“TERRORISTI” TORTURATI DAL RUC ALL’EPOCA DEI TROUBLES

Centinaia di “terroristi” nordirlandesi vittime di tortura da parte della polizia
di Ian Coabin ( The Guardian, 11 ottobre 2010)

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Persone imprigionate durante i Trubles rivendicano di essere state vittime di errori giudiziari nelle corti senza giuria di Diplock

Centinaia di uomini e donne colpevoli di atti di terrorismo in Irlanda del Nord durante i Troubles stanno cercando di far riaprire i propri casi, affermando che le confessioni che portarono alle loro incriminazioni furono estorte con la forza dalla polizia.
La CCRC – Criminal Cases Review Commission (Commissione per il Controllo dei Casi di Crimini), l’ente che investiga su presunti casi di errori giudiziari, ha ricevuto le domanda da più di 200 persone che sostengono di essere vittime di errori giudiziari nelle corti senza giurie della provincia.
Finora, la corte d’appello di Belfast ha ascoltato 26 casi riportati dalla commissione, e ha ribaltato i giudizi in 24 di questi casi. I procuratori di Belfast e Derry credono che molte altre persone faranno appello alla commissione nel prossimo futuro.
Mentre gli appelli aumentano, un certo numero di uomini che hanno lavorato come detective per la Royal Ulster Constabulary (RUC) hanno detto al Guardian in che modo gli ufficiali anziani incoraggiavano i maltrattamenti sistematici dei sospettati nel centro interrogatori di Castlereagh, a East Belfast e in altre parti, dopo la nascita delle corti Diplock (Diplock Courts)nel 1973.
Dicono di aver sfruttato al massimo la vaga dicitura di “legislazione di emergenza” in Nord Irlanda, che permetteva alle corti di ammettere le confessioni come prove, a patto che non ci fossero prove che fossero state ottenute con l’uso di tortura o di trattamenti inumani o degradanti. Un detective in pensione ha commentato: “Schiaffeggiare ripetutamente alla testa conta come tortura? E un casuale calcio nelle palle?”
In segno che le corti ora riconoscono che tali tecniche erano parte integrante dei metodi di polizia durante i Troubles, molte persone – che si dichiararono colpevoli dietro consiglio legale dopo aver confessato nel corso di confessioni di questo tipo – hanno ottenuto l’annullamento delle loro sentenze.
Oltre ai 26 casi ascoltati dalla corte d’appello, altri sette casi sono in attesa di essere ascoltati e circa 80 sono ancora sotto esame del CCRC. Tra questi ci sono 47 persone che erano minorenni al momento dell’incarcerazione.
Un certo numero di queste persone che sono state scarcerate sono state in grado di stabilire che c’era ragione di sospettare che gli ufficiali di polizia fossero responsabili di maltrattamenti anche di altri sospetti paramilitari.
Due uomini di Belfast, arrestati nel 1976 all’età di 14 e 16 anni, hanno scontato 9 anni di carcere dopo essere stati consigliati di dichiararsi colpevoli dell’omicidio di un contabile cattolico che fu ucciso nel suo letto. Sono stati in grado di dimostrare che le loro confessioni erano incongruenti con la scena del crimine, o con il rapporto del patologo sulle ferite della vittima, o con le dichiarazioni dei testimoni che sentirono gli spari.
Un altro uomo di Derry, confessò una serie di atti terroristici dopo essere stato arrestato nel 1978 all’età di 16 anni per essere interrogato sulla morte di un ufficiale della RUC e ha dichiarato che il suo legale gli disse di dichiararsi colpevole. È stato in grado di dimostrare che la corte ignorò il suo alibi e le prove che mostravano che si trovava a 150 km di distanza in una casa sicura per bambini all’epoca in cui la maggior parte dei crimini furono commessi. Aveva anche confessato di un tentato rapimento che, come è stato dimostrato in un successivo rapporto di polizia, non avvenne mai.
All’appello di quest’uomo, la corte ha appreso che dopo essere stato condannato al riformatorio, il suo legale gli consigliò di non appellarsi perché aveva ottenuto un “buon risultato”.
Tra coloro i cui casi sono stati portati in corte d’appello dal CCRC c’è un uomo di West Belfast che sostiene di essere stato costretto a firmare una falsa confessione di omicidio dopo essere stato quasi affogato da soldati del Reggimento Paracadutisti. La commissione ha dichiarato di aver aperto il caso per via di dubbi sull’ “ammissibilità e l’affidabilità” della confessione dell’uomo, e ha detto di credere che “c’è una reale possibilità” che la sua condanna sarà annullata. Alcune delle nuove prove portate dal CCRC sono state ritirate dall’uomo e dai suoi legali dietro insistenza del Ministero della Difesa.
Quasi tutti gli uomini e le donne che si stanno appellando sono stati condannati dalle controverse corti senza giuria di Diplock, che si occuparono dei casi di terrorismo in Nord Irlanda tra il 1973 e il 2007. Create dopo che vari membri di giurie erano stati minacciati e dopo gli omicidi di potenziali testimoni, le corti potevano condannare anche grazie alle sole confessioni e i difensori dovevano provare che le confessioni fossero state estorte.
Nel corso dei Troubles, svariati medici poliziotti si fecero avanti per dire che i sospettati venivano picchiati durante gli interrogatori e che le corti non tenevano conto delle loro esperte testimonianze.
Eamonn McDermott, che ha passato 16 anni in prigione dopo aver confessato l’omicidio di un detective cattolico della RUC a Derry nel 1977 – e la cui condanna è stata ribaltata trent’anni dopo – ha detto: “Trovo interessante che alla prima occasione in cui il sistema di Diplock viene analizzato da un’agenzia esterna inizi a sbriciolarsi.. Credo che la CCRC sia rimasta stupita di quante cose fossero accettabili in quel periodo”
Poche persone dell’Irlanda del Nord si sono rivolte al CCRC durante i primi anni della sua esistenza, risultando in una conferenza nella provincia nel 2004 che intendeva accrescere la consapevolezza e promuovere la fiducia nel suo lavoro. Ne susseguì qualche altra domanda, ma solo ultimamente si è ampliato.
Alcuni di quelli le cui condanni sono state già invalidate hanno ricevuto somme considerevoli come compensazione. Non è stato così per tutti – l’ufficio per il Nord Irlanda ha stabilito che ad alcuni questi risarcimenti non spettassero.
Alcuni stanno combattendo contro questi rifiuti nelle corti.

