“SAY NOTHING: A TRUE STORY OF MURDER AND MEMORY IN NORTHERN IRELAND”, INTERVISTA ALL’AUTORE

Riportiamo l’intervista rilasciata da Patrick Radden Keefe, autore del libro “Say Nothing: A True Story of Murder and Memory in Northern Ireland”, a William Brangham di PBSO News Hour.

Il libro, appena uscito sul mercato, ha rappresentato per l’autore l’occasione di guardare ai Troubles attraverso gli occhi di alcui personaggi che ne sono diventati, anche loro malgrado, il simbolo. Tra questi Dolours Price e Jean McConville, la cui storia sarà raccontata da una serie televisiva che trarrà spunto libro.

La trascrizione integrale dell’intervista

William Brangham:
Leggendo il nuovo libro di Patrick Radden Keefe, devi continuamente ricordarti “questa non è letteratura”. “Say Nothing: A True Story of Murder and Memory in Northern Ireland” inizia con il famoso rapimento del 1972 di Jean McConville, una vedova madre di dieci figli che viveva a Belfast.
Jean McConville fu solo una delle circa 3500 vittime del periodo fra gli anni ’60 e gli anni ’90 noto come i Troubles, un brutale conflitto settario lungo decenni.
Ma “Say Nothing” è molto di più di un thriller. È anche la storia dei traumi persistenti della violenza politica e di come il passato semplicemente si rifiuti di stare nel passato.

Patrick Radden Keefe è un reporter del New Yorker, e si unisce a me ora.

Benvenuto.

Patrick Radden Keefe:
Grazie.

William Brangham:
Nel libro scrivi che, crescendo, non ti interessava particolarmente la tua personale storia e origine irlandese. Perciò, sono solo curioso, come sei arrivato a questa storia in particolare?

Patrick Radden Keefe:
Durante la mia giornata di lavoro al New Yorker, nel 2013, lessi un necrologio sul New York Times per una donna chiamata Dolours Price, che era stata un membro dell’IRA. E aveva vissuto questa affascinante, drammatica vita. Veniva da una famiglia Repubblicana, perciò aveva membri dell’IRA da entrambi i lati della famiglia anche andando indietro di generazioni. E fu la prima donna ad entrare nell’IRA come soldato di prima linea nei primi anni ’70.

William Brangham:
Era proprio come un’adolescente radicalizzata.

Patrick Radden Keefe:
Sì decisamente, sì arruolò nell’IRA quando era appena uscita dall’adolescenza con la sua sorella minore, piazzò bombe a Londra, andò in prigione, iniziò uno sciopero della fame e si trovò faccia a faccia con Margaret Thatcher.
Era molto vicina a Gerry Adams, il comandante dell’IRA che è diventato un politico. E quando lui negoziò il processo di pace, ruppero i rapporti.
Quindi, per me questa sembrò un’occasione per guardare ai Troubles attraverso gli occhi di una manciata di personaggi. Uno di loro è Dolours Price. Un altro è Jean McConville, che hai menzionato.

William Brangham:
Il caso di Jean McConville è stato alla ribalta in Nord Irlanda per molti, molti anni. E i suoi figli, i dieci figli che sono rimasti soli quando lei fu rapita, hanno una grossa responsabilità nel mantenere viva la storia, vero?

Patrick Radden Keefe:
Sì.
Questo è parte di ciò che per me è affascinante di questo caso, ovvero: ci sono così tante vittime dei Troubles. E, in un certo senso, avrei potuto scrivere un libro come questo su uno qualunque delle migliaia di casi. Ognuno è stato una tragedia per la sua famiglia. Ma il caso di Jean McConville fu così crudo, perché aveva dieci figli ed era vedova. Qualcuno preme un grilletto, e dieci bambini si ritrovano orfani. È il tipo di tragedia che passa di generazione in generazione.
C’era una vera cultura del silenzio durante i Troubles, una cultura della paura e una tendenza a non volere che nessuno facesse troppe domande o parlasse,..

