L’ALTRA VOCE DI EAST BELFAST

Dalle pagine del Belfast Telegraph, il reportage di Deborah McAleese, che in questi giorni di violenza sulle strade ha dato voce alla maggioranza silenziosa e sofferente di East Belfast

Un’infermiera 32enne, madre di un bambino di 10 anni e di una bambina di 1 anno

“Mio figlio conosce alcuni dei ragazzini che vanno alle proteste. Si sarebbe unito a loro, gli avevano chiesto di farlo. Alcuni ci vanno coi genitori, altri da soli. Non so se qualcuno dei ragazzini che conosce mio figlio siano coinvolti nei riots, ma immagino che non ci voglia molto prima che ci finiscano risucchiati.

“Non lascio uscire mio figlio la sera da quando le proteste sono diventate violente. Non voglio che ci vada. Lui non capisce perché non lo lasci uscire per vedere gli amici, e questo ha causato litigi tra noi. Non è giusto rinchiuderlo tra quattro mura, ma cos’altro posso fare? Voglio tenerlo lontano dalle pressioni dei compagni che potrebbero portarlo ad essere coinvolto nei riots, e non voglio che pensi che sia così che la vita deve andare.”

Una madre 23enne di una bambina di 3 mesi

“Sono nauseata, e così anche i miei vicini. Le proteste e i riots sono proprio alla fine della mia via. Prima che tutto questo succedesse non sapevo nemmeno che ci fosse una bandiera al City Hall. Non avevo problemi con le prime proteste, ma adesso è una cosa da pazzi. Cerco di far addormentare mia figlia la sera e tutto ciò che si riesce a sentire sono loro. L’altra sera hanno tentato di sequestrare l’auto della mia vicina. È una ragazza così giovane, e loro picchiavano sulla sua macchina, ma lei ha continuato a guidare ed è andata avanti. Li conosciamo tutti. Non lo fanno per noi. Vivo qui da tutta la vita, quindi li conosco tutti. Sono solo bulli, nient’altro.”

Lorraine, designer, madre di due figli

“Mio figlio ha 16 anni, e ho paura a lascialo uscire di casa. Alla sua età, non capisce in cosa consistessero i Troubles, e ho paura che potrebbe finirci in mezzo.

“Vuole sempre andare in città con gli amici, e io muoio di preoccupazione quando lo fa. Lo scorso sabato sono andati in città, e sono rimasti bloccati lì perché non c’erano più pullman che li riportassero a casa. Sono stata costretta ad andarli a prendere in macchina e alla fine ho ospitato per la notte un paio dei suoi amici. Non vado più in macchina in Newtownards Road. È triste vedere quanto soffrano le attività commerciali nell’area.

“Adesso passo in macchina davanti a ristoranti che di solito la sera erano affollati, e sono vuoti. Mi fa rabbia il pensiero che tutto sia scoppiato di nuovo, e che i ragazzini ci siano finiti in mezzo.”

Linda, 36 anni, assistente di asilo nido

“Vivo qui da un bel po’, e riconosco alcune delle donne che hanno preso parte alle proteste con i figli. Non posso credere che ci vadano portandosi i bambini. Io di figli ne ho due, e non mi sognerei nemmeno di far conoscere loro quelle cose. Davvero quelle donne pensano che crescere i loro figli così sia una bella cosa? Non desiderano per loro qualcosa di meglio? È tutto davvero deprimente.”

Elaine, 35 anni, impiegata statale

“Tutti i giorni ricevo una lista dei luoghi delle proteste, quindi so quali zone devo evitare e se sia costretta ad uscire presto dal lavoro per arrivare a casa.

“Di sera e nei weekend evito la Lower Newtownards Road perché non mi va che un mattone mi sfondi un finestrino della macchina, o ritrovarmi con la macchina sequestrata.

“Prima mi sentivo sicura ad East Belfast, ma adesso c’è un senso di mancanza di legge. Mi fa arrabbiare che queste persone credano di avere il diritto di impedirmi di muovermi liberamente nell’area in cui vivo. Non capisco quello che passa loro per la testa. Sono solo ragazzini, come possono nutrire qualunque sentimento per una bandiera?

“Quando avevo la loro età non mi era permesso girovagare in strada la sera nei giorni di scuola o sotto la pioggia, figuriamoci lanciare mattoni alla polizia.”

Una donna Polacca, 28 anni

“Mi sono trasferita qui con mio marito tre anni fa. All’inizio ero felice, adesso voglio andarmene. Non mi piace questa zona, mi spaventa.

