ESCLUSIVA. INTERVISTA A BREANDAN MAC CIONNAITH, SEGRETARIO GENERALE DI EIRIGI

Breandan Mac Cionnaith è un importante repubblicano irlandese, ex consigliere a Portadown e portavoce per la Garvaghy Road Residents. Attualmente è il Segretario Generale di éirìgì, un partito repubblicano e socialista fondato nel 2006.

F.B. Iniziamo dall’attualità. éirìgì ha deciso di partecipare alle prossime elezioni. Quali sono i motivi politici che hanno portato il Suo gruppo a tale decisione?

B.M.C. Come repubblicani irlandesi socialisti, come membri di un partito rivoluzionario abbastanza nuovo e in crescita, comprendiamo completamente l’innata debolezza dell’attuale processo elettorale e l’impotenza delle istituzioni elette che scaturiscono da questi processi nei due Stati partizionisti irlandesi.
Nel decidere la posizione del partito sul ruolo che le elezioni e le istituzioni elette avrebbero potuto avere nella lotta rivoluzionaria, éirìgì ha studiato l’esperienza storica nazionale e internazionale.
Questa storia è costellata di esempi di partiti rivoluzionari, genuinamente o sono nel nome, che sono naufragati sugli scogli delle elezioni e delle istituzioni elette.
Mentre queste esperienze sottolineano i potenziali pericoli dell’impegno elettorale, éirìgì non crede che la giusta reazione strategica a questi pericoli sia il completo distacco dal processo elettorale.
Invece, éirìgì crede che i rivoluzionari di Irlanda e altrove, al giorno d’oggi abbiano bisogno di imparare da tutte le lezioni così crudelmente insegnateci dai nostri predecessori che entrarono nell’arena delle elezioni e delle istituzioni elette.
éirìgì crede che sia possibile per un partito rivoluzionario di avvicinarsi ai suoi obiettivi partecipando tatticamente alle elezioni e altrettanto tatticamente prendendo parte a specifiche istituzioni elette.
Tale approccio tattico fornirà ad éirìgì una maggiore tribuna supplementare per sfidare e smascherare lo status quo, e, allo stesso tempo, rappresentare gli interessi della classe lavoratrice e promuovere un’alternativa socialista.
Diversamente delle precedenti e dagli attuali impegni elettorali di altri partiti repubblicani, ogni competizione di éirìgì deve e può avere come presupposto, la chiara comprensione che le istituzioni elette esistenti devono infine cadere prima che un nuovo, genuino sistema democratico possa emergere.
Lo scopo primario della partecipazione tattica alle elezioni ed alle istituzioni elette da parte di éirìgì, è inoltre smascherare i limiti dell’economia capitalistica e del sistema partizionistico imperialistico e dare voce a coloro i quali interessi siano in aperta contraddizione con entrambi i sistemi: capitalistici e imperialistici.
Parallelamente a rivelare i difetti del sistema corrente, éirìgì si impegna a sviluppare una comunità alternativa e una piattaforma di lavoro basata sulle iniziative nelle quali le persone possono impegnarsi. In ultima analisi, la devozione e la fedeltà della classe lavoratrice avrà bisogno di trasferire dalle istituzioni dello stato capitalista a quelle tribune e a quelle istituzioni che rappresentano i loro interessi.
Al suo debutto, cinque anni fa, éirìgì dichiarò che: le politiche elettorali e parlamentari da sole non possono portare il tipo di cambiamento che la società irlandese richiede’ e che una repubblica democratica e socialista può essere stabilita e sostenuta solo attraverso l’azione collettiva di un movimento sociale progressista che comprende le comunità locali, l’organizzazione del lavoro, le organizzazioni culturali, i gruppi di attivisti, i partiti politici etc.’
L’analisi rimane valida oggi come lo era nel 2006. Le elezioni e le istituzioni elette sono solo un fronte nella complessa battaglia contro l’ingiustizia e lo sfruttamento.

F.B. éirìgì si definisce come un partito repubblicano socialista come molti altri movimenti. Quali sono le proposte che distinguono éirìgì dagli altri?

