UNA NUOVA ALBA O CANTO DEL CIGNO PER LA ‘NUOVA’ IRA?

Flavio Bacci torna un editoriale nel giorno dell’uccisione di David Black, il secondino 51enne freddato sulla M1 mentre si stava recando in servizio nel carcere di Maghaberry. David Cameron, primo ministro britannico, ha assicurato che alla PSNI verrà fornito tutto il sostegno possibile affinchè i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. 

‘Un bastardo in meno’ scrive Paul.

‘Non darà più fastidio ai nostri prigionieri’ afferma invece Patrick.

Sembra di essere nel bel mezzo dei Troubles durante il decennio 79-89 quando gli ‘screws’, i secondini di Sua Maestà, cadevano come birilli sotto i colpi della PIRA. Erano obiettivi facili per  i repubblicani: i loro visi, la loro voce e le angherie avevano tormentato per anni i sonni dei prigionieri politici irlandesi a Crumlin, Long Kesh e nelle altre prigioni britanniche in Irlanda. Ed una volta usciti di prigione, bastava ricordarsi un nome, un indirizzo, un dettaglio e la vendetta era consumata.

Jim Peacock, oggi ritornato alle cronache come ultimo secondino ucciso dai gruppi paramilitari in ordine di tempo, sembrava aver chiuso definitivamente la serie omicida. Fuori i prigionieri dalle carceri, riconciliazione nazionale e arruolamento di cattolici nella protestantissima Northern Ireland Prison Service per farla sembrare meno settaria e più trasversale.  Dagli anni 90’ le cose apparivano radicalmente cambiate. Chi sparava a Peacock ieri, oggi siede comodamente in Parlamento. Coloro i quali passeggiavano su Falls con un Armalite in mano giurando che l’IRA non aveva bisogno di ‘un mandato elettorale per la sua lotta armata’, oggi partecipano a seguitissimi forum sullo status quo e sulla tanto esemplare pace nord-irlandese.

Episodi come l’odierno assassinio di David Black rimettono in discussione anni di dibattiti e minano ulteriormente la credibilità di talune persone che si sono recentemente reinventate come colombe della pace. Gli attacchi di Massareene e Craigavon del 2009 avevano già provocato bruschi risvegli dal torpore. Ma un anno dopo erano già diventati storia antica.

Eppure, se  l’IRA continua a mettere a segno questi colpi, un motivo ci deve essere.  La rivendicazione non è ancora arrivata, ma sono in pochi a dubitare che quest’operazione così chirurgica sia frutto di semplice criminalità. In questo momento, la stampa britannica e internazionale sta riempiendo colonne su colonne farcite di condanne bi-partisan dei McGuinness  di turno. Ma nessuno è preoccupato di capire davvero cosa celi questo rinnovato attacco ad uno dei corpi di sicurezza più odiati del Nord Irlanda.

Innanzitutto si deve sottolineare di come l’esecuzione di Black sia il primo atto pratico a seguito del recente annuncio dell’IRA, passato un po’ in sordina, di una ritrovata unità.  La scorsa estate, voci ufficiali, hanno sancito la fine ufficiale della Real IRA per fare spazio ad una più complessa e unificata struttura sotto ‘una singola leadership’. Come da copione, la più recidiva organizzazione repubblicana irlandese ha ribadito la necessità della lotta armata e dichiarato guerra a polizia, banche e spaccio di droga nelle città irlandesi.  L’annunciata intensificazione degli attacchi è stata classificata dai più come mera propaganda. Ecco come oggi l’attacco del secondino riveli la cognizione di quelle dichiarazioni.

E’ ancora troppo presto per sapere se la nuova IRA ha avuto modo di colmare l’assenza di strategia su larga scala che aveva fatto cadere nel vuoto tutti i suoi più recenti attacchi. L’omicidio di Ronan Kerr, il grave ferimento dell’agente Heffron e, per adesso, anche l’attacco sull’autostrada vicino Lurgan, sembrano essere più il tentativo di mettere a tacere i nostalgici delle ‘care e vecchie bombe’, quando l’IRA poteva uccidere fino a 50 persone in un sol giorno. Il Nord Irlanda occuperà solo qualche trafiletto sui quotidiani di domani, niente di più.

Ci sono, tuttavia, alcuni elementi che rivelano un attenzione particolare nella scelta dell’obiettivo.
David Black non era un semplice secondino di Maghaberry, è stato anche e soprattutto in servizio durante la fase più cruenta dei disordini, nel carcere più tristemente famoso di Irlanda. In effetti, appare sempre più sicuro, che il morto avesse lavorato a Long Kesh durante lo sciopero della fame del 1981. Non importa se cattolico o protestante.  Sul tavolo del consiglio dell’Esercito Repubblicano, Black è stato giudicato colpevole allora come oggi: la sua condanna a morte è arrivata per sancire un ideale continuità con il passato e per vendicare tutte le brutalità, le violenze e le umiliazioni commesse in quel carcere.

Simbolo per eccellenza di uno degli slogan più usati dai dissidenti repubblicani:  ‘Nothing changed in Northern Ireland’, la sua esecuzione avrà per l’IRA probabilmente un doppio vantaggio: da una parte punire i vecchi nemici e riaffermare l’esistenza di gruppi che si oppongono con forza alla partizione e insinuare una paura strisciante nei poliziotti e nei secondini al servizio del Regno Unito.
I prossimi giorni ci diranno se questo è stato un episodio sporadico o piuttosto una premessa ad un più complesso piano strategico dell’IRA: certo è che riducendo al minimo i rischi di fatalità civili, l’omicidio di David Black fa tornare la paura (o la speranza) nelle tormentate contee del Nord.

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