William Brangham:
È a questo che si riferisce il tuo titolo.

Patrick Radden Keefe:
Il titolo del libro è “Say Nothing”, che arriva da una poesia di Seamus Heaney e da un verso in particolare, whatever you say, say nothing, che è una frase da lui utilizzata per evocare la cultura di quel tempo [citava i manifesti dell’IRA, NdR]
E la famiglia McConville finì per sfidare quella cultura del silenzio.

William Brangham:
Non svelerò il finale del libro, ovviamente, ma c’è questo momento in cui – forse inciampare non è il termine esatto – sembra che inciampi sul nome dell’assassino. Come ci si sente, come giornalista, come scrittore, a veder succedere una cosa del genere mentre lavori?

Patrick Radden Keefe:
È stata… un’esperienza intensa. Non mi era mai successo in anni e anni di lavoro per il New Yorker. Non stavo nemmeno cercando l’identità dell’assassino.

William Brangham:
Sembra che stessi facendo proprio quello.

Patrick Radden Keefe:
No.
Onestamente, quello era un vecchio caso, Jean McConville fu uccisa quattro anni prima che io nascessi. E parte di quello è stato scioccante per me… sono andato sette volte a Belfast durante i quattro anni di stesura del libro.
E andavo lì e facevo domande su un crimine che è stato commesso quasi mezzo secolo fa, e la gente mi sbatteva la porta in faccia. La sensazione era che fosse ancora molto rischioso e vivo.
Ma avevo sempre dato per assunto che la persona che effettivamente premette il grilletto fosse un qualche anonimo killer, non qualcuno che era sul mio schermo. E poi, per caso, quando il lavoro era già piuttosto avanzato, due persone mi diedero due indicazioni che coincidevano in modo inquietante, e indicavano una persona che era un personaggio del loro, una persona di cui ero a conoscenza e di cui i figli di Jean McConville erano a conoscenza, ma che nessuno aveva capito fosse legata al terribile crimine.

William Brangham:
Quindi la storia che stai raccontando… hai nominato Gerry Adams, ed è uno dei fulcri del libro.
Partecipò al processo di pace e ne fu una figura chiave. E tu scrivi come il processo di pace abbia fatto sì che tante persone in Nord Irlanda si sentissero abbandonate, che le vittime avvertissero di non aver ottenuto giustizia e i perpetratori coinvolti in questi crimini di guerra si chiesero “che cos’è tutto questo?”

Patrick Radden Keefe:
Persone come Dolours Price… ecco qualcuno che ha fatto cose terribili, veramente terribili, ha messo bombe in luoghi pubblici, ha giustiziato altre persone, e per tutto il tempo quello che diceva a se stessa era “Sto facendo queste cose perché così cacceremo gli inglesi dall’Irlanda e avremo un’Irlanda unita”.

William Brangham:
E quello per noi è il successo.

Patrick Radden Keefe:
Ed è il successo. Ma è anche il fine che giustifica tutti i terribili mezzi che abbiamo utilizzato.
E ciò che è successo è che quando Gerry Adams e altri della sua cerchia finirono a scrivere il Good Friday Agreement, in cui i Repubblicani e l’IRA sostanzialmente dichiarano di essere disposti a tollerare l’idea che inglesi continuino ad avere potere sull’Irlanda del Nord, beh, questo per persone come Dolours Price e altri suonò come un enorme tradimento, perché c’era questo senso “dell’aver fatto tutto ciò che ho fatto perché pensavo che un giorno saremmo arrivati ad un punto in cui ci saremmo guardati e avremmo detto ‘ne è valsa la pena’, ma mi avete derubato di questa giustificazione”.

William Brangham:
Il libro è “Say Nothing: A True Story of Murder and Memory in Northern Ireland.”
Patrick Radden Keefe, grazie mille.

Patrick Radden Keefe:
Grazie.

Tratto da PBS News Hour

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Say Nothing: A true story of murder and memory in Northern Ireland

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