MARIAN PRICE: L’ORRORE DI SETTE MESI IN ISOLAMENTO A MAGHABERRY

Intervistata da Suzanne Breen in esclusiva per il Sunday World, Marian Price parla apertamente delle sue condizioni nel carcere maschile di Maghaberry, dove da sette mesi è detenuta in isolamento senza accuse, e delle sue opinioni su Gerry Adams e lo Sinn Féin

Suzanne Breen – Traduzione di Elena Chiorino

“Rimango un’orgogliosa repubblicana, non me ne pento e non chiedo scusa”.
Marian Price non ha rimpianti, e non condanna i dissidenti repubblicani o la lotta armata: “Il popolo irlandese ha il diritto di resistere all’occupazione finché il Nord è sotto il dominio britannico”.
Cinquantasette anni, due figlie, Marian Price è detenuta in isolamento senza alcuna sentenza a suo carico da quando, in maggio, il Segretario di Stato britannico Owen Paterson ha revocato la licenza che le era stata concessa nel 1980 garantendole la libertà dopo l’agonia nel carcere di Brixton, in Inghilterra: insieme alla sorella, aveva iniziato un lunghissimo sciopero della fame, e si era poi ammalata gravemente di tubercolosi e anoressia a causa degli innumerevoli interventi di alimentazione forzata, più di quattrocento in sei mesi. Qualche settimana dopo il suo rilascio, le fu concesso un perdono reale, che il NIO ha ammesso di aver “perso”, “probabilmente stracciato”.
Mercoledì, Marian apparirà di fronte alla commissione di revisione delle sentenze a vita, e il suo avvocato, Peter Corrigan, si batterà per la sua immediata scarcerazione: “È molto conveniente che l’unico documento andato ‘perso’ in questo caso sia il perdono”, ha commentato, rivelando che secondo un rapporto delle Nazioni Unite sulla tortura l’isolamento dovrebbe essere bandito se non per circostanze eccezionali, e che in ogni caso non può durare più di quindici giorni. “Marian Price è rinchiusa in isolamento da sette mesi. Non dovrebbe accadere qualcosa di simile in un paese civile, e anche coloro che si oppongono con veemenza alle idee della mia cliente devono rendersi conto che si tratta di un trattamento disumano e degradante”.
Sola in una grande, anonima stanza in un’area isolata della prigione, Marian Price siede vestita in bianco e grigio, con una croce Celtica al collo e orecchini di perle: quasi più simile ad una donna in carriera della classe media che ad una prigioniera repubblicana. Quando la raggiungo, dopo essere stata sottoposta ai ferrei controlli di sicurezza – fotografie, tre diverse registrazioni delle impronte digitali, metal-detector, perquisizione corporale e cani antidroga – dice: “Le tre visite a settimana che mi sono concesse sono l’unica occasione per vedere altri esseri umani. E questo sta avendo pesantissime conseguenze su di me, ovviamente”. È calma, ma chiaramente stressata, e infatti ha mani e braccia completamente ricoperte di psoriasi, sta dimagrendo rapidamente e perde i capelli. “Quando mi pettino, ogni mattina, li vedo cadere a ciuffi nel lavandino”.
Secondo il DUP, si sta godendo una vita di lusso in carcere: “Ridicolo”, commenta Marian, descrivendo nel dettaglio la sua vita nella cella stretta e spoglia. “La mia cella misura 10×7 piedi. Ha un letto, un gabinetto, un lavabo e una TV per cui pago. Durante il giorno, ho accesso ad una sala di ricreazione con una TV e una doccia che quando sono arrivata era tanto lurida da dovermi mettere a pulirla prima di poterla usare”.
Il cortile a cui può accedere per fare esercizio fisico misura appena 85 passi ed è circondato da un muro alto 25 piedi.
“La monotonia acceca la mente”, racconta. Le sono concessi solo due libri a settimana: adesso, sta leggendo i romanzi dello scrittore svedese Stieg Larsson e, sorprendentemente, il Daily Mail, quotidiano britannico di destra – “per i cruciverba”. In televisione, guarda documentari sulla natura e programmi d’attualità e, contraddicendo di nuovo lo stereotipo del repubblicanesimo irlandese, cita fra le sue trasmissioni preferite due telenovele inglesi, “Downton Abbey” e “The House of Elliott” – “Amo i vestiti, soprattutto i cappelli e i cappotti con le maniche ricamate!”
