STRAGI DI DUBLINO E MONAGHAN, LE FAMIGLIE FANNO CAUSA AL GOVERNO BRITANNICO

L’annuncio oggi: i familiari degli attentati di Dublino e Monaghan del 1974 faranno causa al Governo britannico per collusione e insabbiamento nella strage

Ancora in attesa della verità dopo quarant’anni dagli attentati che tolsero la vita a 33 civili, i familiari delle vittime hanno deciso di intentare una causa civile contro il Governo.

Da sempre, infatti, sulle autorità grava il sospetto della collusione, che si aggiunge alle accuse di insabbiamento; subito dopo gli attentati, la responsabilità fu attribuita all’IRA invece che ai reali responsabili, i paramilitari lealisti.

Fu in seguito appurato che gli attentati – quattro autobombe esplose contemporaneamente il 17 maggio 1974 nelle due città – erano stati compiuti dall’UVF.

Saranno Derek Byrne (rimasto gravemente ferito a Dublino), e Paddy Askin (che perse il padre a Monaghan) a  portare in tribunale il Ministero della Difesa, lo Chief Constable della PSNI e il Segretario per il Nord Irlanda. 

Kevin Winters, rappresentante legale del gruppo Justice for the Forgotten, che combatte per far luce sull’accaduto, ha spiegato la scelta.

“Da molti anni le famiglie sostengono che le autorità hanno protetto i responsabili delle bombe di Dublino e Monaghan, e adesso vogliono denunciarlo apertamente.

“Almeno due noti agenti furono protetti e di fatto beneficiarono dell’immunità. Questa è un’accusa davvero grave, ed è un’accusa che non è mai nemmeno stata accennata in un vero e proprio processo penale o in un’indagine effettiva”, ha poi continuato.

“L’indagine che avrebbe dovuto aver luogo non fu mai iniziata”, ha aggiunto, “e  questa per le famiglie è una falsa sconvolgente”.

“Questa decisione è stata presa anche per cercare di compensare al fallimento del governo e delle varie autorità e agenzie che avrebbero dovuto indagare sulle bombe di Dublino e Monaghan e non lo fecero”.

Ha preso la parola anche Bernie McNally, sopravvissuto all’esplosione di Talbot Street, ma perdendo un occhio. “So che questo non riporterà indietro i nostri cari. Ma forse potrà in qualche modo essere una forma di conforto. Non lo so, personalmente non ho perso nessuno, ma immagino che il bisogno sentito sia quello di avere risposte. Io per me stesso le vorrei”.

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