“PERSO” IL DOCUMENTO CHE POTREBBE GARANTIRE A MARIAN PRICE LA LIBERTÀ

Parla l’avvocato, Peter Corrigan: “Marian Price aveva ottenuto il perdono reale, non poteva esserle negata la licenza. Abbiamo chiesto al Northern Ireland Office di recuperare quel documento, ma ci hanno risposto che è andato perso e probabilmente è stato stracciato. È tutto molto conveniente.”

Marian Price è detenuta in isolamento a Maghaberry – carcere esclusivamente maschile – da sei mesi, con l’accusa di “favoreggiamento al terrorismo” per aver tenuto in mano il foglio del discorso che un uomo a volto coperto stava leggendo durante una commemorazione dell’Easter Rising a Derry, in Aprile.
La licenza di libertà ottenuta insieme al perdono reale nel 1980, le aveva permesso di lasciare il carcere di Bristol, dove la sua salute si era deteriorata in seguito ad un lungo sciopero della fame e alla pratica dell’alimentazione forzata ripetuta quattrocento volte in sei mesi; sulla base del perdono reale il suo avvocato insiste che Owen Paterson non avrebbe avuto il diritto di rimandarla in carcere, ma quel documento non c’è più: “perso dal governo britannico”, secondo il Northern Ireland Office (NIO), e “probabilmente stracciato”.
Mentre amici e sostenitori protestano a Belfast per questo “conveniente errore”, il marito, Jerry McGlinchey, dichiara: “Al di là della politica, sicuramente chiunque può riconoscere che è sbagliato che una donna di cinquantasette anni sia detenuta in isolamento totale per sei mesi in una prigione maschile, senza alcun contatto con il mondo esterno. Mia moglie non ha problemi a presentarsi di fronte ad una corte e rispondere delle accuse. Non ha problemi a rimanere in carcere se una sentenza dovesse condannarla. Ma si oppone all’internamento a tempo indefinito, senza alcun diritto e senza una data di rilascio.”
Per il Maghaberry Friends’ and Families Support Group parla Martin Rafferty, egli stesso ex prigioniero Repubblicano: “Per la sofferenza delle donne in isolamento nelle carceri Iraniane ci sono state numerose campagne; qui il silenzio è assordante. A parte le visite dei familiari, Marian Price è detenuta in isolamento e privata di ogni contatto umano da sei mesi. Un trattamento simile provocherebbe danni fisico-psicologici su qualunque essere umano. Amnesty International e altre organizzazioni dovrebbero smettere di fingere di non vedere e prendere provvedimenti.”

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