CAMERON SODDISFATTO DEL RAPPORTO TRA “AMICI STRETTI”

David Cameron e Enda Kenny ieri a colloquio in occasione della cena di Gala offerta a Regina Elisabetta II e la principe consorte al Dublin Castle

di Doris Ercolani

Si è conclusa al Dublin Castle la due giorni reale nella Dublino, capitale della Repubblica di Irlanda. Una cena di gala in cui i discorsi ufficiali si sono sprecati, ma che è stata anche una ghiotta occasione per i Primi Ministri britannico e irlandese, per fare un punto della situazione sui due Paesi di cui sono alla guida, due Paesi definiti a torto o a ragione “amici stretti”.
Kenny si è detto “molto felice” che questo rapporto stia andando per il meglio, un ottimismo sospinto dalle dichiarazionei di David Cameron, che al termine della cena ha dichiarato:”la relazione tra i due Paesi può diventare ancora più forte”. “Il rapporto riguardo il commercio, gli investimenti e l’economia tra i nostri due paesi è un rapporto tra vicini e amici intimi” ha aggiunto l’inquilino di Downing Street n. 10, elogiando la “grande sensibilità” dimostrata dalla regina a riguardo della travagliata storia del conflitto anglo-irlandese. In primis in occasione della visita di ieiri dei Windsor allo stadio Croke Park – teatro nel 1920 della “prima” Bloody Sunday – nel quale la monarchia inglese ha onorato la memoria delle vittime del fuoco dell’esercito britannico, c’è chi sostiene, ammettendo implicitamente i crimini commessi nella loro guerra imperialista. Senza però chiedere scusa, la regina si è limitata a tener fede ai suoi doveri del tutto diplomatici in questa visita istituzionale, e nessuno al di fuori dei manifestanti nelle strade ha osato parlare del conflitto moderno. Nessuno ha nominato le morti più recenti, l’occupazione dell’ Irlanda del Nord, i crimini commessi nel Nord dalle forze britanniche né tantomeno tutte le questioni irrisolte tra i “due” Paesi. Proprio a questo proposito David Cameron aveva incontrato un Enda Kenny fresco di nomina, a Downing Street nel mese di aprile, per discutere dell’apertura dei files contenenti forse la verità sugli attentati di Dublino e Monaghan del 1974, uno dei più emblematici casi irrisolti con il governo inglese. I parenti delle persone uccise negli attacchi sostengono infatti che lo stato britannico partecipò alla crudele operazione. Si pensa che in quegli anni drammatici del conflitto anglo-irlandese, il governo di Londra non abbia esitato a compiere operazioni chiaramente illegali anche nella Repubblica d’Irlanda, violando norme elementari del diritto internazionale. Tre autobombe esplosero quasi simultaneamente e senza preavviso nel pomeriggio del 21 maggio 1974 nel centro di Dublino, seguite quasi immediatamente da una quarta a Monaghan. Negli attentati rimasero uccise 33 persone ( 26 a Dublino e 7 a Monaghan) e centinaia rimasero ferite. Anche se gli attentati non furono rivendicati, fu subito chiaro che erano opera dei paramilitari lealisti, che in quel periodo avevano aperto un’infuocata campagna contro l’accordo di Sunningdale, primo serio tentativo di creare un governo unitario. Il portavoce unionista Sammy Smyth arrivò ad affermare pubblicamente di essere molto contento per le esplosioni a Dublino. Fin da subito però affiorarono i sospetti che le bombe non fossero opera dei soli gruppi paramilitari lealisti, nonostante li rivendicassero quasi vent’anni dopo, nel 1993. In realtà i lealisti erano soliti fare attentati soltanto nei pressi del confine, non avevano la preparazione necessaria per compiere una simile operazione militare e quel tipo di attentati non rientrava nel loro modus operandi. L’accusa che i sopravvissuti e i parenti delle vittime rivolgono a Londra è molto pesante. Sostengono che l’operazione fu decisa dai servizi segreti militari inglesi per colpire uno Stato estero e che i paramilitari lealisti fossero dei semplici esecutori. Non si ha la certezza che il governo inglese sia stato in realtà mandante di una delle atrocità peggiori del conflitto moderno, ma Londra si è sempre rifiutata di collaborare alle inchieste e più volte ha negato al giudice l’accesso alla documentazione ufficiale adducendo motivi di sicurezza. Ad oggi un’associazione chiamata FORGOTTEN sta portando avanti una campagna per chiedere il riconoscimento di queste verità riguardo gli attentati, sostenendo che l’apertura dei files britannici potrebbe fornire le prove della collusione tra lealisti e governo inglese. Il gruppo ha scritto una lettera aperta alla Regina, in occasione della sua visita, chiedendole di impegnarsi in “un gesto davvero significativo per la riconciliazione” ordinando l’apertura dei files.

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