LA LEZIONE DELL’IRA AGLI STATI UNITI PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

Editoriale di Niall O’Dowd, fondatore di Irishcentral.com, della rivista Irish America e del giornale Irish Voice. E’ stato anche fondatore dell’Irish Lobby for Immigration Reform. Tratto da The Huffington Post

Dal 1992 al 1994 sono stato il collegamento segreto tra il leader del Sinn Fein Gerry Adams e la Casa Bianca. Al momento l’IRA era ancora su tutte le furie e molti alla Casa Bianca credevano che il presidente Clinton si fossi imbarcato in una missione da pazzi cercando di forgiare un processo di pace in Irlanda del Nord.
Io ero uno di una banda di soli quattro irlandesi-americani di allora, che stava cercando di convincere segretamente  la Casa Bianca che esisteva una apertura sulla fine del più lungo conflitto armato d’Europa.
Poi ho suggerito al  presidente di concedere una Visa (visto) a Gerry Adams per permettergli di venire in America in occasione di una conferenza che avevamo già organizzato. Dai miei colloqui con Adams ho creduto che sarebbe stata l’unica azione a significare un punto di svolta nei suoi sforzi per dirottare l’IRA su di un percorso politico.
Sentivo che un visto sarebbe una finestra sul mondo per Adams e i suoi seguaci, un modo di mostrare che una figura incredibilmente potente come Bill Clinton era disposta a non demonizzarli e che c’era una via d’uscita dal ghetto ‘terrorista’ in cui erano stati confinati se avessero intrapreso un percorso politico.
L’FBI, il Dipartimento di Stato, la CIA e del governo britannico si opposero con veemenza. Il presidente della Camera Tom Foley fu apoplettico in merito all’idea. Il Segretario di Stato Warren Christopher ha avvertito delle conseguenze disastrose che avrebbe avuto sull’alleanza atlantica.
Clinton li ignorò e andò avanti con il suo istinto politico finemente sintonizzato, con la consulenza del senatore Edward Kennedy e lo concesse.
Sei mesi dopo accadde l’impossibile e l’IRA dichiarò  un totale cessate il fuoco. E ‘stato il punto di svolta nel conflitto, una volta Adams mi disse che non sarebbe successo senza l’apertura dall’America.
La lezione che ho imparato è stata semplice. Un gruppo ‘terrorista’ è raramente di una sola mente, o una inclinazione. Come la maggior parte delle organizzazioni ci sono alcuni completamente impegnati solo nella violenza, e altri che concedono una possibilità che potrebbe benissimo afferrare un ramo d’ulivo.
Un prominente dell’IRA una volta è stato molto convincente, per quanto mi riguarda. “Eravamo soliti a bruciare questo ponte (dialogo) arrivando ad esso,” ha detto descrivendo i vecchi tempi, “ora si cerca di attraversarlo.”
Il trucco in Irlanda è stato quello di sostenere il nascente movimento politico di cui eravamo venuti a conoscenza all’interno della IRA e Sinn Fein e dare loro l’accesso in America per dimostrare che il loro percorso è stato quello che ha portato al progresso.
Il nostro gruppo di ilandesi-americani fu costretto ad uscire il solito ruolo in cui eravamo stati divisi tra quelli che ripetono a pappagallo la linea del governo irlandese o la linea dell’IRA. Abbiamo invece scelto un percorso diverso, come persuasori piuttosto che come tifosi. L’impatto è stato evidente.
Spesso mi chiedo se la comunità ebraica americana colga veramente il proprio potere nei confronti del Medio Oriente. La maggior parte marcia in sincronia con il governo israeliano e grida a gran voce le sue politiche da bordo campo. Tuttavia, appare come molti giovani americani ebrei non siano più legati ai vecchi slogan.
Forse hanno bisogno di uscire la finestra e non essere più i giocatori prevedibili come gli americani irlandese una volta. E se alcuni sono stati anche a diventare persuasori? Chi potevano convincere?
Forse il concetto di Hamas, un governo eletto, a colloqui di pace suona così esagerato da essere al di là del pallido. Non dovrebbe essere. Siate certi che all’interno di quella ‘comunità terrorista’ a Gaza, anche, ci sono anche i leader politici, sperando in un ramo d’ulivo che permetterà loro di portare i loro persone su un percorso politico.
Forse hanno bisogno di uscire dalla scatola e non essere più i giocatori prevedibili come lo erano gli irlandesi-americani di una volta. E se alcuni diventassero anche persuasori? Chi potrebbero convincere?
Forse il concetto di Hamas, di un governo eletto, a colloqui di pace suona così esagerato da essere indecente. Non dovrebbe esserlo. Siate certi che anche all’interno di quella ‘comunità terrorista’ a Gaza, ci sono anche  leaders politici, che sperano in un ramo d’ulivo che permetterà loro di portare loro gente su di un percorso politico.
Una tale mobilitazione da parte degli Stati Uniti sarebbe un passo drammatico, ma non più rischioso di quello che Bill Clinton fece con l’IRA nel 1994. Rimuoverebbe anche la propellente certezza degli estremisti di Hamas che l’America sia il Grande Satana nel conflitto.
I leaders ebrei in America potrebbero tranquillamente segnalare la loro approvazione ad una tale operazione. Un conflitto carico di vecchie certezze potrebbe improvvisamente venire a conoscenza di nuove possibilità. Ha funzionato in Irlanda potrebbe funzionare in Medio Oriente.

