INDENNIZZO A SEI ZERI AL FIGLIO DI JOHN GREGG, LE FAMIGLIE DELLE SUE VITTIME INSORGONO
Il figlio di un noto leader del paramilitarismo lealista ha ricevuto una somma record di 400.000 sterline dal governo britannico per la morte del padre, scatenando l’ira dei familiari delle vittime
Il pagamento dell’ingente somma è stato concesso a Stewart Gregg, figlio del famigerato John ‘Grugg’ Gregg, membro dell’UDA e leader di una banda colpevole di numerosi omicidi, come indennità per la morte del padre, avvenuta nel corso di una faida tra lealisti.
La concessione dell’indennità è stata motivata dal “trauma psicologico”, ma risulta sensibilmente più elevata rispetto ad altri tipi di compensi elargiti in circostanze simili alle vittime repubblicane del terrorismo in Ulster.
Originario del quartiere di Rathcoole, a Newtownabbey, in Co. Antrim, Gregg diventò noto alle cronache internazionali per aver tentato di uccidere il presidente di Sinn Féin, Gerry Adams, nel 1984.
Il gruppo UDA di cui è stato leader fino alla morte, della zona sud-est di Antrim, è ritenuto responsabile di una serie di omicidi settari, tra cui quello del postino cattolico Danny McColgan e dello studente Gavin Brett.
Negli ultimi anni della sua vita, Gregg era rimasto invischiato nella brutale faida interna al movimento paramilitare lealista, in cui erano coinvolti gruppi come UDA e UVF.
Gregg morì durante un’imboscata nei docks di Belfast, nel 2003. Venne colpito a morte mentre era a bordo di un taxi, crivellato dai colpi di una fazione lealista rivale – identificata come un gruppo di fuoco della C Company di Shankill Road, facente capo a Johnny Adair.
Nell’attacco, il tassista rimase gravemente ferito e un altro membro UDA, Robert Carson, morì poco dopo in ospedale. Anche Stewart Gregg, figlio di Grugg, era sull’auto ma rimase illeso.
Di fronte all’ingente indennizzo monetario concesso ora a Steward, i famigliari delle vittime della violenza UDA insorgono in protesta.
Ann Service, madre del 25enne Brian, ucciso da un colpo alla testa sparato dall’UDA in un attacco settario a Belfast nel ’98, si è detta scioccata dalla notizia dell’indennità – la più ingente mai concessa in casi come questo.
In seguito all’omicidio del figlio, Service era andata “col cappello in mano” dalle autorità chiedendo un indennizzo, insieme ai famigliari di altre vittime morte in simili circostanze. Tutti loro, afferma, hanno ricevuto poco più che una miseria.
“Non è una questione di denaro per noi – dice Ann – ma sappiamo di molte persone uccise di fronte alle loro famiglie, le quali non hanno ricevuto niente.
“Quando Brian morì, [le autorità] coprirono i costi del funerale e della sepoltura.
“Mi ricordo che ero in piedi davanti alla sua bara, e di pensare che sarebbe stato meglio se non fosse mai nato.”
Guardie carcerarie, compensi milionari nonostante risapute violenze
Un caso parallelo, in cui l’amministrazione dell’Ulster intende garantire un pagamento di 60 milioni di sterline ad un gruppo di guardie carcerarie, ha dato il via ad altre polemiche, in relazione alle recenti inchieste su abusi e violenze nelle carceri nord-irlandesi.
Un recente rapporto del Chief Inspector of Prisons ha condannato l’operato degli ufficiali carcerari, constatando che sui prigionieri cattolici venivano praticate violenze e sevizie.
Le intenzioni di concedere indennità di oltre 110.000 sterline, oltre ad una generosa pensione, sembrano non tener conto di quanto evidenziato dal rapporto dell’organo britannico di controllo delle carceri.
Raymond McCartney, portavoce giustizia di Sinn Féin, ha negato che le guardie venissero ricompensate per le loro brutalità: “Nella nostra prospettiva, vorremmo vedere questo come uno dei passi avanti fondamentali verso le riforme del nostro sistema carcerario.
“E’ vitale permettere la rimozione di 600 guardie e mettere a punto un programma di reclutamento per cambiare cultura e pratica all’interno delle carceri, e portarle nel 21esimo secolo”.