MARTIN McGUINNESS: LA SCELTA DEL POPOLO?

da An Sionnach Fionn

Harry Browne, giornalista irlandese e docente di comunicazione, scrive su CounterPunch a proposito delle elezioni presidenziali, della morsa di panico che sta stringendo le élites irlandesi, e delle ragioni per cui Martin McGuinness potrebbe diventare il “presidente del popolo”:

Lunedì scorso, lo Stato Irlandese ha pagato €1.465 miliardi (circa 2 miliardi di sterline) ad importanti obbligazionisti a creedito scoperto della Bank of Ireland, come parte dei suoi obblighi sulla garanzia di copertura delle banche irlandesi stabilita dal governo tre anni fa questa settimana. Secondo il sito del Bondwatch, che sta tenendo uno spiacevole conto di questi affari, questa somma faceva parte di un totale di 4,3 miliardi di Euro pagati questo mese da un governo che continua ad imporre al proprio popolo una rovinosa austerità.È davvero una grande quantità di pane strappato alle nostre bocche e regalato per nutrire le finanze internazionali, e si potrebbe pensare che questo ci faccia infuriare. Ma le classi chiacchierone irlandesi amano le elezioni sopra ogni cosa, e le elezioni presidenziali che si terranno il mese prossimo nella Repubblica offrono una succosissima occasione per distrarci dal fatto che lo stato ci stia trasformando in mendicanti, unendo gli sforzi con la diabolica setta dell’Unione Europea, dell’IMF e della Banca Centrale Europea. La storia di come stiamo sanguinando nei forzieri degli obbligazionisti merita a malapena una menzione.I tre capolista, secondo le quotazioni, provengono tutti in linea di massima dalla Sinistra. Il poeta e politico Michael D. Higgins è stato a quasi sempre l’unico leader dell’ala di sinistra dell’Irish Labour Party per anni – così tanti che la sua età, settant’anni, è vista come la sua principale causa di vulnerabilità. Nessuno lo chiama Higgins: è sempre chiamato, affettuosamente, “Michael D.”. Le campagne di sinistra hanno sempre potuto contare sul suo sostegno anche quando la sua posizione alla testa del partito non era così salda: il piccolo inconveniente, dal punto di vista di chi conduceva la campagna, era il suo appassionato ma lungo e sconclusionato discorso che sicuramente lui avrebbe tenuto ad ogni evento. Pochi di coloro che erano presenti dimenticheranno mai quella sera del 1989 in cui centinaia di attivisti della solidarietà riempirono la National Concert Hall per dare il benvenuto al Presidente del Nicaragua Daniel Ortega. Michael D. sembrava ardere d’emozione mentre pronunciava il discorso di benvenuto, ma tutti erano impegnati a scommettere quando sarebbe finito, così da lasciare la parola ad Ortega. (Quando poi Ortega iniziò a parlare, fu così monotono che istantaneamente tutti iniziammo a sentire la mancanza dell’interminabile passione di Michael D. – solo la vista della splendida moglie di Ortega, Rosario Murillo, che sedeva sul palco in un vestito rosso sangue mozzafiato impedì ai nostri occhi di chiudersi.) Come ministro del governo per le arti e le comunicazioni, carica che ricoprì brevemente negli anni ’90, Michael D. raggiunse un’altissima popolarità, con l’elettorato che trasse grande vantaggio dalla generosità del suo partito.Il Senatore David Norris non ha nemmeno mai ottenuto un tale grado di effettivo potere politico – il senato qui non è altro che un esercizio di chiacchiere ampiamente irrilevante. Arguto, spiritoso insegnante di Letteratura Anglo-Irlandese al Trinity College – me lo ricordo letteralmente danzare tra le aule quando frequentai le sue lezioni su Joyce nel 1985 – la sua fama e popolarità è dovuta alla sua omosessualità.In quel periodo, è stato spesso rimarcato che, chiedendo agli irlandesi cosa pensassero dell’omosessualità, la risposta della maggior parte di loro era: “Oh, mi piace David Norris, è adorabile.” Norris era più che adorabile, era importante: avanzò di fronte all’Europa la causa legale che demolì le leggi anti-gay in Irlanda e, nonostante il suo retaggio di colonialista britannico (è nato in quello che all’epoca era Leopoldville, nel Congo Belga) e il suo passato di “amico irlandese di Israele”, si è spostato nettamente a sinistra negli ultimi vent’anni, soprattutto riguardo a questioni internazionali. Potrebbe persino essere considerato come un amico di CounterPunch, dopo che ha lanciato il mio libro sugli attivisti che attaccarono i piani degli USA allo Shannon Airport. Criticato aspramente dagli irlandesi, non molto dopo lanciò la collezione di poesie di mia moglie Catherine, “A Bone In My Throat” – e dev’essere una delle pochissime persone che avrebbero potuto e hanno potuto occuparsi di quei lanci in modo eccezionale. Come Michael D., potrebbe facilmente essere accusato di amare il suono della propria voce, ma nel caso di Norris si potrebbero aggiungere anche gli scoppi di risa che spesso lo interrompono.Norris sarebbe, si dice, il primo capo dello stato apertamente omosessuale del mondo, e la maggior parte dei partiti indipendenti di sinistra lo hanno sostenuto. Ma, da candidato indipendente, ha dovuto cercare appoggio da membri del parlamento e dai consigli di contea, e nel pieno dei suoi tentativi, quest’estate, è scoppiato lo scandalo. Prima, una vecchia intervista nella quale si pronunciava in favore, almeno nei principi, nell’idea della tradizione