IL RACCONTO DEL 5 MAGGIO IRLANDESE IN RICORDO DI BOBBY SANDS
Resoconto della commemorazione del 30° Anniversario della morte di Bobby Sands, dalla penna di 4 ragazzi italiani
In collegamento da un Internet cafe’ di Dublino…
Onestamente non eravamo sicuri di cosa trovare nel nostro viaggio a Belfast, capitale dell’ultimo avamposto britannico in terra irlandese; avevamo letto di nuove tensioni e contrasti fra la comunita’ cattolica e quella protestante, da anni spaccate in due e lacerate dall’odio. Avevamo letto della Real I.R.A., la nuova formazione paramilitare irlandese, e del rischio concreto di nuovi attentati con un conseguente ritorno alla stagione della violenza e della paura. Qualcuno ci aveva persino sconsigliato di andare a Belfast in un giorno cosi’ “caldo” come questo 5 maggio 2011, anniversario trentennale della morte di Bobby Sands, combattente dell’ I.R.A. morto nelle carceri britanniche in seguito ad uno sciooero della fame nel 1981. Insomma ci aspettavamo una trincea ed invece ad accoglierci abbiamo trovato la speranza, quella di una comunita’ cattolica irlandese che oggi piu’ che mai vive il processo di pacificazione senza alcuna rabbia, ma solo con la certezza che gli scontri, le bombe e gli assalti non sono piu’ necessari per arrivare all’indipendenza, perche’ questa speranza unita alla grande vitalita’ della comunita’ irlandese (che sta diventando maggioranza a livello demografico) bastera’ da sola a porre fine all’occupazione dei “brits”. A Belfast il popolo, quello che lavora e che si sacrifica quotidianamente per le proprie famiglie, quello che guida i taxi, che serve nei market e che sorveglia i locali, e’ irlandese.Questo popolo accoglie bene i turisti ed e’ sempre pronto a dare una mano al suo prossimo.La “Upper class” invece e’ protestante e filobritannica; spesso ha ruoli dirigenziali, e’ altezzosa e maldisposta verso i visitatori. Da una parte sta dunque la speranza, dall’altra c’e’ piuttosto evidente fastidio per una sensazione di perdita del controllo della situazione. Una divisione netta, cementificata dalla rigorosa spartizione in quartieri “etnici” (in alcuni casi veri e propri ghetti) ben visibile a Belfast. Ce ne siamo accorti dai numerosi manifesti elettorali (si, perche’ il 5 maggio nel Nord Irlanda si sono svolte le elezioni politiche): nel centro della citta’, il cuore della capitale, la sua parte “buona”, le locandine dei candidati sono soltanto rosse, il colore preferito dagli “Unionist” (i britannici), spostandoci invece verso le strade cattoliche, il rosso sparisce, lasciando ovunque il posto al verde dei movimenti irlandesi (il principale dei quali e’ lo Sinn Fein).
Qui, tra il popolo, nelle vie che furono nel passato teatro di violentissimi scontri, la gente ha ricordato il suo eroe, Bobby Sands, trent’anni dopo il suo sacrificio, in modo silenzioso, ma al tempo stesso solenne e totalizzante. Alle diciassette in punto, mentre gli “Unionist” danno la caccia agli ultimi voti, un centinaio di militanti dello Sinn Fein aprono la loro sede ed iniziano a stampare decine di locandine che riportano soltanto l’immagine sorridente di Bobby Sands. Li’ davanti ci siamo anche noi, i ragazzi siciliani di Casapound Italia insieme ai militanti catanesi dello Spazio Cervantes. Gli chiediamo cosa hanno in mente e da dove partira’ esattamente la marcia, ma loro ci spiegano che oggi e’ un giorno speciale, e’ il trentennale, e che Bobby lo ricorderanno in tutt’altro modo. Gli attivisti danno anche ad ognuno di noi una locandina dicendoci di seguirli; quello che succede dopo ha, per noi europei abituati a tante restrizioni in materia di manifestazioni politiche, dell’incredibile: gli irlandesi invadono la strada maestra del quartiere cattolico, lunga piu’ di quattro km, che conduce al cimitero dove sono seppeliti i combattenti dell’ I.R.A. . Si schierano in fila in indiana, al centro della strada, tra le auto che gli sfrecciano accanto (e noi insieme a loro!), distanziandosi di almeno dieci metri l’uno dall’altro; ognuno sorregge tra le mani, mostrandola ai passanti, l’immagine di Bobby Sands. Il cordone irlandese si estende fin quasi al cimitero ma la polizia non interviene, ed intanto ogni auto inizia a suonare il clacson in segno di solidarieta’ con i manifestanti. Tutti sorridono, nessuno mostra tristezza ma soltanto la speranza di chi sa che il sacrificio di Bobby non e’ stato vano. C’e’ ancora la luce del giorno ma la mobilitazione non verra’ sciolta prima di sera. Salutati gli attivisti irlandesi, ci dirigiamo successivamente in direzione del cimitero seguendo la lunghissima fila umana, e, una volta arrivati a destinazione, porgiamo due corone di fiori sulla tomba di Bobby Sands, comandante del primo battaglione della brigata Belfast dell’I.R.A. , caduto per la liberta’ del suo popolo.
Il 5 maggio 2011, aldila’ dei numerosi racconti di terzi e delle piu’ svariate interpretazioni sull’attuale situazione nordirlandese, abbiamo conosciuto una realta’ nuova.
E’ questa oggi, quella che vi abbiamo raccontato con passione, la gente di Bobby.
E’ questa oggi la Belfast piu’ bella.
Francesco Vozza
Gabriele Bonfiglio
Giuliana Taglialavore
Adriana Naselli
Fonte Historicamente.net



Bobby would be surely happy to know some casapound’s and sicilian guys are irish supporters!SHAME ON YOU FASCISTS!!!!travisare la storia e appropriarvi di ciò che non è vostro è l’unica vostra “bravura”….pour Italians….happy not to live in such disgraced country..Mafia,Fascism and last but not least Berlusconians!Ah ah..UP the Partizans,Up the Rebels!
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Allora, premetto di aver approvato questo commento per correttezza e per ribadire un concetto per l’ennesima volta.
Ma ribadisco ‘spero per l’ultima volta’, che The Five Demands è aperto a chiunque.
Essendo fonte di informazione non si farà scrupolo alcuno nel sottolineare o criticare iniziative di DESTRA O SINISTRA ITALIANA, entrambe bravissime a spalarsi cacca in faccia tirando in mezzo anche chi proprio non ne vuole sapere.
Per qualsiasi diatriba di DESTRA O SINISTRA ITALIANA, siete INVITATI a discuterne mettendoci la faccia tra di VOI.
Sperando di essere stata chiara per l’ennesima volta quì la CHIUDO.
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