4 NOVEMBRE 2011 – 10 ANNI FA LA RUC PASSAVA IL TESTIMONE ALLA PSNI

Dieci anni fa veniva posto un tassello importante nel processo di pace e del ristabilimento del diritto in Irlanda del Nord. Nel novembre 2001 lo storico corpo di polizia nord-irlandese, il Royal Ulster Constabulary (RUC), venne ufficialmente sciolto, dando inizio ad una nuova fase della storia recente del Paese

Il Police Service of Northern Ireland (PSNI) prendeva le redini al posto del defunto RUC, nel tentativo di rinnovare dalle fondamenta la gestione della giustizia in Ulster.
Dieci anni non sono poi molti per guarire ferite sociali profonde come quelle ancora sanguinanti dell’Ulster della fine dei Troubles, ma danno però un’idea della direzione presa, e forse un indizio sulle direzioni future.
Agli occhi di ciò che resta della ribellione armata paramilitare – le nuove IRA – il PSNI continua a rappresentare uno tra i principali obiettivi da colpire. Un RUC con nuovo nome e nuovo aspetto, ma pur sempre un vecchio nemico, da contrastare apertamente.
In dieci anni di vita del nuovo corpo di polizia nord-irlandese, 2 ufficiali hanno perso la vita abbattuti dai dissidenti. Queste cifre non hanno niente a che vedere con le centinaia di RUC officers uccisi durante trent’anni di Troubles. Il sito ufficiale RUC elenca 300 caduti, di cui 277 per mano dei Provos, 12 assassinati dall’Irish National Liberation Army e dai gruppi ad essa connessi, e 8 per mano di gruppi lealisti.
All’apice dei disordini, il Royal Ulster Constabulary si era guadagnato il primato di essere il più pericoloso corpo di polizia al mondo di cui far parte.
Per quanto tragiche, due vittime dal 2001 testimoniano quanti passi avanti siano stati fatti in questo senso. La fine della campagna armata portata avanti per oltre tre decadi dalla Provisional IRA – giunta nel 2005, a culmine di un processo di smilitarizzazione e disarmo iniziato negli anni ’90 – è stato un passo fondamentale alla ricerca del nuovo equilibrio.
Ma l’RUC andava profondamente riformato al suo interno – senza quel procedimento, ogni reale tentativo di normalizzazione sarebbe risultato vano.
La minoranza cattolica e repubblicana non aveva simpatie per il corpo di polizia attivo in Irlanda del Nord dagli anni ’20. Nella lunga lista di soprusi civili e sociali a cui le comunità cattoliche sono state esposte, non mancavano le umilianti perquisizioni corporali, anche in pubblico, i raid della polizia nelle case con pretesti o anche solo – come  confermato da diverse inchieste – per prepotenza, per impaurire. Porte e finestre divelte, mobili sfondati, oggetti rotti sotto gli stivali e contro i fucili dell’RUC.
Quotidiane erano anche le accuse – troppo spesso fondate – di violazione dei diritti umani, discriminazioni, abuso di potere, violenze e collusione. Rimane ancora da chiarire per intero quanto estesa fu la collusione tra membri della polizia e paramilitari lealisti. Di questo aspetto, il più delicato e difficile da trattare, si è occupata il Police Ombudsman Nuala O’Loan, la cui Operation Ballast investigò numerosi casi di omicidio legati agli informatori filo-lealisti del RUC.
Data la situazione, non sarebbe certo bastato cambiare il nome del corpo per infondere fiducia in chi per anni si è sentito “vittima” di un certo modo di gestire la legge.
La commissione indipendente capeggiata da Chris Patten, costituita nel 1998 nell’ambito degli accordi di Belfast, dimostrò invece di voler andare a fondo nel processo di rinnovamento, rendendo possibili una serie di riforme della polizia che alla lunga diedero i loro frutti. Tra queste, fondamentali furono l’allontanamento del personale che aveva diretto l’RUC fino ad allora, e la creazione di police boards che rendevano conto dell’operato della polizia.
Furono rimossi tutti i simboli più evidenti che ricordavano il Regno Unito – non un mero fatto di forma, ma un importante passo rinnovatore, anche estetico, che il nuovo PSNI doveva mostrare.
E poi ancora, reclutamento alla pari di cattolici e protestanti in netta rottura con il passato, nuova enfasi posta su diritti umani e civili, più lavoro tra le comunità.
A distanza di 10 anni, il 30 per cento del PSNI è formato da cattolici, i deputati repubblicani di Sinn Féin siedono nel Policing Board del corpo, e non è raro che alcuni ufficiali vengano chiamati a parlare in scuole cattoliche.
Forse è presto per parlare di normalizzazione. Molte inchieste sono tuttora aperte, altre brancolano nel buio. Non si è ancora fatta piena luce sulle collusioni tra polizia e gruppi armati lealisti; pochi i casi investigati, meno ancora gli uomini chiamati a rispondere in tribunale. Numerose sono ancora le testimonianze di atti intimidatori e perquisizioni senza apparente motivo.
Ma dieci anni non sono molti. Sono solo un indizio, una direzione da continuare a seguire.

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