TUTTI IN CAMPO CON IL ‘POPPY’, TRANNE JAMES McCLEAN

Il giocatore nordirlandese che rifiuta la coccarda per i caduti britannici

Il gesto di James McClean ha suscitato molte polemiche in Inghilterra
Lui motiva così: “Indossarla non sarebbe rispettoso nei confronti della mia gente”

di Matteo Cruccu

Nella prima domenica di novembre ( e talvolta nella seconda), quel papavero rosso è una cartolina consueta che ci viene ogni anno dalla Premier: dai giocatori agli allenatori ai presidenti, lo indossano al petto tutti, ma proprio tutti. Perché quel fiore è l’icona del Remembrance Day, ovvero il giorno in cui il Regno Unito (ma anche tutti i paesi del Commonwealth) ricorda i suoi morti nelle due Guerre Mondiali.

Il gran rifiuto
Lo indossano tutti, tranne uno: ha destato grande scalpore ( e in alcuni casi scandalo) il gran rifiuto di James McClean, 25enne ala sinistra nordirlandese del Wigan, squadra che milita in Championship, la serie B inglese. Il giocatore è nato a Derry, nell’Ulster, ed è di famiglia cattolica: la cittadina al confine con l’Eire, com’è noto, fu è uno dei teatri principali della guerra civile che ha insanguinato questo lembo d’Irlanda per oltre 30 anni. Con l’amaro acme del «Bloody Sunday», anno 1972, quando i paracadutisti di Sua Maestà spararono contro manifestanti disarmati, uccidendone 13

La lettera
Per i repubblicani irlandesi , quel papavero è visto come un’imposizione del «dominatore» britannico . E quindi per McClean che, tra l’altro, ha scelto di vestire la maglia della nazionale di Dublino piuttosto che quella di Belfast: il giocatore ha motivato la sua decisione con una lettera resa pubblica:«Indossare quel papavero per me sarebbe un gesto irrispettoso per la gente innocente che ha perso la vita nei Troubles (come viene chiamata la guerra nell’Ulster)». E poi: «Sono molto orgoglioso del luogo da cui provengo e, semplicemente, non posso fare una cosa che ritengo sbagliata. Se sei un uomo, devi lottare per ciò in cui credi»

Minacce di morte
Il gesto, non nuovo per il giocatore che si era già rifiutato nel 2012, gli ha ovviamente scatenato contro le ire dei tifosi inglesi che lo hanno sonoramente fischiato nel match di venerdì contro il Bolton. E non sono mancate minacce di morte nei suoi confronti sui vari social. Altri però, commentatori e no, hanno lodato la presa di posizione di McClean, definendola «coraggiosa» e «comprensibile». Perché onesta, dimostrazione rara dire per un calcio che sembra vivere soltanto di bisogni materiali e autocelebrazioni.

Articolo tratto da Il Corriere della Sera edizione del 10 Novembre 2014

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