MARCIA A STORMONT: “TRASCURATI I BISOGNI DELLE VITTIME DEI TROUBLES”

Tra 40.000 e 100.000 le persone rimaste ferite durante i Troubles, scarse le cure e le attenzioni ricevute: è la denuncia di un gruppo di supporto che ha presentato una petizione a Stormont dopo la pubblicazione di un rapporto che lo conferma

Più di diecimila firme sulla petizione presentata come parte della Campagna per il Riconoscimento dei Feriti: il WAVE Trauma Centre aveva commissionato il rapporto dopo che era emerso che molti di coloro che rimasero feriti in esplosioni e sparatorie soffrono ora di problemi di salute.
In marcia verso Stormont, le vittime denunciano scarse cure e nessun sostegno economico in passato, ma dal rapporto emerge che la situazione oggi non è affatto migliore, con i centri specializzati che rimangono poco considerati e sottofinanziati.
Jennifer McNern perse entrambe le gambe nell’attentato di Abercorn (Belfast) del 1972: “Il compenso che ricevetti allora fu estremamente esiguo. La maggior parte di noi è rimasto ferito negli anni ’70 e ’80. Queste persone si stanno ora avvicinando all’età della pensione senza aver potuto lavorare al pari di chiunque altro”. Le fa eco Linda Bunting, che lasciò il lavoro per prendersi cura del marito rimasto ferito nel 1991: “Non ho diritto ad alcun aiuto economico sebbene avessi lasciato il lavoro – non è giusto e spero che questo rapporto ponga questo problema in luce”.
“Bisogna riconoscere che ci hanno trattati male”, dichiara Joe Holbeesh, ferito ad Enniskillen nel 1987. “Tutti dobbiamo essere riconosciuti”.
Ad oggi, non esiste una vera e propria lista dei feriti; insieme al rapporto, è stata presentata una prima stima del numero di persone che hanno subito danni fisici durante i Troubles.

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