LE OMISSIONI DELLO STATO NELL’OMICIDIO DELL’AVVOCATO ROSEMARY NELSON

Pubblicato oggi il rapporto sull’omicidio di Rosemary Nelson. Nessuna prova evidente di collusione, ma è stata giudicata insufficiente la protezione assicurata dalla RUC alla vittima

Non esiste “alcuna prova di qualsiasi atto da parte o all’interno di una delle agenzie statali … che abbia direttamente facilitato” l’uccisione di Rosemary Nelson nel 1999.
Questo è il dato principale che emerge dal rapporto pubblicato nella giornata odierna sull’omicidio di un avvocato che nonostante inizialmente si occupasse di atti di compravendita e divorzi, ben presto divenne obiettivo dei lealisti. Fu loro la bomba che il 15 maggio 1999 la strappò all’età di 40 anni ai 3 figli.
Owen Paterson, Segretario di Stato per il Nord Irlanda, ha aggiunto che
il Northern Ireland Office e la Royal Ulster Constabulary hanno “omesso di adottare misure ragionevoli e proporzionate” per salvaguardare la sua vita, nonostante fossero state documentate almeno 7 minacce di morte di cui almeno 2 avrebbero visto il coinvolgimento di agenti della Royal Ulster Constabulary.
Paterson ha sottolineato “Sono profondamente dispiaciuto che le omissioni da parte dello Stato rendendo così Rosemary Nelson più a rischio e più vulnerabile”.
Molte le reazioni. Su tutte quelle dei suoi familiari.
“Owen Paterson, ha pensato bene di sorvolare sulle conclusioni” ha dichiarato Eunan Magee, fratello della Nelson.
“Abbiamo visto molti aspetti in questa relazione, che sono in contrasto con la sua sintesi e speriamo e preghiamo che la gente possa vere il tempo di leggere la relazione e di trarre le proprie conclusioni”.
Paul Nelson, marito della vittima, si è detto rattristato da alcuni dei risultati della relazione.
“Sono profondamente addolorato che la relazione concluda che il comportamento di alcuni ufficiali RUC abbiano avuto l’effetto di legittimarla come un obiettivo agli occhi dei terroristi lealisti”.

The Rosemary Nelson Inquiry Report

(in formato .pdf)

Le altre reazioni

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