MARTIN McGUINNESS: UN PROFILO

In Martin McGuinness si incarna il processo di transizione del Repubblicanesimo Irlandese dalla violenza paramilitare alla politica costituzionale. Uomo di punta dello Sinn Féin, prima di intraprendere la carriera politica McGuinness fu – come egli stesso ha ammesso pubblicamente – comandante della Provisional IRA del Bogside (Derry); ora è candidato ufficialmente alle prossime elezioni presidenziali per la Repubblica d’Irlanda.
BBC News analizza il suo percorso.

di Conor Spackman, BBC News Online

Traduzione di Elena Chiorino

Il 30 gennaio 1972, Bloody Sunday, aveva appena vent’anni; ma è durante le udienze del Bloody Sunday Tribunal che un giovane McGuinnes parlò per la prima volta pubblicamente: sedeva fra i centinaia di testimoni interrogati in quella che fu l’inchiesta pubblica più meticolosa mai sostenuta dallo Stato britannico. In quell’occasione, non negò il suo coinvolgimento nelle file della PIRA, allora già accuratamente documentato dai media, ma sottolineò di aver lasciato l’organizzazione due anni dopo il Bloody Sunday, nel 1974.
“Idee lungimiranti”
Durante i negoziati di pace, McGuinness è stato uno dei repubblicani inviati a Londra per i colloqui con l’allora Segretario di Stato,  William Whitelaw; i servizi di sicurezza lo descrissero come un promettente agente dalle vedute lungimiranti, nonostante la sua giovane età. Ed in effetti, è questa la caratteristica che è uscita allo scoperto nella sua corrente posizione di politico dello Sinn Féin: quando, nel 1986, il partito prese la storica decisione di abbandonare la politica dell’astensionismo dal Parlamento di Dublino, quello di McGuinness fu un ruolo chiave.
In seguito, dal primo cessate il fuoco dell’IRA nel 1994 alla firma del Good Friday Agreement nel 1998, dal disarmo nel 2005 alla condivisione dei poteri con il DUP due anni più tardi, McGuinness è diventato – anche più del presidente Gerry Adams – il volto pubblico dell’evoluzione dello Sinn Féin.
Un’alternativa alla violenza
Dopo l’elezione come membro astensionista della Stormont Assembly, nel 1982, McGuinness si assicurò una propria base elettorale con la nomina a MP per il Mid-Ulster nel 1997 e a MLA per la stessa area l’anno successivo.
Secondo le sue parole, McGuinness ha speso gli scorsi vent’anni a costruire quella base e quella potente forza elettorale che ha permesso da una parte allo Sinn Féin di sorpassare il SDLP divenendo il maggior partito nazionalista in Irlanda del Nord, e dall’altra ai leader repubblicani di puntare a rappresentare un’alternativa alla violenza.
Tuttavia, esiste anche una versione più oscura delle attività di McGuinness dopo che affermò di aver lasciato l’IRA.
Un documentario televisivo del 1993 attesta che nel 1986 fosse presente all’interrogatorio di Frank Hegarty, un informatore dell’IRA che in seguito fu trovato morto, e riporta che McGuinness avesse in precedenza assicurato alla madre di Hegarty che il figlio sarebbe potuto tornare a Derry senza paura che gli succedesse qualcosa.
McGuinness nega tutte le accuse, insieme alle insinuazioni secondo cui negli anni ’80 stesse ancora ricoprendo una posizione di punta nel Northern Command dell’IRA, responsabile della strage di Enniskillen nel 1987 – da McGuinness definita “assolutamente sbagliata” più volte nel corso degli anni.
Nel 1990, le cosiddette “proxy-bombs” dell’IRA provocarono numerose vittime, fra le quali Patsy Gillespie, cuoco delle caserme dell’Esercito Britannico a Derry, che fu costretto ad introdurre una bomba nel suo posto di lavoro mentre la sua famiglia veniva tenuta in ostaggio; la bomba esplose, uccidendo lui e cinque soldati. McGuinness ha ribadito ancora questa settimana di non essere stato a conoscenza di quelle azioni, in quanto allora non era un membro dell’IRA.
Immagine addolcita
Da allora, insieme all’immagine dell’Irlanda del Nord è cambiata e si è ammorbidita anche quella di McGuinness, eletto Vice Primo Ministro nel 2007.
Dopo essersi goduto una tranquilla e cordiale relazione con il Primo Ministro del DUP Ian Paisley – tanto che i due, da acerrimi nemici quali erano, giunsero ad essere soprannominati “the Chuckle Brothers” – McGuinness ha costruito un legame solido con il successore di Paisley, Peter Robinson. Secondo numerosi sondaggi, l’operato di McGuinness ha impressionato gli elettori unionisti più di quello di tutti i suoi predecessori dello Sinn Féin negli scorsi quattro anni: non c’è dubbio che l’atteggiamento tenuto da McGuinness nei confronti dei dissidenti repubblicani – definiti “traditori dell’Irlanda” – abbia contribuito a permettergli di guadagnare l’ammirazione di molti unionisti.
Molti di loro rimangono scettici, ma ora sono gli elettori della Repubblica d’Irlanda che McGuinness deve convincere.
Può basarsi su notevoli punti di forza: ha dimostrato serietà lungo la sua carriera politica sia guidando il movimento repubblicano verso il processo di pace, sia affrontando problemi fondamentali nell’ambito dell’economia interna e degli investimenti dall’inizio del processo di decentramento dei poteri nel 2007; inoltre, funzionari pubblici che hanno lavorato con lui lo hanno descritto come “un ministro che non ci si può impedire di apprezzare, una volta che lo si è conosciuto.”
Sarà abbastanza per i risultati di ottobre?
Secondo alcuni sondaggi è il favorito; ma dovrà fare i conti con quella fazione dei media che gli sarà apertamente ostile e insisterà sul suo passato nell’IRA.
E avrà bisogno che in sei settimane sia quell’immagine di gran maestro dalle vedute lungimiranti a prevalere.

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