B.M.C. Questa è una domanda pertinente e importante, in particolare in questo periodo dove il repubblicanesimo irlandese appare frammentato e dove, per molte decadi, i partiti cosiddetti socialisti, come l’Irish Labour Party e altri, hanno rifiutato ogni presa di posizione sulla questione nazionale, sulla partizione, o sul continua interferenza britannica sugli aspetti politici, sociali ed economici del nostro Paese invece di supportare lo status quo.
Da parte nostra, éirìgì non è solo impegnato nella lotta per la libertà nazionale dell’Irlanda, ma anche per la creazione di un sistema socialista. Quando éirìgì si dichiarò un’organizzazione repubblicana socialista, la nostra rivendicazione ad essere socialisti non è semplicemente una dichiarazione di preferenza per il tipo di repubblica che vorremmo vedere nella fase post-occupazione e post-riunificazione. Siamo convinti che tutti i maggiori conflitti politici e sociali in Irlanda e più in generale nel mondo nascono dall’esistenza del sistema capitalistico.
E’ nostra opinione che, sia in Irlanda che altrove, le basi di tutti i conflitti politici e sociali derivino dall’esistenza di conflitto tra opposti interessi di classe. E rimarrà tale finchè durerà il sistema capitalistico.
Quando éirìgì fu costituita, in aprile 2006, come una dichiarata organizzazione socialista repubblicana, fu fondata sui principi del difensore del socialismo rivoluzionario in Irlanda, James Connolly.
A novembre dello scorso anno, i membri del nostro partito hanno convenuto nell’approvare uno specifico documento dai contenuti ideologici – “Dal solo socialismo può arrivare la salvezza dell’Irlanda”. Questo globale documento non è solo un importante sviluppo per éirìgì come partito politco, ma è anche un importante passo verso lo sviluppo del repubblicanesimo socialista in Irlanda. Nell’approvazione e pubblicazione di questo documento, éirìgì, senza ambiguità mette in chiaro, in comune con James Connolly, la nostra salda convinzione che: ” La questione irlandese è una questione sociale, l’intera secolare battaglia del popolo irlandese contro i loro oppressori si risolve in ultima analisi in una lotta per il possesso dei mezzi di sussistenza, le fonti di produzione in Irlanda.”
‘Dal solo socialismo può arrivare la salvezza dell’Irlanda’ non rifiuta semplicemente il capitalismo in tutte le sue forme, ma anche dichiara la visione di éirìgì di una società alternativa basata sulla proprietà pubblica dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio.
Per molti aspetti, è questo documento, approvato come basi politiche e teoriche del nostro partito, che distingue éirìgì e distingue il nostro partito dai molti altri in Irlanda.
Durante l’ultimo secolo molti irlandesi repubblicani sono arrivati alla conclusione che un’Irlanda rimasta capitalista dopo il ritiro dei britannici, non sarebbe libera affatto. éirìgì è orgogliosa di seguire questa tradizione, di seguire le orme di organizzazioni come l’Irish Socialist Republican Party e il Republican Congress e di singoli personaggi come Peadar O’Donnell, Liam Mellows, Constance Markiewicz, Frank Ryan e Mairéad Farrell.
Comunque, solo dal Socialismo può arrivare la salvezza dell’Irlanda, non si tratta solo di collocare éirìgì nella trazione rivoluzionaria irlandese. Si tratta anche di modificare i parametri del dibattito nell’Irlanda repubblicana e oltre. Si tratta di costruire le fondamenta teoretiche per un movimento in Irlanda che sarà, senza compromessi, repubblicano e socialista. Un movimento rivoluzionario repubblicano che ha la classe politica al centro della sua analisi, un movimento che non cadrà mai nell’errore del militarismo, del constituzionalismo o nella perniciosa nozione che il lavoro ‘deve attendere’.
Stiamo chiaramente dichiarando che c’è una scelta da fare – o continuare lungo il sentiero del capitalismo e dell’imperialismo che ha diviso il nostro Paese, sfruttato il nostro popolo e impoverito le nostre comunità, oppure dirigersi verso un futuro migliore basato sull’indipendenza nazionale e sul socialismo.
‘Dal solo socialismo può arrivare la salvezza dell’Irlanda ‘ correttamente asserisce che la sola opzione che funzionerà per la grande maggioranza degli irlandesi è quella dell’indipendenza e del socialismo.
éirìgì non si fa illusioni sulla gigantesca scala del compito che è stato messo in chiaro in questo documento. E’ lo stesso compito che affrontarono gli uomini e le donne del 1916 e lo stesso compito che affrontarono le migliaia di repubblicani che sostennero la lotta negli ultimi 40 anni- non è niente di meno che la riconquista dell’Irlanda da parte dei lavoratori irlandesi.
Riconosciamo il bisogno di organizzarsi nelle nostre comunità, nei nostri posti di lavoro, nei nostri luoghi culturali, nelle nostre case e nelle nostre strade. E riconosciamo il bisogno di far conoscere le nostre ragioni ad ogni singola persona che non abbia acquisito interesse nell’attuale sistema marcio e (far conoscere) che esiste una strada migliore e una migliore destinazione. Esiste un sistema sul quale i lavoratori di Irlanda possono puntare – tale sistema è il socialismo e il tempo per iniziare a combattere per esso è adesso.

