CASO McCONVILLE, McINTYRE REPLICA AD ADAMS: È POLEMICA SUL BELFAST PROJECT

La PSNI ha reso noto oggi di voler interrogare Anthony McIntyre, veterano dell’IRA ora scrittore e giornalista, a proposito del Belfast Project del Boston College (interviste a membri dell’IRA e di gruppi lealisti sul loro ruolo nel conflitto, ndr), progetto di storia orale da lui curato. In calce, lo statement di McIntyre in replica alle dichiarazioni di Gerry Adams

Dal momento che McIntyre intervistò personalmente i partecipanti, una sua testimonianza è ritenuta cruciale nel caso di Ivor Bell e qualunque altro ex leader dell’IRA che venisse in futuro accusato di legami con la vicenda dei Disappeared.

In particolare, la PSNI vorrebbe raccogliere la testimonianza di McIntyre in relazione all’intervista che Bell nega di aver rilasciato, e che l’accusa ritiene invece parte delle registrazioni conosciute come “Man Z”, e alle condizioni in cui avvenne.

In questo modo, sarebbe possibile per il pubblico ministero sapere se le registrazioni in possesso della PSNI – nelle quali, sembra, sette Repubblicani discutono del caso McConville – siano da considerare o meno prove valide.

Nel processo contro Ivor Bell, infatti, la tesi dell’accusa si basa sull’identificazione di “Man Z” con l’imputato; tuttavia, ha sottolineato Peter Corrigan, il suo difensore, “Z” nell’intervista nega esplicitamente ogni coinvolgimento nell’omicidio McConville. Inoltre, secondo l’avvocato Corrigan “non è certo l’effettivo grado di affidabilità delle interviste”, in quanto non condotte da agenti di polizia.

Come ricercatore per il Belfast Project, McIntyre raccolse in più di 170 interviste le testimonianze di 26 Repubblicani, che parteciparono al progetto a condizione che non venissero divulgate prima della loro.

La PSNI è ora in possesso delle interviste a Dolours Price e Brendan Hughes, entrambi non più in vita; in entrambe le testimonianze si ritiene che sia stato discusso il caso McConville e che siano state mosse specifiche accuse a Gerry Adams in relazione all’omicidio.

Inoltre, dopo una lunga battaglia legale con il Boston College, i detective della polizia nordirlandese sono riusciti ad entrare in possesso anche di sette interviste di Repubblicani ancora in vita, nonostante gli accordi sui quali il Belfast Project fu realizzato.

Tuttavia, resta un’incognita la collaborazione di McIntyre con la PSNI: il ricercatore, infatti, membro della National Union of Journalists, ha dichiarato in più occasioni di essere vicino alla famiglia McConville e di sostenere la loro battaglia per la giustizia, ma di ritenere che “sia necessaria una protezione per giornalisti, accademici e ricercatori che si trovino a raccogliere informazioni sensibili sul passato”.

Diffonderle significherebbe, infatti, compromettere le fonti, e McIntyre ha già ribadito in passato che “preferirebbe vedersi accusato di trattenere infomazioni e finire in carcere piuttosto di mettere a rischio la sicurezza delle fonti”.

McIntyre ha preso la parola di persona nella vicenda dopo le accuse lanciate da Gerry Adams, secondo cui nel Belfast Project “alcuni individui” avrebbero “davvero passato il limite nel denigrare altri Repubblicani e il processo di pace”.

Riportiamo di seguito in traduzione il comunicato che McIntyre ha personalmente diffuso tramite il suo blog, The Pensive Quill.

“Il Belfast Project è stato un contributo importante e di valore alla storia irlandese, che è meglio resti a disposizione della società piuttosto che venga messo a tacere.

“L’abuso di questo materiale storico da parte della PSNI e dello Stato britannico, il cui intento è processare il passato in mancanza di politici maturi che abbiano il coraggio di affrontarlo, non solo priverà la prossima generazione della propria storia – qualunque sia la prospettiva che (i giovani di oggi, ndt) hanno su di essa – ma rischia anche di condannare il suo futuro.

“Il giudice federale William Young, che, al contrario di Gerry Adams, ha studiato i contenuti degli archivi del Boston College, nel suo verdetto ha dichiarato che si tratta di ‘un esercizio accademico in buona fede e di considerevole merito intellettuale’.

“Al contrario, il fatto che Gerry Adams neghi in assoluto il suo ruolo centrale nel comando della campagna dell’IRA è assolutamente privo di qualsiasi componente che ricordi anche solo lontanamente il merito o l’onestà intellettuale. La sua versione dei fatti è al contempo egocentrica e falsa. Adams è così piegato dalla falsità che penso fatichi a coricarsi a letto stando disteso dritto.

“La sua preoccupazione per la famiglia McConville è ugualmente falsa, come dimostra la bugia scadente che ha propinato ai familiari quando affermò che al momento della sparizione di Jean McConville lui si trovava in carcere.

“La verità che la famiglia di Jean McConville merita è una verità che, quando emergerà, porterà con sé la fine della carriera politica di Gerry Adams. È per questo che lui sta facendo tutto ciò che è in suo potere per impedire che emerga.

Adams tenta, nel suo distorto attacco personale, di insinuare che coloro che lo criticano siano vili e disonesti perché non sottostanno alla sua falsa leggenda sul processo di pace che lo dipinge come un uomo di pace senza alcun ruolo in guerra. È coerente con il suo istinto dittatoriale, di cui ormai esistono prove da lungo tempo, di controllare la versione dei fatti da divulgare e marginalizzare il dissenso da essa.

Spenderebbe meglio il tempo se cercasse un approccio al passato che non consenta allo Stato britannico di portare avanti una guerra fredda politica il cui unico risultato sarà radicalizzare ancor di più il conflitto. Attaccare i ricercatori per occuparsi di storia irlandese non è utile a niente tranne che alla sua carriera. Quanti Repubblicani e quante vittime devono essere sacrificate per proteggere la sua carriera?”

(Qui lo statement in lingua originale)

A fare eco alla dichiarazione di McIntyre, anche Ed Moloney, che curò insieme a lui il Belfast Project, ha pubblicato sul suo blog – The Broken Elbow – una risposta a Gerry Adams: “An Even Shorter Response to Gerry Adams“.

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