ROMPERE LA “REGOLA DEL SILENZIO” DELL’IRA: PERCHÉ?

Che cosa spinse i “Repubblicani disillusi” a contravvenire alla ‘regola del silenzio’ dell’IRA? In un editoriale pubblicato sull’Irish Times di giovedì 7 novembre, Eamonn McCann risponde a questa domanda, alla luce di una lucida interpretazione della vicenda Adams

Gerry Adams dichiara che i suoi ex compagni che lo accusano di aver ordinato l’omicidio di Jean McConville sono guidati solo da un sentimento di ostilità verso il processo di pace, da una convinzione che sia stato lui personalmente a svendere la lotta Repubblicana, e dal fatto che anche loro hanno “i propri demoni” con cui fare i conti.

Ha ragione nel dire che molti dei suoi accusatori – inclusi i due più celebri, Dolours Price e Brendan Hughes, entrambi non più in vita – ritengano il Good Friday Agreement un tradimento al Repubblicanesimo, e considerino lui responsabile di aver convinto il movimento ad accettare il vergognoso trattato. Ha ragione nel dire che entrambi siano rimasti distrutti da come la campagna dell’IRA è finita e, a livello personale, dal fatto che le proprie azioni armate abbiano finito per non portare a nulla – o perlomeno, a nulla che fosse perlomeno vicino all’obiettivo per cui la lotta era iniziata. Ed ha ragione nel dire che siano stati questi fattori a spingerli ad incidere su un nastro le loro accuse.

Ma ha ovviamente torto nel ritenere che questi loro sentimenti li abbiano portati ad inventarsi accuse col solo proposito di screditarlo.
È quantomeno verosimile che abbiano scelto di contravvenire alla ‘regola del silenzio’ dell’IRA perché ritenevano che fosse ormai stata resa priva di senso dalle azioni di Adams e dei suoi stretti collaboratori. In questa luce, ciò che si percepisce è che siano stati portati non a mentire, ma a dire la verità.

Il movimento Repubblicano differiva da altri gruppi di lotta armata di altri paesi – gruppi comunemente associati all’IRA – per il fatto che i Repubblicani non si consideravano semplici combattenti in lotta per un obiettivo politico, ma un vero e proprio esercito legittimo a difesa di una Repubblica effettivamente esistente.
In questa prospettiva, un trattato che altri possono ritenere un grande passo verso un’onorevole pace da loro fu ritenuto una diserzione dal campo di battaglia. Una delle citazioni che comparivano regolarmente all’inizio dei discorsi durante i Troubles apparteneva ad una delle più sacre figure del pantheon, Patrick Pearse, che in “Ghosts” scrisse: “Colui che nel nome dell’Irlanda accetta come “soluzione definitiva” qualsiasi cosa che non sia la separazione completa dall’Inghilterra è colpevole di un’infedeltà e di un crimine tanto grandi nei confronti della Nazione irlandese (…) che sarebbe stato meglio per lui (come d’altronde per il suo paese) se non fosse mai nato”.
Unito alla convinzione che la repubblica che Pearse aveva in mente e che avrebbe proclamato dai gradini del GPO e che lì, in quel momento acquisì un’esistenza a parole se non di fatto, questo rappresentò per i membri dell’IRA la motivazione morale ad uccidere e a mettere a rischio le proprie vite.

E la giustificazione morale era vitale per il proseguimento della guerra. Senza la convinzione che la guerra fosse giusta, e che fosse stata regolarmente dichiarata, molti dei membri dell’IRA, se non la maggior parte, avrebbero avuto problemi ad arruolarsi, se non subito, appena la violenza in cui erano coinvolti, come accade in tutte le guerre, avesse iniziato a pesare su di loro.
Molti di coloro che si unirono alle file dell’IRA lo fecero per ragioni comprensibili. Avevano visto coi propri occhi le loro comunità brutalizzate dalle forze dello stato.

Padre Denis Faul, cappellano a Long Kesh e fermo oppositore della violenza politica, citò, ad esempio, un giovane che aveva visto una squadra della RUC o dell’Esercito britannico compire abusi su sua madre umiliandola in casa sua.

Tommy McKearney, ex hungerstriker Repubblicano, spiegò che fu solo dopo un po’ di tempo in carcere, dove ebbe la possibilità di discutere della guerra con numerosi altri Volontari, che si rese conto che i Repubblicani erano una minoranza non solo nella comunità Cattolica, ma anche nell’IRA stessa. L’intransigente ideologia Repubblicana si accordava bene con i sentimenti di potenziali membri dell’IRA e di molti nelle comunità da cui provenivano. Ma provare determinati sentimenti non significa nemmeno lontanamente abbracciare un’ideologia.

Qui sta la contraddizione che giaceva alla radice del movimento dei Provisionals, e di cui Adams fu tra i primi a riconoscere l’esistenza.

Sulla base di questa interpretazione, il fatto che Adams abbia intrapreso la strada del trattato del 1998 non rappresentò un tradimento al movimento, ma un tentativo di portare il movimento ad allinearsi con le coscienze delle persone nel cui nome la lotta era stata combattuta.
Non c’è nulla di intrinsecamente ignobile in questo. Ma richiedeva un distacco dalle idee che di quella lotta erano state la linfa vitale.
Il suo problema è stato non saperlo spiegare, almeno non all’epoca, a coloro che avevano aderito al Repubblicanesimo tradizionale, e che in molti casi hanno sofferto profondamente nel suo nome.

Da qui la rabbia provata nei suoi confronti da quei membri ed ex membri del movimento che ancora si aggrappavano saldamente agli antichi ideali.
Questo non significa che abbiano raccontato menzogne su di lui. Piuttosto, spiega perché hanno detto la verità.

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