F.B. Come molti altri di éirìgì, sei un ex membro dello Sinn Fein. Hai deciso di lasciare formalmente il partito nel 2007. Perchè decidesti di deviare il tuo personale percorso proprio allora?

B.M.C. Da un punto di vista personale, la mia decisione di lasciare lo Sinn Fein non è stata leggera. Sono diventato un attivista repubblicano oltre 35 anni fa, all’età di 15 anni, dunque ho trascorso una notevole parte della mia vita lavorando in nome di questa causa.
Sin da giovane, ero ben consapevole di cosa stesse succedendo intorno a me. Due dei miei fratelli erano stati coinvolti nelle campagne locali per i diritti civili che andarono ad incontrare una gigantesca onda di violenza di Stato. Mio nonno materno è stato attivo nelle politiche repubblicane. E fu mio nonno a farmi conoscere gli scritti di Connolly, Lenin e altri quando ero ancora adolescente.
Date le circostanze di ciò che accadde nelle Sei Contee, dunque, fu quasi una naturale progressione quella che mi portò ad essere coinvolto nelle attività repubblicane. Per la maggior parte di quel tempo, ho creduto che il movimento a cui mi ero unito fosse il migliore veicolo per raggiungere l’obiettivo della liberazione nazionale e la costituzione di una repubblica socialista.
Non mi sono opposto al coinvolgimento nella politica, dal momento che ho sempre creduto che la lotta dovesse sviluppare un approccio multi-sfaccettato.
Con il passare del tempo, ho acquistato consapevolezza sulla direzione che il movimento stava prendendo – questa direzione seguiva chiaramente il percorso del nazionalismo costituzionale e si allontanava dal repubblicanesimo socialista.
Avevo molte riserve sull’Accordo del Venerdì Santo. Infatti, al tempo rifiutai l’offerta fattami dalla leadership dello Sinn Fein di candidarmi per il partito nelle elezioni per l’Assemblea del 1998. La mia riposta all’offerta fu che, mentre potevo capire le ragioni per cui la leadership firmò l’accordo, non potevo pubblicamente “vendere” un accordo sui cui meriti non ero convinto. Ovviamente, la decisione seguente di firmare l’accordo di St Andrews del 2006, con la sua piena accettazione della partizione e del finale tacito appoggio alla polizia britannica, alle forze armate britanniche e alla legislazione repressiva britannica, provò di essere un passo troppo lungo e mi dimisi dal partito nel 2007.
Ero consapevole che èirìgì era stata formata l’anno prima e avevo avuto un numero di colloqui con i suoi membri. Il tipo di politica rivoluzionaria e socialista che esponevano, rifletteva da vicino quella che tenevo io, così alla fine, unirmi al partito non è stata una decisione sofferta da prendere.

F.B. La posizione ufficiale del partito non vuole éirìgì allineata o in supporto di alcun gruppo paramilitare repubblicano. Qual’è la tua personale posizione sulla continuazione della lotta armata?

