IRLANDESI D’AMERICA VITALI ALLORA, ESSENZIALI ADESSO

Editoriale tratto da The Irish Echo

di Gerry Adams

Pasqua è un momento molto speciale. Un momento per la famiglia. Un momento particolare per i bambini. Vestini nuovi di “Pasqua”  sono stati acquistati e ci sono le uova di cioccolato da mangiare.
Per i cristiani, la Pasqua è la data più importante nel calendario. La risurrezione. Un tempo di speranza, vita nuova e di rinnovamento.
Pasqua ha anche un ulteriore significato storico per gli irlandesi, a casa, e sparsi in tutto il mondo.
95 anni fa l’impero britannico era il più grande che il mondo avesse mai visto. Gran Bretagna era la superpotenza nazionale a quell’epoca.
A Pasqua 1916 una alleanza di organizzazioni repubblicano irlandese e altri, compresi gli elementi degli  Irish Volunteers, l’Irish Citizen Army, lo Sinn Féin, l’Irish Republican Brotherhood, il movimento femminista, socialista, sindacalisti, nazionalisti e attivisti di lingua irlandese, si sono riuniti per insorgere contro il dominio britannico in Irlanda e dichiarare una Repubblica.
Pasqua 1916, come lo sciopero della fame del 1981, fu un momento cruciale nella lotta per la libertà irlandese, e ognuno ha cambiato il corso della storia irlandese in meglio.
Chiave dell’Easter Rising è stato il ruolo degli irlandesi in America.
La Proclamazione del 1916 elogia esplicitamente l’America irlandese … “avendo pazientemente perfezionato la propria disciplina, avendo atteso con risolutezza il momento giusto per rivelarsi, coglie ora questo momento, e, sostenuta dai suoi figli in esilio in America e da prodi alleati in Europa, ma affidandosi in primo luogo sulla propria forza, ha piena fiducia della vittoria.”
E’ stato detto molte volte che l’insurrezione e la successiva Tan War (Guerra di Indipendenza) non si sarebbe verificato senza il sostegno finanziario e politico irlandese d’America.
E’ stato fondamentale allora, ed è stato fondamentale in tempi più recenti.
Il 5 maggio il popolo del Nord anDRà alle urne per eleggere una nuova Assembly e un nuovo Esecutivo condiviso. Ciò non accadrebbe, se non fosse stato per gli sforzi degli irlandesi d’America.
L’Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement), che è stato il mattone delle fondamenta del progresso, non sarebbe successo senza gli irlandesi d’America.
Il “Governo of Ireland Act” britannico del 1920 è passato e adesso esiste un  all-Ireland Ministerial Council, la politica di tutta l’Irlanda e gli organismi di attuazione, e le aree di cooperazione e di armonizzazione.
Noi stiamo, attraverso la compementarietà e l’interdipendenza delle istituzioni di tutta l’Irlanda e la modifica costituzionale britannica, allentando il nodo del coinvolgimento britannico negli affari irlandesi.
Per la prima volta in 90 anni non vi è ora c’è una dispensa politica di lavoro di tutta l’Irlanda, per tutto il popolo d’Irlanda. Questo non sarebbe stato raggiunto senza avere la determinazione e l’impegno degli irlandesi America.
Gli Irlandesi d’America si possono sentire giustamente orgogliosi del contributo che hanno dato alla ricerca della pace in Irlanda. Dalla battaglia contro la propaganda dei media britannici, alla battaglia politica per i visti e la raccolta di fondi e le lobbies politiche, gli Irlandesi d’America hanno giocato magnificamente nella promozione delle rivendicazioni irlandesi democratiche negli Stati Uniti.
Tredici anni dopo l’Accordo del Venerdì Santo, la questione della pace in Irlanda resta ai primi posti dell’agenda politica del governo degli Stati Uniti. A dimostrazione di tutto questo, il Presidente Obama visiterà il nostro Paese il mese prossimo.
Il successo di irlandesi America non avvenne per caso.
Per decenni, i britannici erano riusciti con successo a sostenere a livello internazionale che la guerra in Irlanda è stata una questione interna per il “Regno Unito” e che chiunque altro avrebbe dovuto tenere il naso fuori da esso. Successive amministrazioni Usa lo avevano accettato questo.
Nel cercare di sviluppare e far progredire la pace la strategia dello Sinn Fein, repubblicani irlandesi avevano capito da tempo l’importanza di impegnarsi gli uni con gli altri e di acquisire il sostegno della comunità internazionale. Abbiamo riconosciuto che la diaspora irlandese ha avuto un ruolo importante in tutto questo e che gli Irlandesi d’America era la parte più avanzata di questa. I repubblicani irlandesi hanno trovato in America partner interessati e alleati nei nostri sforzi.
Negli anni successivi a Clinton, attraverso l’amministrazione Bush, e ora con il presidente Obama, gli Irlandesi d’America sono rimasti una costante fonte di sostegno e di incoraggiamento al processo di pace. Hanno apportato un notevole contributo agli sforzi per superare ogni crisi che ha tormentato il processo, tenendo la Casa Bianca e sistema politico statunitense impegnati con il processo, non hanno mai abbandonato l’imperativo democratico della riunificazione irlandese.
In questo contesto, in tutti  gli Stati Uniti ci sono stati diversi anche partecipato a convegni sul tema della riunificazione irlandese, e innumerevoli risoluzioni che esprimono il supporto per un’Irlanda Unita partendo dai paesi, alle città ed agli enti statali.
C’è molto lavoro ancora da fare. Un’Irlanda unita è il nostro obiettivo. Un’Irlanda Regno è il risultati che otterremo, se rimarremo concentrati e determinati.
L’Irlanda ha bisogno dei suoi figli in esilio per rimanere forte e impegnata nel raggiungimento di questo storico traguardo. Sono sicuro che lo farete.
Davanti alla  sua corte marziale, Pádraig Pearse disse esattamente questo: “Credete, anche noi amiano la libertà e la desideriamo. Per noi è più desiderabile di ogni altra cosa al mondo. Se ci colpiscono adesso,  risusciteremo per rinnovare la lotta. Non si può conquistare l’Irlanda. Non si può spegnere la passione per la libertà irlandese”.
Mentre celebriamo la benedizione di Pasqua, sono fiducioso che gli Irlandesi d’America resisteranno, anche insieme a noi, e che insieme riusciremo a costruire una libera, indipendente, sovrano Irlanda Unita.


