IL MAGGIOR DIFETTO DELLA BREXIT È L’ERRATA RAPPRESENTAZIONE DELL’IRLANDA DEL NORD

Editoriale firmato da Felix Hoffmann per The Globe Post

Da giovane europeo quale sono, l’idea di una guerra in Europa mi è sempre sembrata assurda. Ma ora, la possibilità di un hard border tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda ha riacceso la scintilla della violenza e ha messo in luce un difetto fondamentale dell’intero dibattito sulla Brexit e del processo di negoziazione. La maggior parte delle persone nell’Irlanda del Nord, che vogliono una soluzione costruttiva e non distruttiva alla questione dei confini, sono mal rappresentate – o non lo sono per nulla – in politica e nella società.

Nel referendum sulla Brexit del 2016, il 55,8% della popolazione nordirlandese votò per rimanere nell’Unione Europea, e in alcune circoscrizioni vicine al confine questa porzione toccò il 78%. Eppure, la Brexit potrebbe ancora far deragliare le vite di queste persone. Un hard border tra i due Paesi rischia di distruggere la libertà di movimento – l’essenza stessa dell’Accordo del Venerdì Santo del 1998, che riuscì a porre fine alla violenza dei Troubles.

Laura Kennedy, una giovane donna di Derry, città dell’Irlanda del Nord vicina al confine, è cresciuta conoscendo solo i confini aperti, come sono ora. Ma quando la Repubblica d’Irlanda introdusse limitati controlli di frontiera durante un focolaio del morbo della mucca pazza all’inizio degli anni 2000, ha capito cosa significherebbe un hard border.

“Non è stato così grave, non c’erano poliziotti armati, ma anche allora, ricordo che la situazione era molto tesa”, ha dichiarato. “Per la generazione dei miei genitori, è stato un orribile ricordo di quanto fosse stata dura”.

Anche le interruzioni temporanee alla libera circolazione si sono rivelate traumatiche per molta gente del luogo, perché, in Irlanda del Nord, la libera circolazione significa molto di più che avere una casa al mare per le vacanze oltre il confine.

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Scheda informativa sul confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord e l’impatto della Brexit

L’apertura del confine ha liberato le persone dal dovere di scegliere da quale parte del conflitto stare e, così facendo, si è riusciti a ridurre le tensioni. La gente ha costruito nuove vite su questa libertà, ma essa ora è alla mercé della ghigliottina degli integralisti della Brexit. Questo per un semplice motivo: le voci della maggioranza moderata degli irlandesi del Nord non vengono ascoltate da nessuna delle parti. Né dal governo del Regno Unito, né dal proprio (l’Irlanda del Nord non ha un governo attivo), né dai media tradizionali.

Errata rappresentazione e radicalizzazione

Il timore diffuso è che un hard border potrebbe rafforzare gruppi radicali come la New IRA. Tuttavia, la questione di fondo non è il radicalismo in sé, ma l’essere mal rappresentati: un hard border proverebbe che la voce della maggioranza moderata più direttamente colpita non è stata ascoltata. La radicalizzazione è una conseguenza logica dell’essere mal rappresentati.

“Conosco un sacco di persone che, successivamente alla Brexit, quando l’Irlanda del Nord aveva votato per rimanere e tuttavia dovevamo uscire, hanno percepito che le nostre voci non venivano ascoltate”, ha sottolineato Laura Kennedy. “Io stessa mi sento sempre più frustrata dal governo britannico, perché sento sinceramente che non veniamo rappresentati”.

E nonostante gli irlandesi del Nord abbiano chiaramente un interesse nei negoziati sulla Brexit, non hanno un posto al tavolo [dei negoziati]. L’Irlanda del Nord detiene attualmente il record mondiale per il più lungo periodo di pace senza un governo eletto, il che danneggia gravemente la sua capacità di difendere i propri interessi.

Il DUP e l’opinione pubblica

Il Democratic Unionist Party, o DUP, è l’unico attore nordirlandese nei negoziati della Brexit. Il più grande sostenitore, pro-britannico e pro-Brexit, il DUP è il partito più grande dell’Irlanda del Nord, seppur con un leggero margine, e supporta il governo di minoranza del Primo Ministro Theresa May nel Regno Unito. È una posizione comoda dove stare, quando vuoi che la tua opinione sulle cose abbia un impatto sul processo decisionale.

Il problema, tuttavia, non è solo politico. L’opinione pubblica è stata ipnotizzata dal potenziale risorgere dell’Irish Republican Army, o IRA, e in effetti ci sono stati attacchi da parte di alcune fazioni. Il 18 aprile, una giornalista nordirlandese (Lyra McKee) è stata uccisa durante degli scontri a Derry.

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Troppo spesso, tuttavia, tutta l’Irlanda del Nord è raffigurata come un polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Ciò significa che la radicale, ma esigua, minoranza di coloro che sono pronti a usare la violenza esercita un’influenza sproporzionata sul dibattito. Le voci moderate sono costrette a reagire a una minaccia percepita, invece di discutere della propria visione del futuro.

“Veniamo rappresentati come un popolo arrabbiato e violento che odia l’Inghilterra e non vuole assolutamente avere nulla a che fare con essa”, ha dichiarato Laura Kennedy. “E non è così.”

Per la prima volta nella mia vita, vedo una strada che potrebbe portare ad un conflitto armato all’interno dell’Europa. Che ci siano gruppi disposti a usare la violenza è preoccupante, ma il problema di fondo dell’essere mal rappresentati è un pericolo molto più grande – soprattutto perché poche persone ne parlano.

La Brexit in sé è già un fallimento, ma il fallimento più grande è che i nostri politici – e noi in prima persona – rifiutiamo di, semplicemente, ascoltare.

 

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One comment

  • La cosa maggiormente condivisibile del articolo è quella che un deficit di rappresentatività non può portare altro che alla radicalizzazione ed anche all’uso della violenza; ci si deve allora chiedere : “cui prodest” ? Perché non si manifesta unitariamente contro il fatto che al tavolo ci sia solo il DUP?
    Su questo il SF non alza sufficientemente la voce o comunque incide poco o nulla.
    Non ci si lamenti poi che la popolazione si senta rappresentata più da altri gruppi politici , minoritari oggi ma lontani anni luce dall essersi imborghesiti all’ombra di Stormont….

    Mi piace

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