B.M.C. Sei nel giusto nel dire che éirìgì non è allineata e neppure supporta alcun gruppo armato e ciò che ne consegue è che non appoggiamo le azioni di nessun gruppo armato in Irlanda, oggi.
La mia posizione personale riguardo l’uso della lotta armata riflette quella del partito. éirìgì difende il diritto di ciascun popolo che è soggetto ad un’occupazione imperialista ad usare qualsiasi mezzo che loro considerino necessario per rimuovere l’occupazione.
Tuttavia, crediamo che l’elevazione della forma militare di lotta a principio in contrasto con una tattica rivoluzionaria, ha dimostrato di avere ritardato lo sviluppo del progetto socialista repubblicano.
Perseguendo una strategia principalmente militarista a tutti costi divorzia inoltre dalla lotta rivoluzionaria dai contesti in continua evoluzione, è stato provato che soffoca ogni altra radicale e progressista iniziativa che emerge e si consolida all’interno delle comunità lavoratrici e in tal modo ha ristretto l’abilità di ciascun partito rivoluzionario di giovarsi di tali iniziative.
Non crediamo che le condizioni attuali permettano il successo della prosecuzione della lotta armata contro il dominio britannico in Irlanda.
E’ mai stata la lotta armata la giusta tattica in Irlanda? La semplice risposta è senza dubbi: si lo è stata. Potrebbe essere la giusta tattica da usare ancora? Non fa parte dei mie doni poterlo consigliare. Comunque dovrebbe essere ricordato che il recente e prolungato periodo di conflitto di iniziativa armata, emerse come difesa e come i reazione contro il diffuso uso di violenza di Stato, leggi repressive e soppressioni di proteste pacifiche all’interno delle Sei Contee. Non fu originata come parte integrante di una premeditata e ben ponderata strategia rivoluzionaria.
Ciò nonostante, la mia personale opinione è che c’era sempre e più probabilmente sempre ci sarà, più di un mezzo per il raggiungimento della lotta di liberazione.
E’ importante inoltre enfatizzare che la grande maggioranza dei repubblicani che si sono opposti all’attuale status quo in Irlanda, non sostengono la causa della lotta armata.
Questa è una realtà che viene trascurata nella maggior parte dei media. Invece, i media principali, come i partiti coinvolti nel mantenimento e nell’amministrazione del dominio britannico, appoggiando la partizione e penalizzando la working class, preferiscono classificare la nascita di ogni punto di vista alternativo, seppur logico e ragionevole, come un passo retrogrado verso il ‘ritorno ai vecchi e rovinosi giorni’.
Facendo così, e tentando di marginalizzare e criminalizzare i repubblicani che sono in disaccordo con l’attuale sistema di partizione in Irlanda, sia i media principali, sia i partiti dell’establishment politico, stanno cinicamente giocando con le paure della gente normale.

F.B. Ho incontrato Mr. Mac Cionnaith durante un meeting a lurgan dopo l’arresto di Colin Duffy. Sei sempre stato in prima linea nella difesa dei pows repubblicani. Cosa può fare la comunità nazionalista per migliorare le loro condizioni?

B.M.C. E’ ironico che nel 30° anniversario dallo sciopero della fame di Long kesh del 1981, i prigionieri repubblicani siano ancora costretti a protestare per vedere migliorate le loro condizioni.
Nei mesi seguenti al conflitto e alla protesta dello scorso anno, i prigionieri repubblicani nella prigione di Maghaberry, raggiunsero in agosto un accordo con le rappresentanze del governo britannico e con l’amministrazione della prigione per arrivare all’ipotetica fine della consuetudine degradante degli strip searches e del controllo degli spostamenti.
Da allora, l’amministrazione della prigione ha scalzato questo accordo e ha inflitto negli scorsi mesi, strip searches ai prigionieri, accompagnati da violenze fisiche . Lo staff della prigione di Maghaberry, con la connivenza del governo britannico, ha intenzione di ritornare ad un regime penitenziario basato sulla brutalità.
L’uso continuato e brutale degli strip searches forzati, è una chiara violazione dell’accordo raggiunto da mediatori indipendenti nell’agosto dello scorso anno.
Solo il pieno riconoscimento dei diritti dei prigionieri, fornisce la base per un’appropriata soluzione a Maghaberry. Coloro i quali sono interessati alla protezione dei diritti umani, hanno la responsabilità di parlar chiaro su tale problematica.
Detto questo, devo anche sottolineare che c’è quasi un consapevole blackout da parte dei media su ciò che è successo e su ciò che sta succedendo a Maghaberry.
A tal riguardo, ciò che sta succedendo non è diverso dagli anni seguenti all’inizio della blanket protest negli H-blocks nel 1976. Nei primi anni della blanket protest, c’era solo una piccola copertura dei media riguardo a ciò che stava accadendo. Il maggiore partito nazionalista delle Sei Contee, al tempo teneva le distanza dalla grave condizione dei prigionieri e si impegnava solo in occasionali e sporadici interventi, di solito sollecitati dalle visite di alti profili ai prigionieri, come quelle del cardinale Tomás Ó Fiaich o delle associazioni per i diritti umani.
Oggi stiamo assistendo al reiterarsi di tale sistema.
Ciò nonostante, attraverso una grande determinazione, coraggio e perseveranza, i prigionieri, le loro famiglie, amici e sostenitori stanno con il tempo squarciando il blackout e il muro di silenzio, nonostante sacrifici fatti ad alto costo.

