MI5, si occupano invece dei dissidenti repubblicani, considerati una minaccia per la sicurezza nazionale.

A quasi un quarto di secolo dal cessate il fuoco, i gruppi paramilitari lealisti continuano ad esistere ed a reclutare.
“Nelle comunità lealiste, stiamo parlando di un numero significativo”, afferma Singleton.
“I giovani sono particolarmente suscettibili alla cultura delle gang”.
“Quindi è un problema per noi e uno penso lo sarà per un futuro considerevole”.

L’Ulster Defence Association (UDA) e l’Ulster Volunteer Force (UVF) rimangono pesantemente coinvolti in una vasta gamma di attività criminali. E continuano ad uccidere.
Domenica scorsa, 26 gennaio, Ian Ogle è stato barbaramente assassinato a East Belfast e la sua uccisione è stata attribuita a membri dell’UVF.

Martedì, quattro uomini sono stati condannati, a un minimo di 15 anni di carcere, per l’omicidio di Colin Horner, avvenuto a Bangor nel maggio 2017.
La polizia ha collegato quell’uccisione a una faida in corso all’interno dell’UDA.

La madre di Horner ha detto che Colin fu ucciso perché voleva lasciare l’organizzazione ed ha supplicato i giovani lealisti a non unirsi ai paramilitari.

Non distruggono vite, demoliscono vite

Mentre alcuni aderiscono volontariamente all’UDA e all’UVF, la polizia dice che molti sono costretti ad unirsi a causa dei debiti contratti con loro.

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“Può iniziare con qualcosa di semplice come i debiti, che si tratti di denaro preso in prestito o in alcuni casi di debiti di droga”, spiega Singleton.
“Una volta che ti sei indebitato con queste organizzazioni, loro determinano come vogliono essere ripagate”.
“In molti casi ciò può comportare il coinvolgimento attivo nell’attività, a nome di quei gruppi paramilitari”.
“Potrebbe essere detenzione di armi per loro conto, potrebbe essere un coinvolgimento nell’individuazione degli obiettivi o persino nella distribuzione di droghe”.
Una volta dentro, i membri trovano praticamente impossibile andarsene e vivono nella paura di essere colpiti o picchiati in modo grave, se lo fanno.

Singleton contesta che, nonostante la polizia conosca l’identità di molti membri dei gruppi, non si fa abbastanza per arrestarli e condannarli.
“C’è una distinzione, e deve esserci, tra le informazioni e l’intelligence e le prove che possono mettere le persone dinnanzi ai tribunali e consegnate alla giustizia”, ​​spiega.
“Quindi sì, anche se possiamo avere un’idea di chi siano i membri delle organizzazioni paramilitari, ciò che per noi è fondamentale è ottenere le prove necessarie per portarli davanti ai tribunali, affinchè vengano condannati per i reati che hanno commesso”.
Singleton afferma che il compito è reso più difficile dal fatto che molte persone hanno ancora paura di fornire prove sull’attività paramilitare.

Dobbiamo essere realistici al riguardo – in Irlanda del Nord c’è ancora una cultura secondo cui, l’unica cosa più riprovevole di un terrorista, è un informatore. Questa è un’eredità del conflitto

“Penso che finché non affronteremo questo come società, noi come polizia e le altre forze dell’ordine, avremo sempre delle sfide in termini di indagini contro queste organizzazioni paramilitari”.

Fonte BBC News NI

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