PAUL, VITTIMA DELLA FEROCIA LEALISTA, ALLE PRESE CON L’EREDITA’ DEL DOLORE

Durante il post conflitto, le campagne per la verità e la giustizia si sono moltiplicate e sono tutte accomunate da un percorso difficile e tortuoso. Ma è grazie a persone come Paul Gallagher, che le questioni del passato sono tutt’ora argomento di discussione

Nel 1994, Paul rimase paralizzato dopo essere stato colpito da uomini armati dell’UDA nella sua casa di Benwee Park. Affermando di essere l’IRA, la banda aveva tenuti lui e la sua famiglia in ostaggio, mentre si apprestavano ad attaccare un ex-prigioniero repubblicano che viveva in una casa vicina. Sfumato l’agguato,  i lealisti aprirono il fuoco, colpendo Paul sei volte, uno dei proiettili gli frantumò nella spina dorsale. Ha anche perso la milza e mezzo polmone.

Paul avrebbe potuto trascorrere il resto delle propria vita, su una sedia a rotelle  beneficiando di misere sovvenzioni, ma qualcosa scattò in occasione della presentazione del rapporto Eames-Bradley presso l’Europa Hotel.

“Vittime della comunità unionista e vittime della comunità repubblicana / nazionalista che urlavano e urlavano l’un l’altro, e il tutto per discutere di risarcimenti alle vittime del conflitto. Da parte unionista dicevano che non si poteva dare denaro a famiglie terroriste“, ricorda Paul.
“Ho avuto la sensazione che ci fosse necessità di fare uscire altre voci dal coro, da quì il mio coinvolgimento in gruppi di vittime. Volevo aggiungere una voce diversa al dibattito e questo mi ha portato al WAVE (Trauma Center) e al VAST (Victims and Survivors Trust) e ho iniziato a farmi un’idea dei problemi che le vittime devono affrontare. Allo stesso tempo sono tornato a scuola, ho conseguito una laurea in trauma psicologico e ho fatto alcuni corsi attraverso il WAVE sul trauma nel contesto del conflitto. Mi ha fatto guardare le cose in un modo diverso e mi ha portato dove sono ora, facendo un dottorato alla Queen’s su questi temi”.

Paul mette sempre le questioni delle vittime all’ordine del giorno.

“Volevo restituire qualcosa”, ha spiegato. “Quando inizi a conoscere gli effetti del trauma è illuminante. Ti rendi conto che certe parti della tua vita sono il risultato di effetti traumatici e che non sei impazzito nel corso degli anni: queste sono normali reazioni a situazioni anomale. È sempre bene far sapere agli altri che non stanno impazzendo o che non sono bloccati nel loro trauma. ”
“WAVE ha anche quelli che chiamano educatori dei cittadini. Si tratta di circa 20 o 30 persone addestrate ad andare a raccontare la loro storia a determinati gruppi di persone. Siamo andati alla Scuola per Infermieri, alla Scuola per il Lavoro Sociale, dagli studenti di medicina, alla Scuola di Giornalismo nelle università, anche per dare loro una base di conoscenza sul trauma di questo posto – specialmente per i giovani che non hanno avuto alcuna esperienza di vita o memoria di ciò che è accaduto, ma che entreranno nel campo prescelto e si occuperanno di persone che ne sono vittime. Ci sono nuove linee guida su come i media debbanno intervistare le vittime e anche su come le vittime dovrebbero impegnarsi con i media. Si tratta di fare in modo che non facciano alcun danno alle persone e siano in grado di dare e riceverne beneficio”.

Una parte fondamentale del lavoro di Paul è quella della WAVE Injured Group Campaign, che mira alla giustizia e al riconoscimento del trauma di coloro che sono sopravvissuti alla violenza, nonostante le loro ferite.

“C’era molto poco nel rapporto Eames-Bradley per le persone ferite, considerate un mucchio di spazzatura, non più in grado di tornare al lavoro a causa dell’entità delle ferite, e a cui veniva riconosciuto un risarcimento minimo”, ha continuato Paul.
“Molti di questo gruppo erano destinati a non sopravvivere alle loro ferite, ma ci sono ancora, grazie al progresso della scienza medica. Le loro ferite peò sono peggiorate nel corso degli anni. C’è una donna nel nostro gruppo che rimase ferita in una sparatoria al Grosvenor. quando aveva 17 anni. e le fu detto che non sarebbe arrivata al suo 33° compleanno, ma ora ha sessant’anni”.

“Ho un altro amico, ha 65 anni, che deve subire un’ulteriore amputazione alla gamba, che fu strappata nell’esplosione di una boobytrap bomb 27 anni fa, ma continua a peggiorare. Non ci sono pensioni, le persone hanno usufruito di benefits per 30 o 40 anni, ma adesso abbiamo chiesto a Stormont di provvedere ad una pensione”.
“Sono tutti d’accordo sul fatto che dovrebbe essere fatto, ma rimangono intrappolati nella discussione su chi dovrebbe ottenerla e su chi non dovrebbe ottenerla. Queste argomentazioni arrivano soprattutto dagli unionisti, i quali sostengono che non si possano dare pensioni ai terroristi”.

Il WAVE Injured Group è riuscito a portare la propria campagna a Westminster, dove MPs e Lord stanno iniziando a prendere in considerazione i loro problemi.Tuttavia, la campagna è solo una parte di una spinta più ampia per affrontare in modo significativo il passato, che Paul considera “vitale”.
“Il passato deve essere affrontato”, dice Paul semplicemente.
“Attraversa ogni parte della nostra società.Per fortuna io lo sto già affrontando psicologicamente, ma ci sono persone là fuori che non sono in grado.Ci sono persone che non sono ancora nate e che subiranno gli effetti del conflitto, se non otterremo un senso di giustizia.Non significa gettare persone in prigione, le persone cercano risposte, vogliono che i nomi delle famiglie vengano riabilitati, le persone vogliono soluzioni, pensioni e sostegno – non vogliono dover combattere per tutte queste cose, che dovrebbero già esseremesse in atto”.

Tratto da Belfast Media Group

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