F.B. Una parata orangista significa la paralisi di un’area per diverse ore o anche giorni. Per molti anni hai avuto, e continui ad avere, l’autorità di rappresentare la gente di Garvaghy Road, che ogni anno ha a che fare con le parate orangiste. Pensi che il loro desiderio di passare attraverso i quartieri nazionalisti sia un’inutile provocazione?

B.M.C. Non solo queste marce dell’Ordine di Orange sono una totale deliberata provocazione, ma sono pianificate per attizzare le fiamme del settarismo.
Una marcia orangista attraverso aree cattoliche/nazionaliste nelle Sei Contee, è simile ad una marcia del Ku Klux Klan nelle aree a componente nera dei villaggi e delle città statunitensi, o una marcia di organizzazioni fasciste e razziste come del British National Party o della English Defence League attraverso aree di città e villaggi in Gran Bretagna (ndr Britain), dove ci sono grandi comunità di immigrati.
La realtà dell’Ordine di Orange, è che si tratta di un’istituzione contro-rivoluzionaria impostata e mantenuta per colpire non solo i cattolici, ma anche i protestanti ‘infedeli’.
E’ importante sottolineare che la formazione e la diffusione dell’Ordine di Orange in Irlanda fu incoraggiata dallo Stato britannico negli anni seguenti alla guerra di indipendenza americana e alla rivoluzione francese. Questi eventi internazionali ebbero un impatto sull’Irlanda e portarono alla creazione della prima genuina organizzazione repubblicana nel nostro Paese – la Society of United Irishmen che cercavano di “unire protestanti, cattolici e non-conformisti al fine di rompere il legame con l’Inghilterra.” Gli United Irishmen furono pesantemente influenzati dal Rights of Man di Thomas Paine e cercarono di ottenere un diretto aiuto dal governo rivoluzionario francese.
Per neutralizzare la minaccia costituita dagli United Irishmen agli interessi in Irlanda, lo Stato britannico e in particolare i membri della potente classe dell’aristocrazia terriera, al tempo usarono cinicamente la formazione dell’Ordine di Orange per fomentare la divisione settaria. Membri dell’Ordine di Orange furono reclutati in massa per formare milizie armate e usati per sopprimere e per stroncare il movimento radicale e non-settario degli United Irishmen.
Durante l’ultima parte del 19° secolo e nel primo 20° secolo, l’influenza dell’Ordine di Orange può essere chiaramente rintracciato nell’organizzazione contro i tentativi di assicurarsi limitati ‘home rule’ . Questo, assieme al partito unionista, creò la prima forza paramilitare armata in irlanda nel XX secolo.
Con la divisione dell’Irlanda, l’influenza dell’Orange Order raggiunse uno zenith nelle Sei Contee, con ogni Primo Ministro a Stormont tra il 1921 ed il 1972, e quasi senza eccezioni, ogni membro del parlmento membro dell’Ordine. Fu durante questo periodo che la discriminazione contro i cattolici sui posti di lavoro, nell’assegnazione di alloggi, nell’educazione, raggiunse il suo picco. “Lo Stato Orangista” scritto da Michael Farrell – lui stesso uno dei protagonisti della campagna per i diritti civili nelle sei contee – dimostra chiaramente la natura perniciosa dell’Ordine di Orange e come tale organizzazione fosse ‘ il potere dietro il trono’ sotto il dominio del partito unionista.
Perfino oggi, entrambi i maggiori partiti unionisti (DUP e UUP, ndr) ancora assecondano le richieste dell’Ordine di Orange.
Tale circostanza è stata messa chiaramente in evidenza con le proposte che sono state pubblicate lo scorso anno nella relazione, non solo sulle contese marce, ma su tutte le forme di assemblea pubblica nel Nord. Anche se queste proposte avrebbero senza dubbio favorito l’Ordine di Orange, l’Ordine alla fine le ha rifiutate, come se credessero di avere qualche forma di diritto divino di marciare dove vogliono e quando vogliono.

F.B. L’omicidio di Rosemary Nelson fu un duro attacco contro le libertà civili in Irlanda. Rosemary era un’importante attivista per i diritti civili, ma soprattutto era una delle tue più care amiche. Vorresti darci un suo profilo?

