ARDOYNE 2010. ARRESTATO UN VENTUNENNE PER AVER LANCIATO UNA BOMBA MOLOTOV CONTRO LA POLIZIA

Verdetto di condanna della Belfast Crown Court per Hugh Martin, di Jamaica Road. Sconterà due anni in prigione e altri due in libertà vigilata.

di Elena Chiorino

Come prova incriminante, un filmato della CCTV in cui si nota Martin lanciare una bomba molotov e altri quindici missili contro il cordone della polizia durante i riots del 12 luglio 2010 nell’interfaccia di Ardoyne.
Durante la lettura della sentenza, grida di protesta si sono levate dall’area aperta al pubblico, dove i parenti, gli amici e i sostenitori hanno iniziato ad urlare: “Up the ‘RA, up the Ardoyne, stop the marches, stop the rioting!”
Prima di lui, numerosi altri imputati sono stati condannati per gli stessi reati: riot e gravi danni causati dai disordini che hanno seguito la parata ostacolata dai nazionalisti. Fra di essi, Robert Darling, 32 anni, di Springmadden Court, colpito durante gli scontri da un round di proiettili di plastica e condannato a nove mesi per aver attaccato un Land Rover della PSNI; Darren Greer, 19 anni, di Alliance Avenue, che accetta la sentenza spiegando che aveva bevuto fra le otto e le dieci birre e definendo il suo comportamento “estremamente stupido e futile”; Damien Power, 27 anni, di Rossnareen Avenue; Kyle Thornton, 24 anni, di Rectory Road, Lurgan, che si era recato ad Ardoyne per una visita a suo nipote ed è stato condannato a quindici mesi; Gavin Savage, 25 anni, che abita a Liverpool ma è originario di Belfast, e che dovrà scontare dieci mesi e mezzo in prigione per aver lanciato missili contro la polizia e la parata.
Nel giustificare le sentenze, fra le quali figurano anche condanne ad ore di servizio civile per alcuni imputati accusati di reati meno gravi, fra i quali un diciannovenne e un quarantaduenne, il giudice Burgess ha dichiarato che la violenza “gratuita” di quel giorno ha coinvolto una folla numerosa, e che chi ne ha fatto parte deve riflettere su quanto sia stato difficile per gli agenti affrontarla, e per i residenti vedersi negato il diritto di vivere in pace.

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