SUPERGRASS TRIAL. STEWART: “NON È STATO L’AFFARE DEL SECOLO”
All’avvocato difensore di Mark Haddock, che insinua che per Stewart decidere di collaborare con la polizia e testimoniare sia stato “l’affare del secolo, come direbbe un avvocato”, il supertestimone ribatte: “Rilasciarmi non è stata una mia scelta.”
di Elena Chiorino
Quinto giorno del Supergrass Trial, storico processo a Mark Haddock, ex comandante dell’UVF che ordinò l’omicidio di Tommy English, allora a capo dell’UDA, interamente basato sulla testimonianza di un membro pentito dell’UVF, Robert Stewart.
In un nuovo confronto serrato, come nelle scorse udienze, l’avvocato difensore di Haddock ha provocato Stewart dichiarando che “scontare due anni e dieci mesi per essere stati coinvolti nell’omicidio del leader dell’UDA nel 2000 è l’affare del secolo”. Ma il supertestimone ha ribattuto: “Non ho scelto io di essere rilasciato. È stata una decisione del giudice e della Parole Commission.”
O’Donoghue gli ha allora domandato se nutrisse rimorso per il ruolo avuto nell’omicidio e nelle cento altre azioni di cui era stato accusato: “Certo,” è la risposta, “non sarei seduto qui se non lo fossi.”
“Non l’ha dimostrato molto negli scorsi quattro giorni”, ha ancora replicato O’Donoghue, al che Stewart ha espresso il desiderio di “non aver avuto nulla a che fare con l’omicidio di English”, e ha aggiunto: “Non posso aver ucciso qualcuno di fronte ai suoi figli”.
La corte ha poi appreso che Stewart disse alla polizia di essersi “sentito male” quando un altro accusato dell’omicidio, Ronald Bowe, disse che “voleva finire in fretta con English per poter andare a casa a mangiare un kebab”.
Fino ad oggi, Stewart ha dichiarato di star dicendo la verità, a differenza della sua prima testimonianza fornita alla polizia tre anni fa, nella quale ha ammesso di aver “mentito deliberatamente”; ha inoltre ammesso di soffrire di amnesie dovute all’abuso di alcool e stupefacenti e ha negato di essere il diretto esecutore dell’omicidio.
Il processo continua.