MASSEREENE TRIAL. IL DNA DI COLIN DUFFY E’ “SUFFICIENTE”

L’accusa controbatte le dichiarazioni espresse dagli avvocati difensori di Colin Duffy e Brian Shivers nel tentativo di ribaltare l’impianto accusatorio nel processo per la strage alla base militare di Massereene e il giudice respinge l’istanza della difesa

“Non ci troviamo nel caso in cui in questa fase non vi sia alcuna prova contro Duffy, né nel caso in cui le prove dell’accusa sia stata così screditata o sia così intrinsecamente debole da non poter supportare correttamente una condanna. L’istanza è quindi rifiutata”. Chiaro e lapidario il giudice Anthony Hart nell’udienza odierna della processo per la strage alla base militare di Massereene.
Nella giornata di ieri, l’avvocato difensore di Colin Duffy aveva insinuato il dubbio che le tracce di DNA fossero state lasciate in un momento successivo all’agguato e per questo aveva chiesto alla corte di lasciare cadere il caso perchè la giuria non avrebbe potuto emettere una sentenza sulla base del ‘nulla’.
Il giudice, pur riservandosi il suo verdetto finale sulla colpevolezza o innocenza, ha elencati gli  elementi di prova che potrebbe autorizzare la corte a giungere ad un certo numero di conclusioni.
Tra queste, che il precedente proprietario dell’auto utilizzata per la fuga non conosceva i due imputati e che entrambi non erano saliti a bordo del veicolo durante gli anni in cui l’ha posseudta. La Vauxhall Cavalier è stato acquistata per essere utilizzato durante nell’attentato, il giorno degli omicidi, i malvimenti hanno piazzato in macchina un barattolo da caffè contentente munizioni, una borsa di divise mimetiche e passamontagna, e minimo di tre persone hanno partecipato all’agguato avvalendosi del mezzo.
Parlando delle 14 conclusioni generali a cuin è possibile giungere, il giudice ha dichiarato: “Quando tutte le circostanze sono prese nel loro insieme, mostrano per lo meno che Duffy si trovava nell’auto, in circostanze che potrebbero portare alla conclusione che lui era uno di quelli che hanno viaggiato a bordo del veicolo prima l’attacco” ed ha aggiunto: “Sono soddisfatto che la procura abbia stabilito che Duffy debba rispondere del fatto,  dio essere stata parte secondaria in questo attacco, nel senso che entrambi hanno contribuito a preparare l’auto per l’attacco o aiutato a cercare di distruggere la macchina dopo l’attacco.”

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