Traduci l’articolo…


The Real IRA Lesson for U.S. in Middle East Peace (The Huffington Post)
From 1992-1994 I was the secret conduit between Sinn Fein leader Gerry Adams and the White House. At the time the IRA was still on the rampage and many in the White House believed President Clinton was on a fool’s mission trying to forge a peace process in Northern Ireland.
I was one of a lonely band of four prominent Irish Americans back then, secretly trying to convince the White House that an opening existed to end Europe’s longest running armed conflict.
Then I suggested that the president give Gerry Adams a visa to come to America to a conference we had already organized . From my discussions with Adams I believed it would be the single act that would be the turning point in his efforts to bring the IRA down a political path.
I felt a visa would be a window to the world for Adams and his followers, a way of showing that an incredibly powerful figure like Bill Clinton was not prepared to demonize them and that there was a way out of the ‘terrorist’ ghetto they had been painted into if they went a political path.
The FBI, the State Department, the CIA, and British government all opposed vehemently. The House Speaker Tom Foley was apoplectic at the idea and told the president so. Secretary of State Warren Christopher warned of dire consequences for the Atlantic alliance.
Clinton ignored them and went with his finely tuned political instinct and Senator Edward Kennedy’s advice and granted it.
Six months later the impossible happened and the IRA called a complete ceasefire. It was the turning point in the conflict, one Adams told me it would never have happened without the opening from America.
The lesson I learned was simple. A ‘terrorist’ group is rarely of one mind, or one inclination. Like most organizations there are some completely committed to violence only, and others who given a chance might very well grasp an olive branch.
A senior IRA man once put it very cogently to me. “We use to burn that bridge (dialogue) when we’d come to it,” he said describing the old days, “now we try to cross it.”
The trick in Ireland was to support the nascent political movement we had become aware of within the IRA and Sinn Fein and give them the access to America to show that their path was the one that led to progress.
Our group of Irish Americans were forced to step outside the usual role where we were divided between those who parroted the Irish government line or the IRA line. Instead we chose a different path as persuaders rather than cheerleaders. The impact was obvious.
I often wonder whether the Jewish American community every truly grasps its own power in respect of the Middle East. Most march in lockstep with the Israeli government and cheer their policies from the sidelines. Yet is appears many young Jewish Americans are no longer connecting to the same old shibboleths.
Perhaps they need to step outside the box and no longer be the predictable players like Irish Americans once were. What if some were to become persuaders also? Who could they persuade?
Perhaps the notion of Hamas, an elected government, at peace talks sounds so far fetched as to be beyond the pale. It shouldn’t be. Be assured that within that ‘terrorist community’ in Gaza, too, there are political leaders too, hoping for an olive branch that will enable them to bring their people on a political path.
Such an outreach from the United States would be a dramatic step, but not any more risky than what Bill Clinton did with the IRA back in 1994. It would also remove the certainty propelled by hardliners in Hamas that America is the Great Satan in the conflict.
Jewish leaders in America could quietly signal their approval of such a step. A conflict weighed down with old certainties could suddenly be aware of new possibilities. It worked in Ireland it could work in the Middle East.

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