JAMIE BRYSON RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DIETRO LE SBARRE

Jamie Bryson, personaggio simbolo della campagna di Flag Protest nel Nord Irlanda, per la prima volta parla della sua esperienza a Maghaberry

Ferree sono le regole imposte dalla libertà su cauzione, in primis il divieto assoluto di affrontare con i media l’argomento Flag Protest, ma niente ha impedito a Jamie Bryson di descrivere l’esperienza di 5 settimane di detenzione a Maghaberry, carcere di massima sicurezza a Lisburn.

Bryson, arrestato il febbraio scorso a Bangor, si trova a dover rispondere di 6 capi di accusa che gli hanno aperto i cancelli della prigione.

“Delle persone mi hanno chiesto se, quando ero nel blindato che mi stava trasportando al carcere, me ne stessi seduto a rimpiangere qualcosa. La risposta è sicuramente no, le mie convinzioni erano le stesse, in realtà più forti che mai”.

“Suppongo fosse l’ignoto – stavo andando da qualche parte in cui non ero mai stato prima non sapendo cosa stesse per succedere, ma in nessun modo ho avuto dei rimpianti”, continua il 23enne di Donaghadee.

Bryson è rimasto rinchiuso in cella 23 ore al giorno, per 4 giorni. L’unica possibilità di uscire era per farsi una doccia.

Poi il quinto giorno, l’incontro con Willie Frazer e la soddisfazione di vedere anche in lui la fermezza della proprie convinzioni.

“Willie è un uomo molto interessante con un sacco di esperienza,” ha dichiarato Bryson. “La gente lo dipinge come un idiota ma non lo è, è un uomo molto intelligente.”

Bryson ha fatto poi richiesta di essere trasferito nell’ala lealista di Maghaberry, “Stavo trascorrendo un sacco di tempo nella mia cella da solo a causa delle minacce repubblicane così ho voluto andare nell’ala sicurezza”, ha dichiarato al Sunday Life.

Non mancano poi le lodi all’apparato penitenziario di Maghaberry. “Sono stati  fantastici (gli agenti) e si sono presi cura di me e Willie molto bene”.

“Tutte le guardie ci hanno trattato con il massimo rispetto”, sottolinea Bryson.

Durante la sua permanenza a Maghaberry, Bryson è cresciuto vicino a Michael Stone, leader dell’UDA condannato per il massacro di Milltown.

“Michael Stone è un uomo molto intelligente, con una buona mente politica e mi è piaciuto passare del tempo con lui a parlare della sua e della mia  politica, che non sono troppo distanti.”

“Un sacco di politici unionisti hanno paura di parlare a sostegno dei prigionieri lealisti, ma indipendentemente da ciò che alcune delle persone che ho incontrato possono o non possono aver fatto, ho trovato un buon gruppo di ragazzi”, continua Bryson.

Sono stati proprio i detenuti più anziani ad insegnargli come riempiere le proprie giornate.

“Un ergastolano mi ha regalato qualche perla di saggezza – ha detto che se fossi rimasto a letto tutto il giorno la mia mente sarebbe andata rapidamente alla deriva”.

“Hai bisogno di tenerti occupato – andare in palestra, giocare a calcio, parlare con altre persone e questo è ciò che ho fatto”.

“Ho detto a me stesso che ero un prigioniero politico e io ero lì per quello in cui credevo, così mi sono alzato ogni giorno e ho cercato di riempire il più possibile il tempo, in modo che quando giungevano le 19 e le celle venivano chiuse, ero stanco e in realtà volevo andare a dormire “.

Ma Maghaberry per Bryson non è stata certo un passeggiata.

“Sarei un bugiardo se dicessi che non ho avuto dei momenti bui”.

“Se qualcuno dice che andare in galera e viverci è facile, allora è un bugiardo. Ci sono persone là da una vita che ti direbbero ancora che non è facile”.

“Ti mancano il tuo compagno/a, la tua  famiglia e i tuoi amici, ma mi è mancato soprattutto il poter essere in grado di fare politicamente ciò che voglio fare per la mia comunità.”

Jamie Bryson ha potuto contare sul supporto incondizionato della sua famiglia, di una persona che dall’esterno gli ha scritto ogni giorno, degli unionisti e  del PUP, ma soprattutto di Winston Irvine che “mi ha sostenuto al 100 per cento dal momento in cui sono entrato in prigione fino a quando sono uscito, senza mai vacillare”.

A distanza di settimane dal suo rilascio, Bryson ha detto che in un primo momento è difficile lasciare Maghaberry, ma in primo luogo insiste sul fatto di non essere stato in galera.

“Ero un prigioniero politico, un prigioniero di coscienza. La gente ha chiesto se avessi voluto che le cose fossero andate diversamente – assolutamente no.  Farei di nuovo tutto”.

Ora indossa un tag elettronico alla caviglia necessario per il monitoraggio, Bryson ha detto che si sente “oppresso” dalle rigorose condizioni imposte dalla libertà dietro cauzione che gli impongo di stare almeno ad un miglio di distanza da qualsiasi protesta pubblica, di non possedere un telefono cellulare e di non connettersi ad internet.

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