“CESSATE IL FUOCO PERMANENTE” DELL’ETA. LE REAZIONI DI GERRY ADAMS

Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, ha rilevato come la ‘mano tesa’ dell’ETA con la dichiarazione di ‘cessate il fuoco’, sia stata lasciata cadere nel vuoto. Sta ora al governo spagnolo giocare le proprie carte

Reazione di unanime favore quella delle parti politiche nordirlandesi alla notizia del “cessate il fuoco permanente e generale che sarà verificabile da parte della comunità internazionale” dichiarato dall’ETA (Euskadi Ta Askatasuna)e divulgato dal quotidiano indipendentista, Gara.
In un discorso a Dublino, Gerry Adams Gerry Adams, ha criticato la mancanza di progressi sulla scia della precedente dichiarazione di cessate il fuoco risalente allo scorso settembre.
“Quella era una dichiarazione significativa. Aveva il potenziale di giungere ad una conclusione definitiva del lungo conflitto in atto nei Paesi Baschi,” ha detto.
“Dubbi sono stati sollevati da alcuni su come l’impegno dell’ETA in questa strategia e non sia stata sfruttata appieno in veste di opportunità per progedire”.
Adams ha invitato ora il governo spagnolo a “cogliere l’opportunità per una pace duratura e un nuovo inizio nelle relazioni tra il popolo basco e lo Stato spagnolo”.
Il comunicato del gruppo separatista basco recita ancora: “Questo è il fermo impegno dell’ETA verso un processo per raggiungere una soluzione duratura e verso la fine del conflitto armato”, senza però fare alcun riferimento alla rinuncia delle proprie armi.
Punto cardine sul quale il governo spagnolo non è disposto a scendere a patti.
Kevin Morrison, portavoce del Belfast Basque Solidarity Committee, ha dichiarato: “Questa ultima iniziativa diell’ETA chiamando un cessate il fuoco permanente e internazionale verificabile non può essere ignorata dalle autorità spagnole”.
“Per tutta la durata dell’ultimo cessate il fuoco annunciato dall’Eta, nel 2004,  la quantità di arresti e detenzioni – accanto all’illegalizazione della vita politica, sociale, dei diritti umani e gruppi giovanili – si era intensificata”.
“Purtroppo, nonostante un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale, uno scenario simile si è ripetuto dopoche l’ETA aveva dichiarato una tregua nel settembre 2010, evidenziando la mancanza di impegno da parte del governo spagnolo nei confronti di qualsiasi processo di pace”, ed ha poi aggiunto “Il governo spagnolo deve ora cogliere questa occasione storica, porre fine agli attacchi contro i baschi come società civile e impegnarsi attivamente nel dialogo, al fine di giungere ad una soluzione giusta e duratura del conflitto nei Paesi Baschi.”
L’ETA è responsabile della morte di più di 825 persone dall’inizio della sua campagna di violenza alla fine del 1960.

Political welcome for ETA ceasefire (UTV)
Anti-ETA posters on the streets of Madrid following a bomb attack back in 2004
Basque terrorist group ETA’s commitment to a permanent ceasefire has been welcomed by the Sinn Féin president and SDLP leader, despite a rejection by the Spanish government.
Speaking in Dublin on Monday, Gerry Adams criticised the lack of progress made in the wake of ETA’s previous ceasefire statement in September.
“This was a significant statement. It had the potential to bring about a permanent end to the long running conflict in the Basque country,” he said.
“Doubts were raised by some as to ETA’s commitment to this strategy and the opportunity for progress was not exploited fully.”
Mr Adams urged the Spanish government to now “grasp the opportunity for a lasting peace and a new beginning in the relationship between the Basque people and the Spanish state”.
Stating that comparisons between the Basque country and Northern Ireland had been “overdone”, the SDLP’s Margaret Ritchie said: “The simple fact is that both campaigns of violence were unjustified, unnecessary and ultimately futile, achieving nothing but death and destruction and legacies of bitterness which will take a long time to overcome.
“The people of the Basque region are now free to pursue legitimate political goals including independence without carrying the additional burden of murderous gunmen.”
‘Lasting resolution’
ETA made its statement regarding a “permanent and general ceasefire which will be verifiable by the international community” in the pro-independence newspaper Gara. No mention was made of giving up its weapons – a key government demand.
It added: “This is ETA’s firm commitment toward a process to achieve a lasting resolution and toward an end to the armed confrontation.”
Rejecting the ceasefire, the Spanish government demanded that ETA dissolve.
Interior Minister Alfredo Perez Rubalcaba said current and previous governments have repeatedly said all they want to hear from ETA is that it is disarming and giving up.
The Belfast Basque Solidarity Committee called for the Spanish government to play its part in the resolution of the Basque conflict.
Spokesman Kevin Morrison said: “This latest initiative by ETA calling a permanent and internationally verifiable ceasefire cannot be ignored by the Spanish authorities.
“Over the duration of the last ETA ceasefire called in 2004, the amount of arrests and detentions – alongside the illegalisation of political, social, human rights and youth groups – intensified
“Unfortunately, despite increased involvement from the international community, a similar scenario has taken place since ETA declared a new ceasefire in September 2010, highlighting the lack of commitment by the Spanish government towards any peace process.”
He added: “The Spanish government must now grasp this historic opportunity, end such attacks against Basque civic society and actively engage in dialogue in order to bring about a just and lasting solution to the conflict in the Basque country.”
An ETA ceasefire declared in 2006 lasted just nine months before the group was responsible for a car bomb attack at Barajas airport in Madrid, which killed two people.
In 2009, another ETA car bombing claimed the lives of two policemen in Mallorca.
The group is considered a terrorist organisation by Spain, the European Union and the United States. It has killed more than 825 people since the late 1960s.

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