(traduzione a cura di Valentina Prencipe)

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Hundreds of Northern Ireland ‘terrorists’ allege police torture (Guardian)
People convicted during the Troubles claim they suffered miscarriages of justice in non-jury Diplock courts
Hundreds of men and women found guilty of terrorism offences in Northern Ireland during the Troubles are attempting to have their cases reopened, alleging that the confessions that led to their convictions were beaten out of them by police.
The Criminal Cases Review Commission (CCRC), the body that investigates alleged miscarriages, has received applications from more than 200 people who argue that they fell victim to miscarriages of justice at the province’s non-jury courts.
So far the court of appeal in Belfast has heard 26 cases referred by the commission, and has overturned convictions in 24 of those. Solicitors in Belfast and Derry say they believe many more people will be applying to the commission in the near future.
As the appeals mount, a number of men who served as detectives with the Royal Ulster Constabulary (RUC) have told the Guardian how senior officers encouraged the systematic mistreatment of suspects at Castlereagh interrogation centre in east Belfast, and elsewhere, after the establishment of the Diplock courts in 1973.
They say they took full advantage of the vague wording of emergency legislation in Northern Ireland which allowed the courts to admit confessions as evidence, providing there was no evidence they had been obtained through the use of torture, or inhuman or degrading treatment. One retired detective commented: “Do repeated slaps around the face amount to torture? What about an occasional kick in the balls?”
In a sign that the courts are now accepting that such tactics were an integral part of policing during the Troubles, a number of people who pleaded guilty on legal advice after signing so-called confessions have succeeded in having their convictions overturned.
In addition to the 26 cases heard by the court of appeal, a further seven cases are waiting to be heard, and 80-odd are still being considered by the CCRC. These include 47 people who were juveniles at the time of their conviction.
A number of those whose convictions have been overturned have been able to establish that there were grounds to suspect that the police officers who they alleged were responsible for their own mistreatment had beaten other suspected paramilitaries.
Two men from Belfast, who were arrested in 1976 as boys aged 14 and 16, served nine years in jail after being advised to plead guilty to the murder of a Catholic accountant who was shot dead in his bed. They were able to show that their confessions did not fit with the crime scene, or the pathologist’s report on the victim’s injuries, or with statements by witnesses who heard the shots.
Another man, from Derry, confessed to a series of terrorism offences after being arrested in 1978 at the age of 16 for questioning about the murder of an RUC officer, and says he was then instructed by his lawyer to plead guilty. He has been able to show that the court ignored alibi evidence that proved he was 75 miles away inside a secure children’s home at the time that most of the crimes were committed. He had also confessed to an attempted hijacking which, a subsequent police reported showed, had never taken place.
At this man’s appeal, the court heard that after he had been sentenced to a period of borstal training his lawyer advised him against lodging an appeal on the grounds that he had received a “good result”.
Among those whose cases have been referred to the appeal court by the CCRC is a man from west Belfast who says he was forced to sign a false confession to murder after being waterboarded by soldiers from the Parachute Regiment. The commission says it has taken up the case because of doubts about “the admissibility and reliability” of the man’s confession, and says it believes “there is a real possibility” his conviction will be quashed. Some of the new evidence unearthed by the CCRC is being withheld from the man and his lawyers, however, at the insistence of the Ministry of Defence.
Almost all the men and women who are appealing were convicted by the controversial no-jury Diplock courts that heard terrorism cases in Northern Ireland between 1973 and 2007. Established after a number of jury members were intimidated and potential witnesses murdered, they could convict on the basis of a confession alone, and defendants were expected to prove any claim that a confession had been coerced.
During the course of the Troubles several police doctors came forward to complain that terrorism suspects were being beaten during interrogation, and that the courts were dismissing their expert evidence.
Eamonn McDermott, who served 16 years in jail after confessing to the murder of a Catholic RUC detective in Derry in 1977 – and whose conviction was overturned 30 years later – said: “What I find interesting is that the first time the Diplock system is scrutinised by any sort of outside agency, it starts crumbling. I think there was quite a lot of surprise at the CCRC at what was acceptable at the time.”
Few people from Northern Ireland approached the CCRC during the early years of its existence, with the result that it staged a conference in the province in 2004 aimed at raising awareness and promoting public confidence in its work. A small trickle of applications followed, but that has recently swollen.
Some of those whose convictions have already been quashed have received substantial sums in compensation. Others, however, have not, with the Northern Ireland Office arguing that there is no obligation for them to be compensated. A number are challenging this refusal through the courts.

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