NEIL LENNON, IL BOMBER DALL’ANIMA DIVISA IN DUE

All’indomani dell’opaca prestazione della nazionale italiana di calcio contro l’Irlanda del Nord nel match valevole per le qualificazione agli Europei di calcio 2012, Avvenire pubblica un articolo di Andrea Varacalli dedicato a Neil Lennon “il primo capitano cattolico” della nazionale nordirlandese

(Cliccare l’immagine per ingrandirla)

Visualizzazione testuale dell’articolo

Traduci l’articolo…

NEIL LENNON, IL BOMBER DALL’ANIMA DIVISA IN DUE
(09 ottobre 2010)
Da Belfast, Andrea Varacalli

D a una parte e dall’altra del mu­ro. Sono palloni distanti un me­tro, ma lontani una vita intera. Un calcio di destro e un piatto di sini­stro sulla parete di cemento, prima che la palla torni indietro e tocchi terra.
All’ombra della “peaceline”, le magliet­te taglia small del Celtic di Neil Lennon e del Rangers F.C. dardeggiano sotto i grugni e lentiggini degli “scugnizzi” di est Belfast. Da una parte e dall’altra, cat­tolici e protestanti; da Short Strand a Shankill, senza mai potersi vedere, di­visi da 21 chilometri di barricate alte fi­no a sedici metri. «Lennon is a taig, and we didn’t want him to play at Windsor Park». Un taig.
«Uno sporco cattolico che non doveva giocare a Windsor Park», lo stadio di Belfast: nella alcazar del calcio lealista in Irlanda del Nord. In questo modo si celebra l’apoteosi di un uomo perpetuata da migliaia di bambini cattolici in Ulster nelle magliette del loro Celtic Glasgow che la sera del 21 agosto di otto anni fa, a poche ore dall’incon­tro di calcio tra Nordirlanda e Cipro, ve­niva fatto scendere dalla polizia e eser­cito dal bus della squadra diretto al­l’impianto della British Royal Family House degli Windsor. Sarebbe stato il primo capitano cattolico romano del­la nazionale nordirlandese in un team storicamente formato sulla base di cri­teri identitari dalla matrice settaria e dall’inestricabile riferimento politico dell’unionismo.
Con una telefonata alla Bbc di Ormeau road, la formazione paramilitare leali­sta, Loyalist Volunteer Force, Lvf, con­cesse a Lennon la scelta di «vivere o mo­rire » se avesse deciso di entrare in cam­po. Con 18 omicidi settari in cinque an­ni, a dieci mesi dall’assassinio del suo amico e giornalista cattolico Martin O’Hagan, la sorgente di questo ultima­tum non avrebbe fornito altre inter­pretazioni. Appaiono murales del ca­pitano del Celtic da Lisburn a Ballyme­na, dipinti dalle milizie lealiste: recita­no: «Neil Lennon Rip». Il padre, Gerry, ha un infarto. Il fuoriclasse lascia la na­zionale.
Capitolo chiuso fino al 2006 e 2008, malgrado l’esilio forzato in Scozia. An­ni in cui Lennon fu aggredito dagli squadroni ultraprotestanti di Glasgow poco dopo la fine di un derby della “Old Firm” con i Rangers. Perde coscienza, si sveglia in ospedale. Da allora Dubli­no e Belfast hanno patteggiato sulla for­mula che i calciatori d’estrazione cat­tolica e nazionalista possano indossa­re la maglia dell’Eire, anche se nati nel­le sei contee nordirlandesi, politica­mente parte del Regno Unito.
Separati in casa fin dalla nascita, dietro un muro del fragile processo di pace, in una società fortemente dualistica in cui il calcio non è stato e non sarà l’ecce­zione per integrare queste due comu­nità. «Il tempo sembra essersi fermato», racconta l’attore Patrick Kielty nella straordinaria messa in scena teatrale
Una notte di novembre. Notte della qua­lificazione per i Mondiali Usa tra Irlan­da del Nord e Eire giocata a Windsor Park dentro un anello formato dall’e­sercito inglese e migliaia di truppe a Belfast. «Treats for Six», urlavano in 15mila dagli spalti unionisti parafra­sando il gioco dei bambini all’uscio del­le case durante Halloween. I sei, sono sei cattolici massacrati dalla Ulster Freedom Fighters (Uff) a Greysteel il 30 ottobre del 1993, due settimane e mez­zo prima dell’incontro. È’ questo sen­za dubbio il momento più acuto della tensione settaria nella provincia dall’i­nizio dei “troubles” che come spiega Kielty si è «cristallizzato» dal 20’ del pri­mo tempo di 17 anni fa, fino a oggi, a solo un mese dall’attacco alla famiglia dello stopper cattolico del Fulham, Ch­ris Baird. Hanno tentato di bruciare vi­va la madre, la sorella e suoi figli a Ra­sharkin incendiando la loro casa al ter­mine di una delle più violente stagioni orangiste nella provincia britannica.
Muri di silenzio avviluppati nell’inet­tutudine degli ambasciatori del calcio internazionale e del loro torpore dora­to, ma che si turbano alla fine del tun­nel degli spogliatoi del Linfield Fc di Windsor Park. Baroni incapaci di ac­corgersi dell’urlo di un paese unico in Europa e della sua gente. Una terra di nessuno che sogna con gli occhi e pie­di degli “scugnizzi” di Belfast una cre­pa in quel metro di cemento.

Neil Lennon
È stato il primo capitano cattolico della nazionale nordirlandese, ma le minacce di morte e il suo esilio forzato in Scozia, rimangono il simbolo di un Paese ancora ostaggio dell’intolleranza religiosa


Traduci l’articolo…

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.