CHIESA PRESBITERIANA, “LA SOCIETA’ NON PUO’ ASPETTARE IN ETERNO COLORO CHE NON INTENDONO CAMBIARE”

La Chiesa Presbiteriana in Irlanda ha chiesto di porre fine alla regola temporanea di reclutamento “50:50” in vigore nell’ambito delle assunzioni tra i ranghi Police Service of Northern Ireland

(Comunicato stampa della Chiesa Presbiteriana di Irlanda, 11 febbraio 2011)

La chiamata dalla Chiesa Presbiteriana e del comitato della società, è contenuta in una risposta data a nome della Chiesa alla consultazione del Northern Ireland Office sulla Review of Temporary Recruitment Provisions, che ha chiuso i battenti la scorsa settimana.
Nella sua risposta di otto paragrafo, la Chiesa, dal suo punto di vista, cita come motivazione il fatto che  la percentuale del 29,38% di cattolici ora al servizio nella polizia , ha soddisfatto le raccomandazioni Patten che suggeriva il raggiungimento di una percentuale variabile tra il 29 e il  33%; le disposizioni  attuate per rendere operativa la regola di reclutamento, sono temporanee e c’è stato tempo sufficiente per la legislazione temporanea di fornire  libertà ai cattolici romani di aderire al servizio.
La risposta dei Presbiteriani puntualizza che, da quando le raccomandazioni Patten erano state originariamente adottate nel 2001, è sempre stata una continua sfida all’interno del Presbiterianismo irlandese nell’accettare il sistema di reclutamento 50:50.
Nel corso degli anni è stato motivo di preoccupazione, il fatto che molti presbiteriani, che avrebbero voluto diventare membri del PSNI, ne sono rimasti esclusi sulla base della loro tradizione di fede. Questo ha causato dolore e disincanto.
Tuttavia, come  la risposta alla consultazione sottolinea, i presbiteriani sono consapevoli che c’è un problema più grande di sviluppo di una società autenticamente condivisa in cui ognuno si prenda le proprie responsabilità. “Ciò include responsabilità nel trattare i reati, cosa che è un problema di ogni società,  comunità e localismo, e di diventare una realtà, per questo la PSNI dovrebbe meglio riflettere le diversità all’interno della società”, dice la risposta presbiteriana.
Per raggiungere questo obiettivo più grande di una società condivisa, raccolta attorno ad un mutualmente rispettato e accettato servizio di polizia, Patten ha fissato l’obiettivo tra il 29 e il 33%.
Il documento di consultazione del Northern Ireland indica come ad ottobre 2010 la rappresentanza della comunità cattolica sia stata del 29,38%. “Questo”, dice la risposta presbiteriana “, suggerisce una continuazione del regime temporanea di reclutamento non è essenziale per il raggiungimento di un obiettivo più grande, perchè ha dato il suo contributo”.
“Ciò che questo [la fine della disposIzione temporanea di reclutamento 50:50] potrebbe effettivamente fare, è quello di consentire alla società di crescere dando alle persone la possibilità di essere dove sono più adatte sulla base di chi esse sono e in relazione alle doti che hanno, in contrapposizione alla tradizione da cui provengono”.
Tuttavia, vi è anche il riconoscimento che tale normalizzazione è legata ai cambiamenti dei cuori e menti.
“I gruppi dissidenti, per esempio. I colloqui intrattenuti con alcuni che rappresentano le comunità nazionalista e repubblicana, suggeriscono che tali modifiche del cuore, delle ment e delle azioni non si sono ancora verificate. Questo vale per entrambe le fazioni della comunità – rimangono quelli che vorrebbero tornare al vecchio stile di polizia e il cui cuore non sta nei cambiamenti e ci sono coloro che non sono ancora disposti ad aderire al nuovo regime, nonostante i comprovati successi che si sono verificati nel corso degli ultimi 10 anni “.
La Chiesa presbiteriana è chiara a questo proposito, nella sua risposta. “La società non può aspettare in eterno coloro che non intendono cambiare”.
Concludendo , la Chiesa Presbiteriana sottolinea la sua convinzione che “nessuno dovrebbe essere escluso dal servizio di polizia a causa delproprio  background culturale o di fede”.
Essa invita il Policing Board a “vigilare attentamente in modo che la PSNI non ricadere in una posizione di inattendibilità nell’ampio spettro della società Nord e in cui non ne sia rappresentativa”.

Presbyterians want end of 50-50 PSNI recruitment (Presbyterian Church in Ireland)
The Presbyterian Church in Ireland has called for an end to the temporary 50:50 rule currently applied to recruitment within the Police Service of Northern Ireland.
The call from the Presbyterian church and society committee is contained in a response made on behalf of the Church to the consultation by the Northern Ireland Office on the Review of Temporary Recruitment Provisions which closed last week.
In its eight-paragraph response, the Church cites as reasons for its view that: – the percentage of Roman Catholics now in the policing service, 29.38 per cent, has reached the Patton recommendation of between 29 per cent and 33 per cent; the provisions used to operate the recruitment rule are temporary and there has been enough time for the temporary legislation to give freedom to Roman Catholics to join the service.
The Presbyterian response points out that when the Patten recommendations were originally adopted in 2001 it was always a challenge inside Irish Presbyterianism to accept the 50:50 recruitment process.
Over the years it has remained a matter of concern that many Presbyterians who would have liked to become members of the PSNI were excluded on the basis of their faith tradition. This has caused heartache and disenchantment.
However, as the consultation response points out, Presbyterians are aware there is a bigger issue of the development of a genuinely shared society in which everyone takes their responsibilities seriously. “That includes responsibility for dealing with crime which is a matter for everyone in society, every community and every locality and for this to be a reality then the PSNI would have to better reflect the diversity within society,” says the Presbyterian response.
To achieve this bigger goal of a shared society gathering around a mutually respected and accepted policing service Patten set the target at between 29 per cent and 33 per cent.
The Northern Ireland Office consultation document indicates that as of October 2010 representation of the Roman Catholic community stands at 29.38 per cent. “This,” says the Presbyterian response, “would suggest to us that a continuation of the temporary arrangements is not essential to achieving any bigger goal but has made its contribution.”
The Presbyterian response also sees the ending of the temporary provision as a further sign of the normalising of society.
“What this [the ending of the temporary provision] would effectively do is to allow a society to grow up which gives people the opportunity to be where they are best suited on the basis of who they are and the gifts they have as opposed to the tradition from which they come.”
However, there is also recognition that such normalising is dependent on changed hearts and minds.
“The dissident groups, for example, and our conversations with some who represent the nationalist and republican communities would suggest that such changes of heart, mind and action have not yet occurred. This is true for both sides of the community – there remain those who would like return to the old style of policing and whose hearts are not in the changes and there are those who are not yet prepared to sign up to the new arrangements despite the proven track record that has been developed over the last 10 years.”
The Presbyterian Church is clear in its response to this. “Society cannot wait for ever for those who do not want to change,” it says.
Concluding its response, the Presbyterian Church emphasises its conviction that “no one should be excluded from the policing service because of their cultural background or faith tradition.”
It calls on the Policing Board to “keep careful watch so that the PSNI does not fall back into a position from which it is not trusted by the broad spectrum of Northern Ireland society and in which it is not representative of society.”

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