POWS A MAGHABERRY. LETTERA DI MARTIN GALVIN ALL’IRISH NEWS

Martin Galvin, attivista repubblicano contrario al Good Friday Agreement, è stato il direttore del NORAID, associazione americana che raccoglieva fondi in sostegno delle famiglie dei POWs. Trent’anni dopo la tragica estate del 1981, scrive all’Irish News mettendo in luce la situazione dei POWs detenuti nella Roe House di Maghaberry, non dissimile da quella degli Hunger Strikers di Long Kesh

Traduzione a cura di Elena Chiorino

A chara (Amico mio)

Trent’anni fa i Repubblicani erano nel pieno dello sciopero della fame che costò la vita a dieci eroici patrioti. Questa protesta rappresentava l’ultima spiaggia in seguito ad anni di “nuda brutalità”, durante i quali i Blanket Men e le donne di Armagh vennero picchiati e subirono brutalità, spesso nel corso di mirror searches o strip-searches.
Molti sostenitori dei prigionieri degli H-Blocks e di Armagh, primo fra tutti il Cardinale O’Fiaich, non appoggiavano la lotta armata dell’IRA o dell’INLA. Tuttavia, hanno supportato caparbiamente questi prigionieri in base a principi umanitari, ed evidenziato che i prigionieri politici Repubblicani erano stati accusati secondo leggi speciali, trascinati davanti a corti speciali senza giuria, e dichiarati colpevoli dai giudici delle Diplock Courts. Addirittura opinionisti loro oppositori hanno ammesso che la maggior parte dei prigionieri Repubblicani non sarebbe mai stata arrestata se non a causa dell’antichissima lotta contro il dominio britannico in Irlanda.

Per molti di noi sostenitori degli Hunger Strikers, è profondamente turbante vedere oggi i prigionieri Repubblicani a Maghaberry costretti a soffrire le stesse tattiche di “nuda brutalità” che gli inglesi usarono nel loro vano tentativo di criminalizzare Brendan Huges, Bobby Sands e gli altri prigionieri Repubblicani loro compagni.
I prigionieri Repubblicani di oggi e le loro famiglie non devono trovare un grande conforto nel fatto che politiche tanto brutali provengono sì da Londra, ma sono ora attuate da un ministro della giustizia al potere grazie ad un compromesso e scelto congiuntamente dal DUP e dal Sinn Féin. David Ford grida “nessuna concessione”, come Margareth Thatcher, ed è arduo che le sue parole vengano addolcite dalla consapevolezza che è stato il Sinn Féin a premiarlo con la carica di cui adesso si serve per venir meno ai patti decisi e siglati lo scorso agosto.
Come può il Sinn Féin – in particolar modo i suoi membri che sono stati imprigionati ingiustamente e hanno subito sulla propria pelle le violenze carcerarie – mostrarsi meno interessato a salvaguardare i Repubblicani dalle brutalità di quanto lo siano il DUP o David Ford a brutalizzarli?
È legittimo domandarsi, il Sinn Féin, sulle basi degli stessi principi umanitari sostenuti dal Cardinale O’Fiaich nell’appoggiare i Blanket Men, ha o meno intenzione di fermare l’utilizzo di pratiche disumane come le strip-searches sui prigionieri Repubblicani di Maghaberry? O peggio, è incapace di farlo, nonostante le cariche ricoperte a Stormont e gli accordi con Ford? Senza dubbio, l’eredità degli Hunger Strikers e della Blanket Protest dovrebbe portare a più di questo!

Cordialmente,
MARTIN GALVIN

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