“UN ABUSO” LE CONDIZIONI DELLA LICENZA DI MARTIN COREY

Il Republican Sinn Féin ha criticato le condizioni che la Parole Commission ha imposto a Martin Corey per la licenza di libertà

Da mercoledì sera, dopo quasi quattro anni di internamento, Martin Corey è libero; ma per il Republican Sinn Féin l’abuso dei suoi diritti umani non è finito con la scarcerazione.

Vittima della politica di revoca della licenza di libertà condizionata, Martin Corey è rimasto detenuto a Maghaberry da aprile 2010 sulla base di “prove segrete”, e senza che né lui né i suoi legali fossero mai informati delle accuse di cui avrebbe dovuto rispondere.

“Questa è stata un’indubbia fonte di imbarazzo per il Governo britannico”, ha commentato un portavoce del RSF, rimasto anonimo, che ha poi fortemente criticato le condizioni della licenza concessa a Martin Corey.

Per decisione della Parole Commission, non gli sarà permesso né di parlare con i media, né di vivere per i prossimi sei mesi a meno di venti miglia da Lurgan, la sua città: di fatto, non potrà rientrare a casa.

Critiche a questo proposito anche dal SDLP, il cui portavoce ha dichiarato che il trattamento riservato a Corey è “un affronto ai sacrosanti principi della giustizia aperta”, e da Jennifer McCann (rappresentante Sinn Féin di West Belfast), secondo cui il suo caso ha “compromesso la fiducia della popolazione nel sistema giudiziario”.

Agli antipodi il commento di Tom Elliott (UUP), per il quale il rilascio di Corey, insieme ai casi di Gerry Kelly e Marian Price, sarebbe “un’ulteriore motivo di temere che il sistema giudiziario abbia un occhio di riguardo verso i Repubblicani”.

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