UNA RISPOSTA BRUTALE ALLA QUESTIONE DETENTIVA, MA QUEST’OMICIDIO NON CAMBIERA’ NIENTE

Segue la traduzione dell’articolo dal forte sapore critico di Brian Rowan apparso oggi  (2/11/2012)  sul Belfast Telegraph in terza pagina. 

La fonte ha usato la parola ‘sorpresa’. Riflettendo ad alta voce sulla decisione di compiere un attacco sull’autostrada.

Pensava che David Black sarebbe stato molto più allerta nelle vicinanze di casa sua, più guardingo verso qualsiasi sospetto.

Ma, a quell’ora del mattino, durante il tragitto verso il lavoro, la sua mente sarebbe stata altrove, le sue difese abbassate.

Coloro i quali lo hanno ucciso avevano fatto i compiti a casa.

Sapevano la sua routine, il dove e il quando dei suoi movimenti, dove sarebbe stato più vulnerabile, e la via di fuga più veloce per loro verso il luogo dove avrebbero poi abbandonato la loro auto.

Questi piani hanno funzionato, e c’è sempre una ragione dietro l’atto, un metodo nella follia omicida, per quanto ingiustificabile possa essere.

Il suo killer voleva forse mandare il più ampio messaggio agli altri secondini che nessun luogo è al sicuro, che nessun luogo è troppo lontano per un attacco e che nessuno può trovarsi oltre la loro micidiale portata?

Questi sono giochi d’astuzia – spara ad un agente e ne terrorizzerai e minaccerai molti altri.

L’antefatto di questo attacco è nella protesta di lungo corso dei prigionieri dentro la prigione di  Maghaberry dove David Black lavorava. Questo clamore riguarda le strip-searches e l’attacco di ieri arriva come tecnica alternativa per metter fine alla pratica che è attualmente presa in considerazione e sperimentata. I dissidenti non hanno aspettato esiti e risultati.

La questione ed il punto focale torna ora a quale fazione ha pianificato e portato a termine questo attacco.

Il terrorismo dissidente è un mondo caotico, un luogo di fazioni concorrenti, arrivisti e individualisti. Ogni gruppo ha prigionieri coinvolti nella protesta in carcere – la Continuity IRA, Oglaigh na hEireann (ONH) e il nuovo gruppo dissidente che si definisce the IRA. All’interno della prigione e al suo esterno ci sono tensioni.
Ai gruppi dissidenti non piace il sistema delle perquisizioni e dei controlli stretti sul movimento e sull’associazione, ma non si piacciono neppure tra loro.

Così, parte di ciò sarà stata un’offerta per il primo sciopero – un attacco in supporto dei prigionieri che protestano, consegnando il messaggio che un gruppo in particolare è attento più degli altri alle loro sofferenze.

Lungo la comunità dell’Irlanda del Nord la grande, grande maggioranza delle persone vedrà cosa è successo con assoluta indignazione, cioè come un freddo, inutile assassinio in una guerra fasulla.

Ma in quel mondo dissidente, e nei luoghi dove si continua ininterrottamente a giocare alla guerra, questo tipo di uccisione, in questo momento, sarà la benvenuta. E’ fredda come quel mondo.

Ma cambierà qualcosa? Costringerà le autorità carcerarie a piegarsi? La risposta è no, per questa ragione.

Gli spettri della passata prigione ancora tormentano le autorità, ai tempi in cui concessero troppo terreno ai prigionieri repubblicani e lealisti dentro al Maze e soffrirono l’umiliazione di evasioni e omicidi dietro le sbarre.

Concessioni non saranno fatte sotto minaccia. L’attacco non forzerà il tracollo della politica delle perquisizioni.

Ma l’omicidio di ieri è un promemoria della minaccia. E’ stata una delle rari occasioni quando gli uomini armati entrano dentro il radar. Una di quelle volte in cui il mondo dell’intelligence non ha visto o sentito.

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