Irish America vital then, essential now (The Irish Echo)
By Gerry Adams
Easter is a very special time. A time for family. A time especially for children. New “Easter” clothes have been bought and there are the chocolate eggs to be eaten.
For Christians, Easter is the most important date in the calendar. The resurrection. A time for hope, new life and renewal.
Easter also has an added historical significance for the Irish, at home, and scattered around the globe.
95 years ago the British Empire was the greatest the world had ever seen. Britain was the superpower nation of its day.
At Easter 1916 an alliance of Irish republican organizations and others, including elements of the Irish Volunteers, the Irish Citizen Army, Sinn Féin, the Irish Republican Brotherhood, the woman’s movement, socialists, trade unionists, nationalists, and Irish language activists, came together to rise up against British rule in Ireland and declare a Republic.
Easter 1916, like the hunger strike of 1981, was a seminal moment in the struggle for Irish freedom, and each changed the course of Irish history for the better.
Key to the Easter Rising was the role of the Irish in America. The 1916 Proclamation explicitly praises Irish America …”having patiently perfected her discipline, having resolutely waited for the right moment to reveal itself, she now seizes that moment, and, supported by her exiled children in America and by gallant allies in Europe, but relying in the first on her own strength, she strikes in full confidence of victory.”
It has been said many times that the Rising and the subsequent Tan War wouldn’t have occurred without the financial and political support of Irish America.
It was crucial then, and it has been crucial in more recent times.
On May 5th the people of the North go to the polls to elect a new Assembly and power sharing Executive. That would not be happening but for the efforts of Irish America.
The Good Friday Agreement, which is the foundation block for this progress, would not have happened without Irish America.
The British “Government of Ireland Act” from 1920 is gone and there now exists an all-Ireland Ministerial Council, all-Ireland policy and implementation bodies, and areas of co-operation and harmonization.
We are, through these interlocking and interdependent all-Ireland institutions, and the British constitutional change, loosening the knot of British involvement in Irish affairs.
For the first time in 90 years there is now an all-Ireland political dispensation working for all of the people of Ireland. This would not been have achieved without the determination and commitment of Irish America.
Irish America can rightly feel proud of the contribution it has made to the search for peace in Ireland. From the media battle against British propaganda, to the political battle for visas and fundraising, and political lobbying, Irish America has played a blinder in promoting Irish democratic demands in the United States.
Thirteen years after the Good Friday Agreement, the issue of peace in Ireland remains high on the political agenda of the U.S. administration. As if to prove that point, President Obama is due to visit next month.
The success of Irish America did not happen by chance.
For decades, the British had been largely successful in arguing internationally that the war in Ireland was an internal matter for the “United Kingdom” and that everyone else should keep their noses out of it. Successive U.S. administrations had acquiesced in this.
In seeking to develop and advance the Sinn Féin peace strategy, Irish republicans had long understood the importance of engaging with, and winning support from, the international community. We recognized that the Irish diaspora had an important role to play in this and that Irish America was the most advanced part of this. Irish republicans found in America willing partners and allies in our endeavors.
In the years since the Clinton days, through the Bush administration, and now with President Obama, Irish America has remained a constant source of support and encouragement for the peace process. It has consistently contributed to the efforts to overcome each of the crises that have bedeviled the process, kept the White House and U.S. political system engaged with the process, and has never given up on the democratic imperative of Irish reunification.
In this context, across the United States there have been several well attended conferences to the theme of Irish reunification, and countless resolutions expressing support for a United Ireland passed by town, city and state bodies.
There is much work still to be done. A united Ireland is our goal. A United Ireland is what we will achieve if we remain focused and determined.
Ireland needs its exiled children to remain strong and committed to the achievement of this historic goal. I am confident that you will.
At his court martial, Pádraig Pearse got it exactly right: “Believe that we, too, love freedom and desire it. To us it is more desirable than anything in the world. If you strike us down now, we shall rise again to renew the fight. You cannot conquer Ireland. You cannot extinguish the Irish passion for freedom.”
As we celebrate the blessings of Easter, I am confident that Irish America will stick with it, and with us, and that together we will succeed in building a free, independent, sovereign United Ireland.

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