BALLYMURPHY, LA “MARCIA DELLA VERITÀ” A QUARANT’ANNI DALLA STRAGE

Esattamente quarant’anni fa, il Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico stanziato a West Belfast aprì il fuoco sulla folla uccidendo undici persone. Era il 1971, un anno prima della strage di Derry. Oggi, la verità rimane ancora celata, e centinaia di persone sono scese in strada ad invocarla insieme ai familiari delle vittime e ai rappresentanti politici.

di Elena Chiorino

Chiedono un’inchiesta internazionale e indipendente. Chiedono la verità, i familiari delle vittime: dopo quarant’anni, l’esercito britannico ancora ripete che quei colpi non siano stati che la risposta al fuoco dei repubblicani, in protesta per l’introduzione dell’internamento. Ma i familiari non si sono mai arresi e hanno sempre difeso l’innocenza delle vittime, come per il Bloody Sunday di Derry, che risale all’anno successivo e fu probabilmente opera degli stessi soldati.
“Sono stati tutti uccisi” ripete John Teggart, che nella strage ha perso il fratello. “Sono passati quarant’anni e ancora non è stata aperta un’inchiesta. È importante per le famiglie. Le vittime abitavano tutte nello stesso quartiere, ed erano in strada ad aiutare altre persone.”
Anche Gerry Adams, presidente del Sinn Féin presente alla marcia con alcuni rappresentanti del SDLP, insiste: “Le famiglie vogliono un’inchiesta su quegli omicidi, e devono ottenerla.”
Il Segretario di Stato britannico Owen Paterson ha incontrato l’anno scorso le famiglie di Ballymurphy, e le ha invitate a rivolgersi all’Historical Enquiries Team; ma Adams continua: “Sono convinto che anche il governo britannico sappia la verità, e sia consapevole delle bugie raccontate per quarant’anni.”
Intanto, le famiglie non si danno per vinte: come è stato per il Bloody Sunday, non vogliono nient’altro che un’inchiesta, una dichiarazione di innocenza delle vittime e le scuse del governo.

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