I GIORNALISTI ARRESTATI PER IL DOCUMENTARIO SU LOUGHINISLAND ACCUSANO IL GOVERNO: “È IRONIA PARLARE DI LIBERTÀ DI STAMPA”

Due reporter di Belfast arrestati dopo l’uscita di un documentario che denunciava la collusione della polizia con i paramilitari lealisti nel massacro di Loughinisland hanno attaccato il governo, che ha dichiarato il 2019 “l’anno della libertà di stampa”

“Surreale”: è così che Trevor Birney e Barry McCaffrey hanno definito la situazione in cui loro, le loro famiglie e i loro colleghi si sono trovati a lavorare, con “un’enorme pressione” addosso da quando, ad agosto, il Durham Constabulary li aveva arrestati e chiusi in cella per 14 ore.

L’accusa era sospetto furto di materiale confidenziale dagli uffici del Police Ombudsman, Michael Maguire, riguardante le indagini sulla strage di Loughinisland, che ha causato sei vittime.

In un rapporto del 2016 erano stati confermati i sospetti di collusione fra il RUC e i killer dell’UVF.

Un film del 2017, No Stone Unturned – il cui regista è il vincitore del premio Oscar Alex Gibbney – esplora i dettagli della vicenda e dell’indagine, e fa il nome di uno dei potenziali assassini.

Agli Amnesty International Media Awards a Londra, Birney ha preso la parola lanciando un avvertimento: “Quello che è successo a noi potrebbe succedere a qualunque giornalista in qualunque parte del Regno Unito”, ha dichiarato.

“È un fatto”, ha continuato. “E quello che è scioccante è che la polizia oggi, nel mondo in cui viviamo oggi, con giornalisti che vengono uccisi o arrestati e relegati in prigione in tutto il mondo, che qui una forza di polizia britannica, il Durham Constabulary, abbia  deciso che fosse assolutamente proporzionato e appropriato arrestarci in una mattina d’estate e abbatterci in cella per 14 ore – e l’ironia più grande è che l’Ufficio per gli Affari Esteri ha deciso che questo è l’anno della libertà di stampa”.

“È scioccante”, ha nuovamente ribadito, “e credo che tutti i giornalisti del Regno Unito dovrebbero saperlo, che sono a rischio, e che se perdiamo questa causa sarà una sconfitta per il giornalismo e per la libertà di stampa nel Regno Unito e in Irlanda”.

Anche McCaffrey concorda che il rischio è reale. “Il governo va in giro per il mondo a difendere la libertà di stampa ma cosa succede nelle nostre case? Arrestano giornalisti sulla soglia di casa e non siamo in Turchia, o in Myanmar. Siamo a Londra, a Glasgow, a Belfast. E sta succedendo”.

Birney ha aggiunto di essere ancora sotto shock per il fatto di essere stato arrestato. “Se un anno fa mi aveste detto che saremmo stati arrestati e liberati su cauzione e che avremmo dovuto dare tre giorni di preavviso alla polizia prima di lasciare la giurisdizione avrei detto che siete fuori di testa”, ha affermato.

Birney ha anche parlato del valore che i documenti che trapelano hanno nella ricerca della verità.

“A dirla tutta, si potrebbe dire che i documenti che trapelano siano un ingrediente essenziale di una democrazia efficiente”, ha dichiarato, aggiungendo: “I documenti che trapelano aiutano i giornalisti a raccontare le storie che importano. Ci aiutano a servire il pubblico interesse. E ci aiutano a raccontare la verità”.

Si è poi riferito direttamente ai documenti che McCaffrey ha ricevuto per posta, e che hanno aiutato i giornalisti a trovare la verità su Loughinisland.
“Sei uomini furono colpiti alle spalle mentre guardavano una partita di calcio nel loro pub di zona. Nessuno è stato mai incriminato”, ha sottolineato Birney, concludendo: “Avrebbero potuto dare la caccia ai colpevoli, ma hanno preferito arrestare noi giornalisti”.

Patrick Corrigan, il direttore dei programmi di Amnesty International per il Nord Irlanda, ha dichiarato: “Amnesty è profondamente preoccupata per l’arresto di due dei giornalisti più rispettati in Nord Irlanda, e per il sequestro dei documenti e dei computer. L’arresto ha scosso con un brivido di paura tutti i giornalisti in Nord Irlanda e non abbiamo dubbi: la libertà di stampa è ora a grosso rischio”,

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