greca antica dell’iniziazione sessuale di un ragazzo da parte di un uomo più grande. Poi emersero lettere scritte nel 1997 nelle quali chiedeva clemenza per un ex partner condannato in Israele per aver violentato un quindicenne. Le rivelazioni degli ultimi anni sulla pedofilia nella Chiesa Cattolica ha reso molti liberali irlandesi molto poco liberali quando si parla di sesso con minorenni: non c’è spazio, sembra, per considerare casi particolari, per dibattere su questioni di principio e sull’età del consenso. In questo contesto, è piuttosto singolare che Norris si sia tuttavia candidato appena prima dello scadere del limite massimo, fissato mercoledì, e che in generale si trovi quasi sempre alla testa dei sondaggi; ma le cose potrebbero comunque mettersi male. E in tal caso, sembrerebbe che il suo ritorno in campo dell’ultimo momento sia stato almeno in parte ispirato dal desiderio del supporto da parte qualche elemento anti-repubblicano e di destra che possa vincere il vero gigante politico in questo contesto, il candidato dello Sinn Féin Martin McGuinness, che ha temporaneamente rinunciato al suo ruolo di vice primo ministro in Irlanda del Nord per concorrere alla presidenza nella Repubblica.
Non c’è dubbio che l’austero McGuinness fosse un prominente menbro del ‘movimento repubblicano’, l’espressione che indica sia l’IRA sia lo Sinn Féin. Quando assistetti ad un suo discorso per la prima volta, alla fine del 1980, era una voce convincente per la comprensione della lotta nazionalista irlandese in termini che tendevano in linea di massa all’anti-imperialismo e al socialismo rivoluzionario. Ed Moloney, in un autorevole articolo sull’Irish Times, ricorda integralisti dell’IRA che erano in grado di affermare con sicurezza, “Se è d’accordo Martin, sono d’accordo anch’io.” Il suo personale processo di pace è progredito al punto che negli ultimi anni ha governato in una salda coppia con il bigotto Protestante Ian Paisley. La sua candidatura è stata appoggiata da numerosissime persone del genere che l’IRA tentò di uccidere durante i Troubles.
Ma finché i media del Sud sono allergici alla realtà della politica del Nord, e dal momento che la carica del presidente non è una fabbrica di politica, la campagna si focalizzerà chiaramente sul disfare il passato di McGuinness, tutto il meglio per ridare vita al partizionismo e all’avversione verso i nazionalisti del Nord che aspirano a dominare la classe media dublinese. Non è per nulla sicuro che questo revival possa screditare e sconfiggere McGuinness, finché quell’avversione non prevale da parte della maggioranza della popolazione. Il presidente uscente, Mary McAleesse, proviene da una famiglia nazionalista del Nord. Quando si candidò alle elezioni nel 1997, una testata influente la descrisse come “una bomba tribale”, ma non le impedì di essere eletta facilmente e di tornare in carica nuovamente nel 2004, impegnandosi per tutto il tempo per rafforzare le relazioni fra la sua “tribù” e quella avversaria dell’unionismo dell’Ulster.
C’è tuttavia una grande differenza fra McAleese, che precedentemente era un’avvocatessa e un’accademica, e McGuinness, che è visto, giustamente o erroneamente, come un leader quasi senza pari della campagna armata dei Provos. Per eleggerlo, così che sarà lui il presidente quando ricorrerà l’anniversario dell’Easter Rising nel 2016, significherebbe indubbiamente accettare il fatto che il suo percorso dall’insurrezione ai corridoi del potere sia analogo a quello della generazione dei combattenti per la libertà irlandesi, la cui lotta condusse alla costituzione dello Stato. Lui e i suoi sostenitori trascorrono un sacco di tempo a parlare di Eamon De Valera e Nelson Mandela, ‘terroristi’ che diventarono la vera e propria incarnazione delle loro nazioni. E quest’asserzione non va a genio all’establishemnt dublinese di mezza età che, cresciuta abituata alla scalata dello Sinn Féin, non l’ha mai vista di buon occhio. Dopotutto, se anche ci fosse stata una minima legittimità della lotta della Provisional IRA per conto dei nazionalisti del Nord contro l’oppressione di uno stato sostenuto dai britannici, allora i nostri figli potrebbero ben domandarci quale sia stato esattamente il nostro ruolo durante la guerra.
D’altro canto, quelli di noi che non ricoprirono proprio alcun ruolo, potrebbero ricavare qualche lieve soddisfazione, una sensazione di starci battendo per la Repubblica per la prima volta, votando Martin McGuinness. Il disagio che McGuinness causa alle élites politiche e dei media può rivelarsi, in questi tristi giorni di schiacciante ortodossia, ancor più soddisfacente. Con tutte le sue buone qualità, Michael D. Higgins rappresenta, dopotutto, uno dei partiti del terribile governo di Dublino. David Norris può essere un nobile amico di CounterPunch e anche di Dorothy, ma in questa elezione – le politiche davvero formano una coppia insolita – è anche in intimi rapporti con il reazionario Sunday Independent, nel quale gli opinionisti che elogiarono l’invasione dell’Iraq ci avvertono che McGuinness è un inaccettabile uomo di violenza.”
È questa promessa di una qualche “misura di soddisfazione” che alcuni elettori potrebbero trovare facilmente irresistibile, il giorno delle elezioni.

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