LA TRISTE PARABOLA DI GERRY ADAMS

Editoriale di Riccardo Michelucci, sul declino del leader ‘discusso’ dello Sinn Fein, Gerry Adams

Ci sono circostanze e situazioni nelle quali l’ambiguità non può essere ammessa. Mai. Neanche in un terreno spesso scivoloso e aperto al compromesso come la politica. Per esempio di fronte a casi conclamati e giuridicamente provati di pedofilia. L’ambiguità non può essere ammessa soprattutto quando sfocia nell’omertà. È quanto è accaduto nelle settimane scorse a Gerry Adams, storico leader repubblicano irlandese, anche se i mezzi d’informazione sembrano ormai aver messo il silenziatore a una vicenda tremendamente sordida e disgustosa.

All’inizio d’ottobre il fratello del leader del Sinn Féin, il 58enne Liam Adams, è stato condannato dal tribunale di Belfast per aver violentato ripetutamente la sua figlioletta Aine. Gli atti di libidine e violenza sessuale si sono verificati dal 1977 al 1983, quando la bimba aveva dai quattro ai nove anni di età. Il lungo dibattimento ha confermato che Gerry Adams aveva saputo tutto, almeno fin dal 1987. A informarlo era stata la vittima stessa degli abusi: sua nipote. Ma le denunce della giovane sono cadute drammaticamente nel vuoto.

Eppure il codice etico del partito che Adams presiede da quasi trent’anni stabilisce che le accuse di violenza sessuale debbano essere riferite immediatamente all’esecutivo nazionale. Tuttavia il prode Gerry non ha fatto niente, al contrario, con la sua omertà ha di fatto coperto le malefatte del fratello. In un’intervista rilasciata nel 2009 a UTV, il leader del Sinn Féin ha affermato di aver creduto alle parole di sua nipote fin dall’inizio, cioè fin dal 1987. Ha detto di esserle sempre stato vicino, di averla sempre sostenuta e di essersi per questo allontanato da suo fratello. Ma ha detto il falso. Lo dimostrano le fotografie scattate al matrimonio del fratello, dove i due sono ritratti insieme, sorridenti. Lo conferma il fatto che in anni recenti è stato lo stesso Gerry a trovare al fratello un impiego presso un centro giovani (sic) di Belfast ovest. Lo conferma soprattutto il fatto che Liam, prima della condanna definitiva, è sempre rimasto un esponente di spicco del partito, del quale è stato anche tesoriere a Belfast Ovest. Nel 1997 fece di tutto per farsi candidare alle elezioni per la contea di Louth, e in quell’occasione Gerry si impegnò in prima persona per sostenere la sua candidatura. In più di un’occasione Liam ha partecipato come delegato del partito a incontri pubblici e commemorazioni ufficiali.

Da anni la credibilità politica di Gerry Adams è messa in discussione da chi ritiene che l’Accordo del Venerdì Santo abbia in buona parte tradito gli ideali repubblicani, ma qui il problema appare assai più grave, poiché una vicenda come quella che ha coinvolto suo fratello va a minare seriamente anche la sua autorità morale.

C’era una volta un leader politico che infiammava i cuori di chi credeva nella lotta per la libertà, che col suo carisma rappresentava l’incarnazione di quegli ideali che hanno consentito al popolo irlandese di resistere per decenni a un potente invasore. Adesso quel monumento vivente non è più capace di suscitare né odio, né ammirazione. Semplicemente non esiste più.

RM

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