“Di sera adesso non esco più di casa, e quando mio marito va a lavorare di sera ho paura che sequestrino la macchina. Sentiamo il rumore degli scontri e delle pietre. Anche quando si ferma, resto nervosa, ad aspettare che ricominci.”

Un’insegnante di scuola primaria in maternità, 30enne, con una figlia di 8 mesi

“Fortunatamente, dove vivo, riesco a tenermi lontana dalla violenza. Ho paura che possano arrivare fin vicino a casa mia. Devo fare attenzione ad arrivare a casa per tempo, per non finirci in mezzo.”

Una proprietaria di un’attività commerciale

“Non voglio dire nulla, perché finirebbero per bruciarmi il negozio. Gli affari sono stati danneggiati, ma io rimango forte e spero che tutto si risolva presto.”

Un proprietario di un’attività commerciale

“La settimana scorsa è stata terribile. La gente non vuole più uscire di sera. Adesso sono costretto a chiudere prima per proteggere il mio locale e lo staff.”

Un padre di due figli, 32enne

“Non protestano per me, e non parlano a mio nome. Stanno rovinando la comunità, distruggendo gli affari e terrorizzando i residenti.

“La gente ha paura di parlare contro di loro perché non sanno quali potrebbero essere le ripercussioni – un mattone contro le finestre, il negozio bruciato, una bottiglia in testa una notte. Questo è il genere di persone di cui stiamo parlando. Non sono persone buone con buone intenzioni. Rovinano le vite dei giovani che trascinano in tutto questo, e tantissimi genitori sono troppo stupidi per capirlo.

“Per chi vive qui, è difficile tenere i propri figli lontani dal sentire ciò che sta succedendo, ma i miei figli sanno che se mai li scoprissi coinvolti in qualcosa del genere passerebbero guai seri.”

Agente dei servizi di sicurezza, 46 anni

“Mia cugina e la sua famiglia sono venuti qui per Natale, e dover cercare di spiegare loro cosa stava succedendo è stato davvero imbarazzante. Lei da bambina viveva ad East Belfast, e non vedeva l’ora di far conoscere la zona al marito e ai figli. Anche se l’avevo avvertita, non riusciva a credere ai suoi occhi. Questa è l’immagine che si porteranno con loro in Australia.

“Io mi considero Britannico, ma non me ne potrebbe importare meno della Union flag al City Hall.”

Una madre 36enne, con un figlio

“Odio quello che queste persone stanno facendo a questo posto. Mio marito ed io amavamo vivere qui. Abbiamo vicini amichevoli, ci sono zone bellissime in cui passeggiate, tantissimi negozi carini, caffè, ristoranti.

“Quando ci siamo trasferiti qui, sei anni fa, c’era un senso della comunità davvero piacevole. Ma quello che è successo nell’ultimo mese sta distruggendo il quartiere. Tantissimi parlano di andarsene, e anche noi adesso lo stiamo prendendo seriamente in considerazione. Il problema è: chi vorrebbe mai comprare una casa ad East Belfast in questo momento?”

Un padre di due bambini

“I miei figli hanno 11 e 12 anni, e mi preoccupo per loro costantemente. È la prima volta che sentono parlare del conflitto, ed è qualcosa che speravo non avrebbero mai dovuto vivere. Non riescono a capire perché una bandiera debba causare così tanti scontri.

“La vita di famiglia ne risente, perché non li lascio andare nelle zone in cui potrebbero esserci disordini.”

Un proprietario di un’attività commerciale

“L’UVF e tutti quelli che stanno organizzando queste proteste con loro non agiscono nel mio nome. Mi stanno rovinando la vita.

“Il problema è che sanno di poterne uscire puliti, perché i nostri cosiddetti rappresentanti politici hanno troppa paura di perdere voti per mettersi contro di loro. L’UVF terrorizza quest’area da troppo tempo ormai, i media ne mostrano solo una piccola parte. Sono anni che chiedono soldi ai proprietari di attività locali in cambio di “protezione”. Non sono altro che teppisti.”

Una donna 84enne

“Vivo qui da tutta la vita. Era un bel posto in cui vivere. Non sono altro che teppisti. All’inizio li sostenevo, per quanto riguarda la bandiera, ma adesso non mi importa se quella cosa sventola o no, non sto bene e non riesco a reggere tutto questo.
“È la prima volta questa settimana che lascio casa mia per paura. Ma se li vedessi a lanciare cose direi loro che sono una vergogna. Adesso sto cercando di convincere i miei nipoti ad andarsene. Non voglio che debbano vivere tutto questo.”

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