15°ANNIVERSARIO DEL GFA: CONFERENZA A DERRY

Una mezza giornata per discutere dell’avanzamento del processo di pace: presenti alla conferenza, organizzata dall’Ancient Order of Hibernians, anche alcuni suoi membri americani

Il referendum sulla riunificazione, lo stato dell’Unione: questi i punti focali dell’evento, organizzato per esaminare lo stato d’avanzamento del processo di pace a quindici anni dalla firma del Good Friday Agreement.

Tra i relatori, l’europarlamentare Martina Anderson, Mitchel McLaughlin, Declan Kearney e Brian Dougherty. al fianco dei delegati di AOH, Sean Pender e Dan Dennehy, che hanno letto interventi scritti appositamente per il pubblico di Derry dai deputati Ritchie Neil e Christopher Smith, e dal Senatore Robert Menendez.

“Questo [il GFA, ndr] è stato il più grande sforzo diplomatico di Irlanda, Stati Uniti e Gran Bretagna negli ultimi 20 anni”, ha dichiarato Dan Dennehy nel suo intervento “e tutti abbiamo goduto dei i benefici. L’AOH e l’America Irlandese non fermerà la sua campagna fino a quando non vedremo la sua piena applicazione e la pace e giustizia in tutta l’isola d’Irlanda.”

“Il Good Friday Agreement ha trasformato la politica del Nord, e ha il potere di trasformare l’intera isola”, sono invece le parole di Mitchel McLaughlin. “I problemi ci sono stati e sono stati risolti. L’azione coordinata e la cooperazione hanno permesso di risolvere questioni chiave in campo economico e sociale. Sono d’accordo nell’affermare che la partizione è l’aspetto più importante della nostra conflittuale storia”, ha poi continuato, “e a questo Good Friday Agreement non ha offerto una soluzione, ma un meccanismo attraverso il quale si potrebbe arrivare ad una soluzione. Per questo lo Sinn Féin sta portando avanti una campagna per un referendum di confine”.

Secondo McLaughlin, il referendum non sarebbe infatti un evento di un giorno, ma “di mesi o addirittura anni”, e per questo rappresenterebbe un’occasione di “trattare un’ampia gamma di questioni politiche ed economiche”.

“Tuttavia”, ha precisato, “riconosco che se il referendum fosse domani il risultato sarebbe un no. Fino a quando la maggioranza delle persone nel Nord non voterà per il cambiamento costituzionale, lavoreremo assiduamente per cambiare lo status quo”.

La sua collega di partito ed europarlamentare, Martina Anderson, ha invece evidenziato “i benefici economici” della riunificazione: “Lo Stato britannico, l’Unionismo e il governo delle 26 Contee si sono impegnati a fare allarmismo sui costi della riunificazione, e l’anti-Repubblicanesimo vi si è mobilitato contro. Ma una volta analizzata attentamente, la stragrande maggioranza della popolazione di quest’isola riconosce che un’Irlanda unita non ha senso solo a livello politico, ma anche finanziario. Siamo tutti fin troppo consapevoli dell’impatto paralizzante della partizione”.

Sollecitando il governo britannico a rilasciare i dati sulle sovvenzioni destinate al Nord Irlanda, ha aggiunto: “L’affermazione che il Nord è totalmente dipendente dalle sovvenzioni dello stato britannico è troppo enfatizzata. Non riusciamo ad avere dati precisi da parte del governo britannico”.

Proseguendo, non ha mancato di toccare la questione dell’integrazione sociale a fronte di una riunificazione: “In un’Irlanda unita avremmo una comunità nazionale composta di tante identità nazionali, ma con lo stesso diritto di espressione culturale e gli stessi diritti e libertà civili. Sarà una nuova repubblica nazionale basata sull’inclusione sociale e l’uguaglianza”.

Una prospettiva unionista è stata invece proposta da Brian Dougherty, da St Columb’s Park House, che ha sottolineato il bisogno unionista di una nuova leadership e si è detto “deluso” da quello che è successo negli ultimi mesi.

“Nel mio lavoro, mi trovo di fronte al fatto che, se dovessi chiedere a un giovane o anche un adulto quali sono le loro preoccupazioni, scoprirei che sono non sono sullo stato dell’Unione.

“L’Unionismo ha cercato di far sentire la sua voce e la flag protest si colloca in questo contesto. Non è stata un’espressione positiva o produttiva, ma era l’unica voce che avevano”, ha affermato, invitando a “prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni degli Unionisti”.

In risposta, è intervenuto Declan Kearney: “È una strada a doppio senso. Cercare di persuadere i cuori e le menti altrui per portarli a condividere la nostra visione del futuro deve significare che i Repubblicani sono disposti ad aprire i propri cuori e le proprie menti e hanno fiducia per farlo”.

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