DERRY. VENT’ANNI TRASCORSI ATTENDENDO GIUSTIZIA
Nel 1979, Gerry McGowan, Gerry Kelly, Michael Toner e Stephen Crumlish – allora tutti diciassettenni – furono accusati di aver ucciso un soldato su Abercorn Road. Nel 1998 sono stati formalmente assolti, ma senza mai aver ricevuto un ufficiale riconoscimento di innocenza. Da vent’anni sono latitanti senza alcuna accusa, e non possono tornare al Nord.
di Elena Chiorino
L’incubo che ha “rubato la vita a quattro adolescenti totalmente innocenti”, come loro stessi affermano, è iniziato già nelle caserme del RUC di Strand Road, dove tutti e quattro testimoniano di essere stati vittime di brutalità – solo quattro delle troppe voci che denunciano maltrattamenti avvenuti nel corso di interrogatori del RUC.
“Era così ovvio che eravamo innocenti che, dopo sei settimane nella prigione di Crumlin Road, ci è stata concessa la libertà su cauzione”, racconta Gerry McGowan al Sunday Journal. “Non era mai successo prima a qualcuno accusato di aver commesso un omicidio.” Nell’ottobre 1980, in tribunale, è stato loro preannunciato che, nella migliore delle ipotesi, avrebbero avuto la possibilità di dichiarasi colpevoli per un reato meno grave ed ottenere una sentenza a quindici anni di carcere. “Il secondo giorno di processo,” prosegue Michael Toner, “Ci dissero che avremmo fatto meglio a divenire latitanti, e da allora è iniziato l’incubo.”
“Abbiamo vissuto per i seguenti vent’anni guardandoci le spalle,” ricorda Gerry Kelly. “E non abbiamo potuto essere presenti alla morte dei nostri cari. Le nostre famiglie hanno tentato con ogni loro mezzo di sistemare la situazione ma, ovviamente, non potevano.”
Gerry McGowan, quando è stato arrestato, aveva appena firmato un contratto professionale con il Leicester City FC, e afferma che nessuno di loro poteva instaurare alcun legame troppo intimo con qualcun altro, in caso questa persona fosse venuta a conoscenza del loro passato. “Anche se non avevamo fatto niente, non potevamo dire la verità a nessuno. Ho giocato con Finn Harps, Shelbourne e Shamrock Rovers, ma non potevo andare al Nord. In quel periodo, mia madre morì, e dovetti farmi spedire la bara per porgerle l’ultimo saluto.”
Tutti e quattro ricordano che, quando finalmente furono assolti, fu “come se si fossero spalancate le porte della commozione”; ma l’incubo non finì. “Immediatamente dopo, la polizia ci convocò per non essere comparsi in giudizio dopo la sentenza che ci concedeva la libertà su cauzione. Ci trascinarono in cella solo per intimidirci. Non riuscivano ad accettare di aver commesso un errore.”
Ma su di loro non pendeva più alcuna accusa, e dunque giuridicamente non fu mai posto rimedio.
La loro richiesta di un’indagine da parte del Police Ombudsman sul trattamento riservato loro dal RUC risale ormai a sette anni fa; l’inchiesta è iniziata, ma mai ancora conclusa.
“Stiamo ansiosamente aspettando qualcuno che abbia formalmente il potere di dichiarare che quello che ci è successo è stato un errore, e che non sarebbe mai dovuto succedere,” afferma Toner, e McGowan conclude: “Eravamo innocenti al centouno percento, e vogliamo che il mondo lo sappia. Vogliamo che il Police Ombudsman dichiari che quello che è accaduto non sarebbe mai dovuto accadere. Non crediamo di star chiedendo troppo.”