B.M.C. Molto è stato scritto e detto su Rosemary fin dal suo omicidio nel marzo del 1999. Per me, lei fu una delle persone con cui sono cresciuto nonostante fosse più giovane di me. La famiglia di Rosemary viveva appena al di là della strada dove si trovava casa mia a Lurgan. Abbiamo fatto le stesse scuole, Tannaghmore Primary e successivamente la St Michael, nonostante fossi in una classe diversa. Le sue sorelle ed io giocavamo assieme e frequentavamo le casa gli uni degli altri. Suo fratello Tony è stato un buon amico di uno dei miei fratelli.
Rosemary ha studiato per la sua laurea in legge alla Queen’s University di Belfast. Una volta mi fece presente che, mentre lei era occupata a studiare legge, io ero occupato ad infrangere leggi. Dopo aver lavorato per altri avvocati per un certo numero di anni, divenne la prima donna ad aprire uno studio di pratica legale a Lurgan, nel 1989.
Rosemary divenne ben presto conosciuta a livello internazionale e una rispettata avvocatessa per i diritti umani, grazie alla dedizione verso i suoi clienti, spesso vittime di violenza e di violazioni dei diritti umani nelle Sei Contee. Rosemary cercava (di ottenere) un fondamentale e dovuto processo per i suoi clienti e protezioni legali per la comunità che rappresentava. Frequentemente assisteva sospetti detenuti per interrogatori su reati a sfondo politico. La maggior parte dei suoi clienti erano arrestati sotto leggi speciali e imprigionati in speciali centri di detenzione, e dove spesso venivano interrogati senza la presenza di un procuratore legale.
Una di un piccolo numero di avvocati abbastanza coraggiosi da affrontare casi così delicati, fu spesso l’obiettivo di molestie, minacce di morte e intimidazioni. Rosemary rappresentava Colin Duffy, Garvaghy Road Residents’ Coalition e la famiglia Hamill, il cui figlio, Robert, fu picchiato a morte da una folla di unionisti a Portadown.
La vita di Rosemary è stata minacciata, in molte occasioni, da membri della Royal Ulster Constabulary (RUC)i, soprattutto tramite i suoi clienti. Nella sua relazione del 1998, Param Cumaraswamy, lo speciale relatore delle Nazioni Unite sull’Indipendenza dei giudizi e degli avvocati, dedicò un’attenzione speciale a queste minacce di morte e, in un messaggio televisivo, suggerì che la vita di Rosemary si trovava in particolare pericolo. La relazione di Cumaraswamy rivolse numerose specifiche raccomandazioni al governo britannico riguardo la minacce della polizia contro gli avvocati- nessuna delle quali fu ascoltata.
A causa delle brutali circostanze della sua morte, tutto il lavoro in cui Rosemary fu impegnata, è spesso dimenticato e trascurato. Ancora meno, è conosciuto il suo lavoro per la comunità dei Travellers (un popolo nomade, ndr), per i diritti delle donne, nell’opposizione alle discriminazioni sul lavoro, e nel nome della lingua irlandese. Ha lavorato con molti volontari e con molti gruppi della comunità e con scuole locali nell’area di Lurgan/Portadown.
Rosemary è adesso adottata come figura pubblica, di cui lei stessa sarebbe imbarazzata e perplessa, perchè vi era un lato privato di Rosemary. Per i suoi amici, lei sarà sempre e solo Rosie, una cordiale, profonda donna che amava ridere e gustarsi la ‘craic’ (termine slang irlandese arbitrariamente tradotto con ‘divertimento’, ndr). Una cordiale, generosa e magnifica donna la cui amicizia è insostituibile.

F.B. Fonti del governo hanno riportato che la Rosemary Nelson Inquiry, cominciata nel 2004, attraversa ora le sue fasi finali. Cosa ti aspetti dai risultati di questa inchiesta?

B.M.C. Ad essere sincero, non mi aspetto molto da questa inchiesta, se non un occultamento e un allontanamento dalla verità.
L’inchiesta indipendente sul suo omicidio condotta dall’ex giudice della corte suprema canadese, Peter Cory, ha già stabilito che c’è stata collusione tra le forze statali britanniche e i suoi assassini. Il giudice Cory ha dichiarato, senza mezzi termini, nella sua relazione pubblicata nell’aprile 2004:”Sono soddisfatto delle prove di collusione delle agenzie governative nell’omicidio di Rosemary Nelson”.
Credo che l’attuale inchiesta voluta dal governo Britannico tenterà di rovesciare le rivelazioni del giudice Cory. Per questo l’inchiesta da fare, non dovrebbe implicare il coinvolgimento diretto degli agenti di Stato nell’omicidio di Rosemary, bensì implicherebbe lo Stato nell’omicidio di centinaia di altre vittime di assassini.

One comment

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