Non dimentica una parola di gentilezza per il personale carcerario, composto per la maggior parte di donne della comunità unionista: “Esclusa qualcuna, sono tutte davvero gentili, in un’altra vita saremmo state amiche. Ma qui a Maghaberry io sono una prigioniera, e loro i miei carcerieri”.
Con la sorella Dolours e Gerry Kelly, ora un affermato membro dello Sinn Féin, Marian Price apparteneva ad una squadra dell’IRA che nel 1973 portò avanti una campagna sul suolo britannico posizionando quattro bombe, di cui una all’Old Bailey: quando esplose, le schegge di vetro ferirono circa duecento persone, e un uomo morì d’infarto. Marian e Dolours furono arrestate a Heathrow, mentre tentavano di tornare a casa. Nel carcere di Brixton iniziò la tortura dell’alimentazione forzata, che cessò dopo oltre quattrocento interventi quando un dottore le spinse accidentalmente il tubo nei polmoni portandola ad un passo dalla morte.
Adesso, deve affrontare due diverse accuse – aver tenuto il foglio su cui un membro della Real IRA stava leggendo il suo discorso durante la scorsa cerimonia di commemorazione dell’Easter Rising a Derry, e aver procurato un cellulare per scopi terroristici – per le quali era stata rilasciata su cauzione.
“Quando sono stata rinchiusa qui a Maghaberry, nella mia mente è stato come essere tornata in carcere in Inghilterra, come se gli scorsi trent’anni non fossero mai esistiti. Mi sono sposata e ho avuto due figlie, ma è come se non fosse mai successo e io non avessi mai avuto una vita fuori dalle mura di una prigione”. Ma, sottolinea, non rimpiange nulla: “Non mi sto lamentando di nessuna accusa. Se sarò giudicata colpevole, sconterò la pena senza protestare. Ma mi rifiuto di essere trattenuta senza alcuna sentenza come ostaggio politico a causa di azioni che risalgono non al presente ma al passato”. E, attenta a sottolineare che, al contrario di alcuni membri dello Sinn Féin, non ha mai mentito sul suo passato nell’IRA e ne è anzi “molto orgogliosa”, aggiunge: “Sono a Maghaberry perché Gerry Adams, OC della Belfast Brigade, mi mandò a mettere bombe in Inghilterra quando avevo diciannove anni. Ma la mia memoria probabilmente mi inganna, perché Gerry Adams non fece mai parte dell’IRA…”
Ed infatti, è ancora meno disposta al compromesso dei suoi compagni. Quando una delegazione dello Sinn Féin, che includeva Jennifer McCann e Raymond McCartney, si è recata a Maghaberry, i prigionieri dissidenti li hanno incontrati, ma lei ha rifiutato: “I secondini mi dissero “I tuoi amici sono qui per vederti”, ma io risposi “Quelle persone non sono miei amici. Se tentato di ottenere un incontro con me, chiudetemi in cella”.” Non ha dubbi: il NIO non avrebbe mai revocato la sua licenza senza l’approvazione dello Sinn Féin e del DUP. “Quelli dello Sinn Féin possono essere ipocriti, ma io non lo sono. Non volevo vederli versare lacrime di coccodrillo sul mio caso per far stare buona la base”.
Quando le domando se condanni gli attacchi dei dissidenti, risponde: “La Dichiarazione d’Indipendenza del 1916 sancisce il diritto del popolo irlandese a prendere le armi finché la Gran Bretagna occuperà l’Irlanda. Io sono fedele a quella Dichiarazione appesa nell’ufficio di Enda Kenny”.

One comment

  • non sta a me discutere sull’integrità morale di marian price ma domando a tutti voi:basta lottare per l’autodeterminazione del proprio popolo,per respirare liberi l’aria della propria terra,per vedere correre libera solo l’acqua dei propri fiumi,BASTA SOLO QUESTO per essere tacciati di terrorismo?forse molta gente dovrebbe prima farsi 1 giro per l’irlanda del nord e vedere le condizioni di quella parte di popolazione che viene tacciata di repubblicanesimo come se fosse marchiata dalla peste o dall’aids.no,quella gente vuol solo vivere in pace anche con la parte protestante,ma senza vedere sfilare x le proprie vie gente che la insulta durante le parate orangiste e senza dover vivere il saint patric day come i carbonari del nostro risorgimento.oggi in italia forse avremmo bisogno di tante marion price.lottare x la propria patria non ti rende terrorista,ma “PATRIOTA”!!!!ONORE A MARION PRICE E A TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI

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